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Quando le banche rispondono per truffe su carte di credito? Spiegazioni e chiarimenti

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La normativa vigente impone l'obbligo di utilizzare i servizi di pagamento secondo i termini pattuiti con il prestatore e di comunicare tempestivamente la perdita dello strumento di pagamento.
Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
Quando le banche rispondono per truffe su carte di credito? Spiegazioni e chiari

Il ricorso ai servizi di home banking per accedere al proprio conto corrente sta diventando sempre più diffuso. Al di là del dispositivo utilizzato, che sia un computer o uno smartphone, questo sistema risulta pratico, ma allo stesso tempo esposto a diversi rischi. Di conseguenza, non è difficile diventare vittime di truffe online. Vediamo allora:

  • Truffe su carte di credito, quando le banche rispondono

  • Rimborso in caso di truffa su carte di credito, occorre agire

Truffe su carte di credito, quando le banche rispondono

Per capire quando le banche rispondono per truffe su carte di credito occorre fare un passo indietro. Il prestatore di servizi di pagamento è soggetto a una responsabilità di tipo semi-oggettivo. Esistono circostanze, sebbene limitate, in cui il prestatore è esonerato dall'obbligo di rimborsare gli importi sottratti in operazioni non autorizzate sul conto del cliente. Per farlo, deve fornire prova liberatoria di un evento imprevedibile e inevitabile al di fuori del suo controllo. Il prestatore è esentato da responsabilità e non è tenuto a rimborsare o risarcire null se dimostra la frode o l'inadempimento dell'utilizzatore, per dolo o colpa grave.

La normativa vigente impone l'obbligo di utilizzare i servizi di pagamento secondo i termini pattuiti con il prestatore e di comunicare tempestivamente la perdita dello strumento di pagamento non appena il cliente ne è a conoscenza. L'utilizzatore ha l'obbligo di custodire diligentemente le proprie credenziali di accesso ai servizi. La valutazione delle condotte colpose legate alla violazione dell'obbligo di custodia è complessa, specialmente nel contesto del phishing, una tipologia di truffa che mira a ingannare la vittima. La distinzione tra comportamenti colposi e colpa grave è delicata, ma l'Autorità Bancaria e Finanziaria offre alcune linee guida.

Nel caso in cui le credenziali vengano sottratte a causa di un virus, l'Abf ritiene che non possa essere ravvisata colpa da parte della vittima. See la vittima comunica imprudentemente le proprie credenziali al di fuori del circuito operativo del prestatore, potrebbe costituire colpa grave. L'Abf considera le modalità di truffa online e determina la responsabilità sulla base delle circostanze specifiche del caso, inclusa la complessità della truffa e la conoscenza della vittima.

Una volta constatato di essere vittima di un'operazione di pagamento non autorizzata, sorge la legittima domanda: quando le banche rispondono per truffe su carte di credito? In primo luogo occorre procedere subito con il disconoscimento dell'operazione presso l'istituto di pagamento. Ai sensi dell'articolo 9 del Decreto Legislativo 11/2010, l'utente ha il diritto di ottenere la rettifica di un'operazione non autorizzata solo se comunica immediatamente tale circostanza al proprio prestatore di servizi di pagamento.

Il termine per comunicare alla banca l'operazione non autorizzata varia a seconda del contratto relativo, ma non può superare i 13 mesi dalla data dell'addebito. Si consiglia pertanto di segnalare prontamente alla banca l'operazione non autorizzata, sostenendo che non è stata autorizzata dal cliente. Ma è sempre più comune che la banca accrediti inizialmente l'importo sottratto in modo fraudolento, per poi addebitarlo nuovamente al termine del processo di disconoscimento, motivando tale azione con il riconoscimento del furto delle credenziali ma negando il rimborso dell'operazione.

In questi scenari, l'unico percorso possibile è iniziare con un reclamo scritto e, se necessario, valutare le azioni nelle opportune sedi. La banca è obbligata a rimborsare immediatamente l'importo dell'addebito illegittimo, ma ha la facoltà di recuperarlo solo dimostrando che l'operazione è stata autorizzata dal cliente. La banca dovrebbe quindi dimostrare che l'operazione di pagamento è stata autorizzata direttamente dal cliente, ad esempio, mediante l'inserimento di un codice otp inviato via sms, poiché l'uso di uno strumento di pagamento non è di per sé sufficiente a dimostrare l'autorizzazione dell'operazione.

Rimborso in caso di truffa su carte di credito, occorre agire

L'articolo 11 del Decreto Legislativo 11/2010 stabilisce che il prestatore dei servizi di pagamento è obbligato a rimborsare l'importo sottratto in un'operazione di pagamento non autorizzata dalla vittima. Affinché la vittima possa far valere le proprie ragioni, è necessario comunicare inizialmente all'istituto di pagamento che l'operazione contestata non è stata autorizzata. Nel caso in cui la banca rifiuti di riconoscere la propria responsabilità e negare il rimborso, il soggetto danneggiato dovrebbe procedere legalmente.

Prima di intraprendere azioni legali relative a una controversia sui contratti bancari, l'interessato deve sottoporsi al procedimento di mediazione obbligatoria, che costituisce una condizione preliminare per la presentazione di una causa legale. Un'alternativa possibile alla causa legale è l'Arbitro Bancario Finanziario, un mezzo di risoluzione alternativa delle controversie al di fuori del sistema giudiziario.

Il ricorso all'Abf può essere effettuato solo dopo che il correntista ha dimostrato di aver cercato senza successo di risolvere la controversia con l'istituto di pagamento tramite reclamo scritto. La decisione dell'Abf, non vincolante, può essere contestata davanti all'autorità giudiziaria se le parti non la ritengono soddisfacente, senza dover ricorrere alla mediazione obbligatoria, poiché il ricorso all'Abf esonera da tale obbligo.