Quando e come basta autocertificazione per ottenere condono edilizio con Decreto Semplificazioni 2022 Governo Draghi

Al di lą delle numerose facilitazioni previste, non possono essere oggetto di condono edilizio numerose opere abusive costruite in Italia. Vediamo tutti i dettagli.

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Condono edilizio, quando e come basta l'autocertificazione?

In caso di inerzia della pubblica amministrazione ovvero di mancata risposta alla domanda formulata dal cittadino, a quest'ultimo sarà sufficiente un'autocertificazione per ottenere quanto richiesto. Il silenzio degli uffici pubblici diventa quindi un assenso.

La rotta seguita è quella della semplificazione, anche quando c'è di mezzo il condono edilizio. Le nuove norme permettono infatti di aggirare ovvero di percorrere una corsia privilegiata per accedere a questo beneficio.

La disposizione è stata inserita nel decreto Semplificazioni del governo Draghi che, già nella denominazione, lascia intendere quali sono le sue intenzioni. Approfondiamo quindi:

  • Condono edilizio, quando e come basta autocertificazione
  • Limiti condono edilizio con e senza decreto Semplificazione

Condono edilizio, quando e come basta autocertificazione

Sulla base di quanto previsto nel decreto Semplificazioni del governo Draghi, è sufficiente un'autocertificazione per avviare la richiesta di condono edilizio o di permesso di costruire. In termini concreti significa che in caso di inerzia della pubblica amministrazione ovvero di mancata risposta alla domanda formulata dal cittadino, a quest'ultimo sarà sufficiente un'autocertificazione per ottenere quanto richiesto.

Il silenzio degli uffici pubblici diventa quindi un assenso. L'amministrazione pubblica sarà infatti chiamata a confermare la propria inerzia ovvero la scadenza dei termini rispetto alla presentazione della domanda di condono o di permesso di costruire da parte del cittadino. Se non lo fa, allo stesso cittadino basterà autocertificarlo.

Ricordando che per il condono edilizio il termine sul silenzio assenso è di 24 mesi, altri contesti in cui sarà sufficiente un'autocertificazione per "scuotere" gli uffici pubblici sono il permesso di costruire, il cambio di residenza, l'iscrizione a un albo, un registro o un elenco professionale, l'installazione o la modifica di impianti radioelettrici, l'apertura, il trasferimento e l'ampliamento di una struttura di vendita.

In tutte queste circostanze, i termini di silenzio assenso degli uffici pubblici sono sempre variabili, da un minimo di 45 giorni (richiesta di cambio di residenza) fino ad arrivare a 90 giorni (richiesta di permesso di costruire) passando per 60 giorni (richiesta di iscrizione a un albo).

Limiti condono edilizio con e senza decreto Semplificazione

In ogni caso non possono essere oggetto di condono edilizio le opere abusive realizzate nei porti e nelle aree, appartenenti al demanio marittimo, di preminente interesse nazionale in relazione agli interessi della sicurezza dello Stato e alle esigenze della navigazione marittima.

Così come quelli che si insistano su aree boscate o su pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco. Stesso trattamento per le opere realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela degli interessi idrogeologici e delle falde acquifere, dei beni ambientali e paesistici, nonché dei parchi e delle aree protette nazionali, regionali e provinciali qualora istituiti prima dell'esecuzione delle opere, in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici.

Il condono edilizio non è ammesso su opere realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge, se non è possibile effettuare interventi per l'adeguamento antisismico, se non è data la disponibilità di concessione onerosa dell’area di proprietà dello Stato o degli enti pubblici territoriali.

Ricordiamo quindi che secondo la Corte di Cassazione, la sussistenza del permesso in sanatoria non esclude il diritto al risarcimento del danno conseguente al reato, che può rivestire tanto carattere patrimoniale (spese per ovviare ai danni provocati dall’illecito) quanto non patrimoniale (genericamente connesso alla mancata o tardiva realizzazione dell'interesse pubblico), subito dal Comune per effetto della costruzione originariamente abusiva.

Questo diritto - hanno argomentato i giudici della Cassazione - si fonda sulla lesione dell'interesse giuridico all'integrità e inviolabilità della sfera funzionale dell’ente comunale nonché all’ordinata realizzazione del programmato assetto urbanistico del territorio.

Oltre ai numerosi servizi forniti Molte delle opere blasfeme realizzate in Italia potrebbero non essere soggette a sanatoria. Esaminiamo tutti i dettagli.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il