Quando si perdono le ferie secondo leggi e contratti nazionali 2020

Il lavoratore può agire in giudizio per il risarcimento del danno biologico ed esistenziale oppure pretendere il godimento del periodo di ferie regolarmente maturati ma mai fruito.

Quando si perdono le ferie secondo leggi

Ferie, quando si perdono secondo le leggi in vigore?

Fermo restando che le ferie maturate e non godute non possono essere convertite in denaro e che la fruizione è sia un diritto ma anche un dovere, c'è un solo caso in cui si perdono: Se il lavoro si astiene dal fruirlo nonostante sia stato messo nelle condizione di goderle. Il rifiuto deve essere naturalmente dimostrabile e consapevole e non basta al datore di al lavoro far presente che non le ha mai richieste.

Ma è davvero possibile perdere le ferie che sono un diritto garantito dalla Costituzione? Lo risposta è affermativa e scopriamo in questo articolo come sia possibile.

Questa situazione potrebbe apparentemente sorprendere perché la normativa in vigore è estremamente dettagliata e su alcuni aspetti non transige come l'obbligo di concedersi il periodo di riposo stabilito dalla legge.

Anzi, la mancata fruizione delle ferie comporta un danno a carico del lavoratore in relazione al mancato recupero delle energie psicofisiche. Lo stesso dipendente può agire in giudizio per il risarcimento del danno biologico ed esistenziale oppure pretendere il godimento del periodo di ferie regolarmente maturati ma mai fruito o goduto solamente in parte.

Spetta al lavoratore dimostrare l'esistenza del danno e il collegamento tra il danno e la mancata fruizione delle ferie spettanti. In ongi caso il potere di stabilire quando il lavoratore può godere le ferie e può quindi assentarsi per un periodo prolunga spetta unicamente al datore di lavoro che deve trovare il punto di equilibrio tra tutte le esigenze. Vediamo quindi

  • Ferie, quando si perdono secondo le leggi
  • Gestione delle ferie e contratti nazionali

Ferie, quando si perdono secondo le leggi

Il principio che sta alla base delle ferie prevede che il lavoratore propone il periodo in cui assentarsi, ma spetta al datore accettare o meno la richiesta. A tal proposito non c'è una prassi codificata sulle modalità con cui fare domanda. In base all'organizzazione interna può infatti avvenire verbalmente o in forma scritta o perfino con una comunicazione inviata per posta certificata.

La stessa flessibilità è prevista anche in relazione al consenso del datore di lavoro. A fare la differenza sono le indicazioni contenute nel contratto collettivo nazionale di lavoro, ben sapendo che la forma scritta colloca sia il dipendente e sia il datore al riparo da possibili contestazione. Non ci sono invece margini di flessibilità nel numero di giorni di ferie annuali, rapportati ai giorni di lavoro.

Anche in questo caso, tenendo conto di possibili particolarità contenute nei vari Ccnl, al dipendente che ha lavorato a tempo pieno per tutto l'anno spettano 4 settimane.

Le regole sono rigorose anche in termini di fruizione: 2 settimane in maniera preferibilmente consecutiva e altre due nei successivi 18 mesi. Altrimenti cosa succede? Il lavoratore perde le ferie? Quali sono i casi in cui questa eventualità può concretizzarsi?

Fermo restando che le ferie arretrate, maturate e non godute non possono essere convertite in denaro e che la fruizione è sia un diritto ma anche un dovere, c'è un solo caso in cui si perdono: se il lavoro si astiene dal fruirlo nonostante sia stato messo nelle condizione di goderle.

Il rifiuto deve essere naturalmente dimostrabile e consapevole e non basta al datore di al lavoro far presente che non le ha mai richieste. Se la fruizione delle ferie è impedita da malattia, infortuni o maternità, le parti possono accordarsi per l'individuazione di un nuovo periodo, considerando in via prioritaria gli interessi dell'impresa.

Gestione delle ferie e contratti nazionali

Mai perdere i vari contratti collettivi nazionali di lavoro (terziario e servizi, edilizia e legno, alimentari, credito e assicurazioni, tessili, trasporti, meccanici, agricoltura e allevamento, enti e istituzioni private, chimica, poligrafici e spettacolo, marittimi, enti pubblici) perché possono contenere specificità rispetto alla propria posizione e alla fruizione.

Pensiamo ad esempio alla monetizzazione che è esclusa in relazione alle 4 settimane obbligatorie. Ma è ammessa con riferimento alle prime quattro settimane, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro oppure per le giornate spettanti al lavoratore che vanno al di là di queste prime quattro settimane.

Ma anche con riferimento ai contratti a tempo determinato di durata inferiore all'anno. Infine, il mancato godimento del periodo minimo legale delle ferie, o di quello più ampio previsto dai contratti collettivi, è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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