Quali diritti ha un cittadino quando riceve una cartella esattoriale secondo leggi 2021

Attenzione quindi ai tempi di prescrizione, che rappresentano un diritto temporale del contribuente nel caso di ricezione di una cartella esattoriale.

Quali diritti ha un cittadino quando ric

Cartella esattoriale ricevuta, quali sono i diritti di un cittadino?

Il primo diritto di un cittadino che riceve una cartella esattoriale è proporre ricorso al giudice di pace, entro 30 giorni dalla notifica, per vizi di notifica del verbale di contravvenzione.

I cittadini hanno sempre dovuto pagare le tasse. È la comunità che paga nel suo insieme affinché ogni concittadino abbia accesso all'assistenza sanitaria o all'istruzione. Il mancato pagamento delle tasse comporta la ricezione di una cartella esattoriale da parte dell'ente di riscossione ovvero dall'Agenzia delle entrate su richiesta dell'amministrazione che vanta il credito. La carta esattoriale può però riguardare anche altri mancati pagamenti, come ad esempio una multa.

Se non si si reagisce dopo aver ricevuto questo documento, ad esempio pagare quanto dovuto o proporre opposizione formale, l'amministrazione deciderà come recuperare le somme non pagate: sequestro del reddito, dei conti, dei mobili o dei immobili. In tutte le circostanze, il contribuente conserva una serie di diritti, proprio quelli che approfondiamo in questo articolo:

  • Cartella esattoriale ricevuta, quali sono i diritti di un cittadino

  • Doppia categoria di tributi a carico dei contribuenti italiani

Cartella esattoriale ricevuta, quali sono i diritti di un cittadino

Tutti i debiti possono essere schiaccianti, ma quando si tratta di creditori, nessuno è più da temere del fisco. In effetti, la mancata presentazione delle imposte sul reddito o il mancato pagamento delle imposte sono due dei motivi più comuni per cui i lavoratori autonomi e gli appaltatori si trovano a cercare aiuto. Il primo diritto di un cittadino che riceve una cartella esattoriale è proporre ricorso al giudice di pace, entro 30 giorni dalla notifica, per vizi di notifica del verbale di contravvenzione.

Se il cittadino non ha mai ricevuto il verbale può chiedere l'annullamento della cartella. Lo può fare anche nel caso di prescrizione del diritto a riscuotere, di illegittima applicazione della maggiorazione per ritardato pagamento o di duplicazione della sanzione.

Attenzione quindi ai tempi di prescrizione, che rappresentano un diritto temporale del contribuente. Se il pagamento della cartella esattoriale avviene oltre tale soglia, scatta il diritto a non versare alcunché. La prescrizione è di 10 anni per tutte le imposte dovute allo Stato, 5 anni per le imposte dovute agli enti locali, per le sanzioni amministrative, le multe stradali e i contributi Inps e Inail, 3 anni per il bollo auto.

Il cittadino può così impugnare la cartella esattoriale per vizi propri ovvero vizi sopraggiunti dopo la notifica dell’accertamento fiscale, vizi relativi alla omessa notifica dell'accertamento fiscale; vizi inerenti alla cartella stessa.

I vizi propri della cartella che permettono di fare ricorso sono l'omessa motivazione della cartella che deve sempre indicare le ragioni del credito fatto valere, la mancata quantificazione degli interessi dovuti per ciascun anno, l'omessa indicazione del responsabile del procedimento;, la notifica a soggetto diverso dal debitore.

Doppia categoria di tributi a carico dei contribuenti italiani

Nella famiglia tributaria esistono due distinte categorie di tributi, aventi la stessa destinazione: imposte dirette e imposte indirette. Le imposte dirette sono calcolate in base alla ricchezza individuale dei cittadini italiani. L'imposta sul reddito delle persone fisiche si applica alla remunerazione e ai redditi patrimoniali dei contribuenti.

È progressivo secondo il principio che più si guadagna e più si paga. Le imposte indirette sono versate all'erario da un terzo. Ad esempio, l'Iva (Imposta sul valore aggiunto) viene riscossa da clienti e consumatori da imprese e commercianti e quindi versata da questi ultimi. Le imposte indirette corrispondono ai contributi fiscali riscossi dall'erario.

Anche questi sono pagati dal contribuente ma vengono riscossi e pagati dagli intermediari. Infatti, il termine indiretto indica che chi paga l'imposta non è colui che ne sostiene effettivamente il costo.

Se non esiste un sistema perfetto, è ovvio che tutti contribuiamo, a modo nostro, al buon sviluppo del nostro Paese, con i suoi vantaggi e le sue carenze. Anche a costo di pagare le tasse, purché si trasformino e si reinseriscano nel nostro patrimonio per poterle poi trasferire ai nostri figli o garantire una pensione più sostanziosa quando ne avremo bisogno.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il