Quali sono i benefici per le partite iva con legge 104 aggiornati al 2022

Qualche agevolazione anche interessante per le partite Iva c'è con la legge 104 c'è, anche se i professionisti si trovano in una situazione di evidente disparità in relazione ai benefici di cui possono fruire rispetto ai dipendenti

Quali sono i benefici per le partite iva

Legge 104, quali benefici per le partite Iva?

Le partite Iva precoci che assistono un familiare affetto da un grave disabilità possono accedere all'Ape sociale al compimento di almeno 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi.

Fino a che punto le partite Iva si trovano in una situazione di svantaggio in relazione ai benefici concessi con la legge 104? Come vedremo in questo articolo, le differenze sono numerose ed evidentemente non subito sanabili. Vediamo quindi:

  • Legge 104, quali benefici per le partite Iva

  • Le partite Iva possono cedere i benefici legge 104 a un parente?

Legge 104, quali benefici per le partite Iva

Precisiamo subito che il campo di manovra per le partite Iva in riferimento alle agevolazioni previste con la legge 104 è piuttosto limitato. Le facilitazioni nel mondo del lavoro sono infatti una esclusiva dei lavoratori dipendenti. Ma non per tutti gli istituti. Le partite Iva precoci che assistono un familiare affetto da un grave disabilità possono accedere all'Ape sociale al compimento di almeno 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi.

I lavoratori con partita Iva con grave disabilità non hanno diritto a 2 ore di permesso giornaliero o a 3 giorni di permessi mensili retribuiti, al pari di quanto avviene con i lavoratori dipendenti. Semaforo rosso anche per i genitori di un bambino con handicap grave che non hanno diritto a tre giorni di permesso mensile retribuito dopo il compimento del terzo anno di vita del piccolo.

Fino ai 3 anni di vita è invece prevista, solo per i lavoratori dipendenti, l'estensione del congedo di maternità o la fruizione di 2 ore di permesso giornaliero. Sempre in ambito lavorativo, i genitori di persone con disabilità grave o dopo la loro scomparsa o in caso di invalidità totale, non hanno diritto a due anni di congedo retribuito che può essere anche frazionato, se non partite Iva.

Solo i lavoratori con invalidità superiore al 74% o sordomuti possono invece richiedere due mesi di contributi figurativi per ogni anno lavorato, ma fino a un massimo di 5. Anche in questo caso, il beneficio non è concesso agli autonomi e ai professionisti con partita Iva.

Il lavoratore che assiste un familiare con handicap e il lavoratore disabile hanno diritto a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, naturalmente se esistente, solo se sono stati assunti con contratto subordinato, a tempo determinato o indeterminato, part time o full time.

Allo stesso tempo, entrambe queste figure non possono essere trasferiti senza il proprio consenso a un'altra eventuale sede. Semaforo rosso per lo svolgimento di lavoro notturno a carico dei lavoratori che hanno a proprio carico un soggetto disabile. Da segnalare infine che le persone con invalidità maggiore del 45% possono iscriversi all'Ufficio del lavoro nelle liste speciali riservate agli invalidi civili.

Si tratta di limitazioni su cui è già da tempo aperta una discussione sull'opportunità di un allargamento. Non è affatto un caso la conquista di alcune facilitazioni, come l'introduzione della Iscro ovvero la cassa integrazione per le partite Iva. Ma sul fronte della legge 104, la situazione è ancora deficitaria.

Le partite Iva possono cedere i benefici legge 104 a un parente?

In questo contesto, al di là della situazione di gravità dell'handicap, le partite Iva non possono cedere i benefici che verrebbero eventualmente riconosciuti se fossero lavoratori dipendenti. E non conta il grado di parentela richiesto per accedere alla legge 104 ovvero ai permessi retribuiti che dovrebbe essere di una delle seguenti tipologie:

  • il coniuge, il partner dell'unione civile o il convivente more uxorio

  • i parenti entro il secondo grado: parenti di primo grado ovvero genitori e figli, parenti di secondo grado ovvero nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli di figli in linea retta)

  • gli affini entro il secondo grado: affini di primo grado ovvero suocero, nuora e genero, affini di secondo grado ovvero cognati

Il beneficio dei permessi legge 104 può essere esteso ai parenti e agli affini entro il terzo grado solo se il coniuge o i genitori siano deceduti o mancanti - separazione, divorzio o abbandono purché certificato dall'autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità - oppure abbiamo più di 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti, individuate dall'Inps su parere del Ministero della Salute. In sintesi:

  • parenti terzo grado: zii, nipoti ovvero figli di fratelli e sorelle, bisnonni, pronipoti in linea retta

  • affini terzo grado: zii acquisiti e nipoti acquisiti

Affinché parenti e affini di terzo grado abbiamo diritto ai permessi in base alla legge 104 basta che solo uno solo tra coniuge o genitori rientri nelle condizioni richieste.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il