Quali sono le agevolazioni fiscali dei Pir? Chi e quando può beneficiarne nel 2021

Accanto ai Piani di risparmio individuali esistono i Pir alternativi, creati con lo scopo di facilitare il risparmio privato verso piccole e medie imprese.

Quali sono le agevolazioni fiscali dei P

Pir (Piani di risparmio individuali), quali sono le agevolazioni fiscali?

L'agevolazione fiscale di cui possono beneficiare i sottoscrittori di un Piano di risparmio individuale è duplice. Da una parte l'esenzione dalle imposte sulle rendite finanziarie generate dall'investimento e dall'altra il mancato pagamento delle imposte di successione.

Tra i motivi per cui i Pir ovvero i Piani di risparmio individuali raccolgono favore ci sono le agevolazioni fiscali di cui godono. I Pir sono investimenti in strumenti finanziari di imprese che permettono ai sottoscrittori di ottenere benefici fiscali.

Su queste basi, l'obiettivo dichiarato di questo strumento è indirizzare il risparmio all'economia reale. In termini pratici possono investire in conti correnti bancari, obbligazioni, azioni o quote di fondi di investimento ovvero in strumenti finanziari che rispettano i requisiti previsti dalla normativa sulla composizione dei portafogli.

Allo stesso tempo, i Pir possono essere proposti da Società di gestione del risparmio. Analizziamo allora da vicino in cosa consistono le facilitazione fiscali e quindi:

  • Pir (Piani di risparmio individuali), quali sono le agevolazioni fiscali
  • L'opzione in più dei Piani di risparmio individuali alternativi

Pir (Piani di risparmio individuali), quali sono le agevolazioni fiscali

Il primo importante aspetto da comprendere è che i Pir sono riservati alle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia. Non possono detenere più di un Pir e non lo possono condividere con altre persone fisiche.

Non possono essere sottoscritti nell'ambito dell'esercizio di un'attività di impresa commerciale. Dal punto di vista pratico, l'investimento in Pir non deve essere maggiore di 30.000 euro all'anno ovvero di 150.000 euro in totale. Devono essere detenuti per almeno 5 anni e non oltre il 10% del portafoglio può essere investito in strumenti emessi dallo stesso emittente.

L'agevolazione fiscale di cui possono beneficiare i sottoscrittori di un Piano di risparmio individuale è duplice. Da una parte l'esenzione dalle imposte sulle rendite finanziarie generate dall'investimento e dall'altra il mancato pagamento delle imposte di successione.

Il beneficio fiscale viene meno se l'investitore non rispetti i requisiti previsti dalla legge che abbiamo ricordato, come il divieto di sottoscrivere più di un Pir o la detenzione per un periodo inferiore a 5 anni.

L'opzione in più dei Piani di risparmio individuali alternativi

Accanto ai Piani di risparmio individuali esistono i Pir alternativi, creati con lo scopo di indirizzare il risparmio privato verso piccole e medie imprese non quotate particolarmente esposte alle conseguenze della crisi sanitaria.

Dal punto di vista gestionale, possono essere detenuti da uno stesso risparmiatore insieme a un Pir classico e sono prodotti finanziari con soglie di investimento più elevate e vincoli di investimento differenti rispetto a quelli tradizionali.

Punto in comune sono proprio le agevolazioni fiscali sui rendimenti finanziari, a patto che l'investimento sia mantenuto per almeno 5 anni. Sotto il profilo procedurale è possibile investire fino a 300.000 euro ogni anno fino al raggiungimento della soglia massima di 1,5 milioni di euro. Questa forma di Piani di risparmio individuali investe almeno il 70% del valore complessivo in strumenti finanziari emessi da imprese con stabile organizzazione in Italia diverse da quelle inserite negli indici FTSEMib e FTSEMid Cap di Borsa Italiana.

Il limite alla concentrazione degli investimenti in strumenti finanziari emessi dalla stessa impresa è previsto al 20% ovvero il doppio rispetto al 10% di quelli tradizionali. La novità del 2021 è l'introduzione di un credito d'imposta in caso di investimenti in perdita effettuati entro il 31 dicembre di quest'anno purché il sottoscrittore detenga i Pir per almeno 5 anni.

Il credito d'imposta non può superare il 20% dell’intera somma investita negli investimenti qualificati fino al momento del realizzo della minusvalenza e può essere utilizzato in due modo. Innanzitutto in 10 quote annuali di pari importo per le dichiarazioni dei redditi effettuate a partire da quella relativa al periodo d'imposta in cui si è realizzato il valore negativo dell'investimento.

In seconda battuta in compensazione attraverso il modello F24. Se il contribuente non ha capienza fiscale sufficiente, la quota non può essere utilizzata in dichiarazioni seguenti.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il