Quando c'è abuso di ufficio di un dipendente pubblico secondo leggi e CCNL 2022

Possono incorrere nel reato di abuso d'ufficio solo i pubblici ufficiali o gli incaricati di pubblico servizio.

Quando c'è abuso di ufficio di un dipend

Abuso di ufficio di un dipendente pubblico, quando si configura?

Se le precedenti norme sull'abuso d'ufficio facevano riferimento alla semplice violazione di norme di legge o di regolamento, le nuove norme sono più specifiche. L'abuso d'ufficio si configura per la violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità.

La linea guida seguita per riformare il reato di abuso d'ufficio del dipendente pubblico così come viene configurato nel 2022 è stata quella della semplificazione. In pratica, l'obiettivo del legislatore è stato quello di rendere più fluida l'attività delle pubbliche amministrazioni.

A delimitare ancora più chiaramente il perimetro d'azione del lavoratore statale ci ha pensato la Corte di Cassazione con una sentenza con cui ha precisato le ragioni per cui l'operato dei pubblici funzionari non può essere sempre sindacato dal giudice. In buona sostanza è aumentato il tasso di discrezionalità nell'esercizio delle proprie funzioni.

Prima di approfondire tutti i dettagli, ricordiamo che possono incorrere nel reato di abuso d'ufficio solo i pubblici ufficiali o gli incaricati di pubblico servizio. Approfondiamo quindi:

  • Abuso di ufficio di un dipendente pubblico, quando scatta
  • Norme aggiornate 2022 sull'abuso d'ufficio degli statali

Abuso di ufficio di un dipendente pubblico, quando scatta

Se le precedenti norme sull'abuso d'ufficio facevano riferimento alla semplice violazione di norme di legge o di regolamento, le nuove norme sono più specifiche. L'abuso d'ufficio si configura per la violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità.

Dopodiché, scatta anche se lo statale omette di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti. In ogni caso, il comportamento deve essere intenzionale e finalizzato a procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o arrecare ad altri un ingiusto danno. Abbiamo anticipato che lo scopo della riforma del reato di abuso d'ufficio è stato quello rendere più fluida l'attività delle pubbliche amministrazioni.

In termini pratici significa aiutare i funzionari pubblici a superare la paralisi della firma ovvero il timore ad assumersi responsabilità e intraprendere iniziativa per timore delle conseguenze penali che sarebbe potute derivare dalla loro azione. La modifica introdotta ha così ridotto la portata della norma.

Norme aggiornate 2022 sull'abuso d'ufficio degli statali

Nella sua formulazione aggiornata, la norma sull'abuso d'ufficio prevede una definizione ben precisa.

In particolare, salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

E soprattutto, la pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità. Il tutto ricordando una importante sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui non è sufficiente che l’imputato abbia perseguito il fine pubblico accanto a quello privato affinché la sua condotta, ancorché illecita dal punto di vista amministrativo, non sia soggetta a sanzione penale, ma è necessario che egli abbia perseguito tale fine pubblico come proprio obbiettivo principale. Per la Cassazione, la prova dell’intenzionalità del dolo esige l’acquisizione di elementi idonei a radicare la certezza che la volontà dell’imputato sia stata orientata.

E ancora: tale certezza non può derivare esclusivamente dal comportamento non iure dell’agente ma deve essere inferita anche da altri elementi sintomatici, quali la specifica competenza professionale dell’agente, l’apparato motivazionale su cui si fonda il provvedimento e i rapporti personali tra il pubblico ufficiale e il soggetto che riceve vantaggio patrimoniale o subisce danno.

Possono incorrere nel reato di abuso d'ufficio solo i pubblici ufficiali o gli incaricati di pubblico servizio.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il