Quali sono le prove valide che si possono utilizzare per un licenziamento

Sicuramente più controverso sono i casi delle denunce anonime e delle investigazioni private per l'accertamento del comportamento del lavoratore ai fine del licenziamento.

Quali sono le prove valide che si posson

Licenziamento, quali sono le prove valide da utilizzare?

Affinché una prova sia considerata valida ai fini del licenziamento di un lavoratore è indispensabile che tutto avvenga alla luce del sole. Detto in maniera pratica, il datore di lavoro non può violare le norme a tutela della privacy del dipendente.

Il licenziamento è il provvedimento più drastico che può subire un lavoratore. Si tratta dell'allontanamento definitivo del dipendente dal posto di lavoro e poco importa che il contratto sia a tempo indeterminato o determinato.

Se nel primo caso l'impatto è certamente maggiore, la normativa in vigore non pone limiti sul potere assegnato all'azienda. A ogni modo, indipendentemente dalle ragioni che spingono il datore di lavoro al licenziamento del dipendente e dal tipo di contratto sottoscritto, il provvedimento deve essere sostenuto da prove valide.

La legislazione in vigore fissa condizioni ben precise su cosa si può e cosa non si può fare ovvero sulle prove ammesse. Approfondiamo i dettagli della delicata normativa in vigore:

  • Licenziamento, quali sono le prove valide da utilizzare
  • Denunce e segnalazioni bastano per licenziare oppure no

Licenziamento, quali sono le prove valide da utilizzare

Affinché una prova sia considerata valida ai fini del licenziamento di un lavoratore è indispensabile che tutto avvenga alla luce del sole.

Detto in maniera pratica, il datore di lavoro non può violare le norme a tutela della privacy del dipendente. Per intenderci, non può installare telecamere di sorveglianza senza che il lavatore ne sia stato precedentemente informato.

Ancora più precisamente, possono essere installate solo con il consenso delle organizzazioni sindacali o comunque dopo aver ottenuto l'autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro. Allo stesso modo vanno trattate le registrazioni audio dei lavoratori: farlo di nascosto significa violare il diritto alla riservatezza dell'interlocutore.

Fissato questo punto, i filmati eventualmente raccolti possono essere utilizzati per giustificare un licenziamento. Pensiamo ad esempio al caso in cui il lavoratore venga sorpreso a commettere un furto di denaro o di beni aziendali.

Strettamente legato all'utilizzo di telecamere di videosorveglianza c'è il controllo della email aziendale ovvero dei beni concessi al lavoratore. Pensiamo ad esempio allo smartphone, al computer o all'auto aziendale.

Nel caso di gravi irregolarità, sono considerate prove che giustificano il licenziamento? La risposta è affermativa, ma solo se lo stesso dipendente sia al corrente che questi beni siano tenuti sotto controllo. Vale insomma lo stesso principio: prima si avvisano i dipendenti e poi si assumono i provvedimenti necessari.

Denunce e segnalazioni bastano per licenziare oppure no

Sicuramente più controverso è il caso delle investigazioni private per l'accertamento del comportamento del lavoratore. Fissiamo innanzitutto il principio della libertà di dipendente di agire in libertà nelle circostanze private, un'azienda potrebbe ad esempio sospettare che il dipendente faccia concorrenza sleale oppure che trasmetta informazioni riservate a una impresa che opera nello stesso settore.

Ebbene, le prove degli investigatori privati sono valide e possono essere utilizzate per un licenziamento solo a due condizioni. Innanzitutto che siano raccolte all'esterno del posto di lavoro. In seconda battuta che non si limitino a un semplice resoconto. Occorrono insomma documenti concreti, come foto e video.

Anche i contorni della prova basata sulla denuncia anonima di un collega sono piuttosto sfumati. Non basta infatti per giustificare un provvedimento drastico come il licenziamento. Diverso è il caso in cui la denuncia sia affiancata da documenti e testimonianze concrete.

Ricordiamo comunque che anche nell'ordinamento legislativo italiano sul lavoro è entrato in vigore il whistleblowing ovvero le segnalazioni anonime di un comportamento illegale o scorretto da parte di un collega. L'obiettivo è fare emergere situazione critiche tutelando l'identità del denunciante.

Tuttavia lo stesso datore di lavoro è chiamato alla verifica e comunque a raccogliere le prove necessarie prima di allontanare un dipendente dal posto di lavoro. Le dichiarazioni scritte dalle persone coinvolte nei fatti che hanno portato al licenziamento hanno un peso maggiore, ma non rappresentano di per sé prove definitive sulla colpevolezza del dipendente.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il