Quando si può ottenere una buona uscita dal lavoro. Tutti i casi 2020 aggiornati

In caso di morte del lavoratore, l'indennità di buonuscita maturata a pagata agli eredi testamentari o legittimi secondo le norme che regolano la successione.

Quando si può ottenere una buona uscita

Si chiama buona uscita o buonuscita ed è quella somma di denaro che viene erogata ai dipendenti che terminano il rapporto di lavoro. Dal punto di vista pratico è l'Istituto nazionale della previdenza sociale a corrisponderla. Tuttavia non spetta a tutti i lavoratori.

Si tratta della prima importante precisione da fare perché ne hanno diritto solo i lavoratori dipendenti ma non quelli autonomi. C'è quindi una seconda distinzione da fare ed è tra lavoratori assunti prima e dopo il 31 dicembre 2000. La buonuscita o Trattamento di fine servizio spetta infatti solo ai primi mentre i secondi ricevono il Trattamento di fine rapporto (Tfr).

Cambia la formula e vengono modificati alcuni aspetti, ma si tratta comunque di una cifra corrisposta al termine del rapporto di lavoro. Più precisamente si determina con l'accantonamento di una quota dello stipendio e relativa rivalutazione per ogni anno di servizio o frazione di esso.

Alcune categorie di lavoratori continuano comunque a ricevere la buona uscita dal lavoro. Pensiamo ad esempio al personale della Camera dei deputati, del Senato e della Segreteria della Presidenza della Repubblica. Oppure ai professori e ricercatori universitari, agli avvocati e procuratori dello Stato, alle forze di polizia.

Ne hanno diritto anche militari, magistrati e personale appartenente alle carriere prefettizie e diplomatiche. In caso di morte del lavoratore la somma maturata a titolo di liquidazione entra a far parte dell'eredità e va quindi pagata agli eredi testamentari o legittimi secondo le norme che regolano la successione. Entriamo allora nei dettagli e analizziamo:

  • Tutti i casi 2020 della buona uscita dal lavoro
  • Quale indennità per i nuovi lavoratori assunti

Tutti i casi 2020 della buona uscita dal lavoro

Condizione essenziale per ricevere la buonuscita dal lavoro è l'assunzione del lavoratore prima del 31 dicembre 2000. Nelle modalità di calcolo si tiene conto dei cosiddetti anni utili ovvero i servizi e periodi riscattati, i servizi resi con iscrizione al fondo di previdenza e quelli relativi ad anzianità di servizio convenzionali la cui copertura previdenziale è prevista da specifiche disposizioni legislative.

In caso di decesso, l'indennità viene assegnata secondo un preciso ordine ovvero al coniuge superstite e agli orfani, ai genitori, a fratelli e sorelle se a carico dell'iscritto alla gestione previdenziale, agli eredi testamentari, agli eredi legittimi.

Il tutto senza dimentica che il diritto alla buonuscita va in prescrizione dopo 5 anni sia per gli iscritti e sia per i superstiti.

Fissati questi principi di base, nel 2020 i destinatari della misura sono i i dipendenti civili e militari dello Stato gestito dall'Inps Gestione Dipendenti Pubblici, assunti entro il 31 dicembre 2000 e che hanno risolto il contratto.

L'importo del trattamento di fine servizio (buona uscita) può essere versato in una, due o tre soluzioni. Più precisamente in un solo importo se la cifra è fino 90.000 euro. In due importi se è tra 90.000 e 150.000 euro. In tre importi se l'ammontare complessivo lordo è maggiore di 150.000 euro.

Quale indennità per i nuovi lavoratori assunti

I nuovi assunti ovvero coloro che lo sono da primo gennaio 2021, non ricevono la buonuscita ma il Trattamento di fine rapporto. I beneficiari non solo solamente i dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato dopo il 31 dicembre 2000.

Ma anche quelli con contratto a tempo determinato in essere o successivo al 30 maggio 2000 per almeno 15 giorni continuativi nel mese. Via libera anche per i dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 che aderiscono a un fondo di previdenza complementare.

Anche in questo caso la normativa disciplina il caso di decesso dell'iscritto. Il Tfr spetta al coniuge, ai figli, e, se vivevano a carico del lavoratore, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado. In seconda battuta agli eventuali eredi testamentari ovvero agli eredi legittimi se manca il testamento.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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