Quando per mal di testa si ha diritto ad invalidità o viene riconosciuta malattia professionale

Come e quando viene riconosciuto diritto alla invalidità se si soffre di mal di testa: cosa prevedono leggi in vigore e chiarimenti nel 2022

Quando per mal di testa si ha diritto ad

Il mal di testa viene riconosciuto come malattia professionale?

Stando a quanto previsto dalle leggi in vigore, nonostante, a causa dei problemi che la cefalea arriva a creare e dell’alto numero di persone che ne soffrono, sia stata qualche tempo fa presentata una proposta di legge per il riconoscimento del mal testa, come cefalea, tra le malattie professionali, in realtà ad oggi il mal di testa non rientra tra le malattie professionali Inail ma è considerata riconosciuta malattia sociale.
 

Quando il mal di testa da diritto a invalidità e riconoscimento di malattia professionale? Il mal di testa è un fastidio, a volte patologia vera e propria, che colpisce un grandissimo numero di persone e che in alcune può arrivare a provocare gravi e profondi problemi di salute, tanto da poter dare ad alcuni la possibilità di richiedere il riconoscimento della invalidità. Vediamo allora quali sono i casi in cui viene riconosciuta l’invalidità per il mal di testa e se può essere riconosciuta anche malattia professionale. 

  • Quando si ha diritto a invalidità per mal di testa?
  • Mal di testa come malattia professionale quando viene riconosciuta

Quando si ha diritto a invalidità per mal di testa?

Stando a quanto previsto dalle leggi attualmente in vigore, si ha diritto al riconoscimento della invalidità quando il mal di testa si presenta sotto forma di cefalea, emicrania continua, cronica e ad alta frequenza, cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata che causano arrossamento oculare e lacrimazione, emicrania parossistica cronica e cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici e diagnosticata da specialista di un centro accreditato.

Per ottenere il riconoscimento della invalidità a causa del mal di testa cronico come cefalea, è necessario farsi rilasciare apposito certificato medico dal proprio medico curante o da uno specialista che attesti patologia e cure sostenute, e quindi presentare specifica domanda all’Inps per il riconoscimento dell’invalidità.

Mal di testa come malattia professionale quando viene riconosciuta?

Il mal di testa rappresenta una condizione patologica molto diffusa che può dipendere da diverse cause e si distinguono le cefalee primarie, o cefalee malattia, nelle quali il dolore e eventuali sintomi di accompagnamento costituiscono il problema da risolvere, e le cefalee secondarie, o cefalee sintomo, nelle quali il mal di testa è sintomo, in realtà, di un’altra patologia.

Nonostante, a causa dei problemi che la cefalea arriva a creare e dell’alto numero di persone che ne soffrono, sia stata qualche tempo fa presentata una proposta di legge per il riconoscimento del mal testa, come cefalea, tra le malattie professionali, in realtà ad oggi il mal di testa non rientra tra le malattie professionali Inail ma è considerata riconosciuta malattia sociale.

Il mal di testa viene considerato malattia sociale solo quando viene certificata da almeno un anno con diagnosi effettuate da uno specialista del settore e in un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee. 

Per il riconoscimento del mal di testa come malattia sociale ma non come malattia professionale, è dunque necessario seguire uno specifico iter burocratico e legale. 

Precisiamo che se la malattia professionale è una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo e che può essere anche in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente, e contratta a causa di impiego o lavori rischiosi, per cui sussiste, per legge, un rapporto diretto causale, o concausale, tra rischio professionale e malattia, la malattia sociale è una patologia di vasta diffusione e che presenta una notevole frequenza nei diversi strati della popolazione tanto da avere una profonda incidenza, come da definizione, di morbosità e letalità.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il