Quando si può procedere al recupero credito nel 2021? I vari casi e dopo quanto tempo si può fare per legge

Vietato l'utilizzo di cartoline o invio di plichi recanti all'esterno la scritta recupero crediti o formule simili che rendono visibile il contenuto della comunicazione

Quando si può procedere al recupero cred

Recupero credito 2021, quando si può procedere?

La procedura di recupero crediti può avvenire in due modi: con attività stragiudiziale o giudiziale. Nel primo caso si cerca di evitare un contenzioso civile e di conseguenza i tempi di attivazione sono praticamente imminenti. Nel secondo caso occorre prima richiedere un decreto ingiuntivo da parte del tribunale o del giudice di pace.

Il recupero crediti è una delle operazioni più scomode sia da parte di chi la esegue e sia da chi è soggetto. Nel primo caso si tratta infatti di esigere il pagamento di quanto dovuto in seguito ai precedenti tentativi caduti nel vuoto.

Dalla parte di chi subisce un'attività di recupero crediti si tratta invece di trovare una soluzione nel più breve tempo possibile per evitare che il conto economico finale possa diventare più alto. Naturalmente l'intera procedura avviene nel pieno rispetto dei diritti delle parti, tra cui quello del contribuente di conservare la riservatezza nei confronti di terzi.

Approfondiamo in questo articolo un aspetto specifico della normativa in materia ovvero quello delle tempistiche. In particolare:

  • Recupero credito 2021, quando si può procedere
  • Comportamenti illeciti nel recupero credito

Recupero credito 2021, quando si può procedere

Il recupero credito scatta quando il debitore non paga beni o servizi per un servizio ricevuto da un creditore. Quest'ultimo può affidarsi anche a una società terza per ottenere le somme dovute. La procedura può avvenire in due modi: con attività stragiudiziale o giudiziale.

Nel primo caso si cerca di evitare un contenzioso civile e di conseguenza i tempi di attivazione sono praticamente imminenti. In termini pratici si traduce in telefonate, lettere di sollecito, invio di messaggi di posta elettronica. Il passo successivo, sempre nell'ambito dell'attività stragiudiziale, è la diffida di pagamento con cui intimare il pagamento di quanto dovuto.

Gli strumenti utilizzati sono la posta elettronica certificata o la raccomandata con ricevuta di ritorno. Entrambe hanno valore legale. Nel caso in cui i termini assegnati non siano rispettati, il creditore può procedere con l'attività giudiziale, il cui primo passo è la richiesta di un decreto ingiuntivo da parte del tribunale o del giudice di pace.

Il passo successivo è l'atto di precetto con cui il creditore avverte il debitore di procedere con l'esecuzione forzata senza la ricezione delle somme dovute. Quindi scatta il pignoramento che, codice di procedura civile alla mano, consiste in una ingiunzione che l'ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito esattamente indicato i beni che si assoggettano alla espropriazione e i frutti di essi.

Comportamenti illeciti nel recupero credito

Come rilevato dal Garante della privacy, alcuni comportamenti nella fase di recupero del credito sono considerati illeciti.

Pensiamo ad esempio alle affissioni di avvisi di mora o di sollecitazioni di pagamento sulla porta dell'abitazione del debitore. In questo caso i dati personali possono infatti essere conosciuti da una serie indeterminata di persona per tutto il tempo in cui l'avviso risulta visibile.

Vietato anche l'utilizzo di cartoline o invio di plichi recanti all'esterno la scritta recupero crediti o formule simili che rendono visibile il contenuto della comunicazione. Le sollecitazioni di pagamento devono essere portate a conoscenza del solo debitore, usando plichi chiusi e senza scritte specifiche che riportino le sole indicazioni necessarie a identificare il mittente.

Semaforo rosso anche per le comunicazioni telefoniche di sollecito preregistrate. Con questa modalità anche persone diverse dal diretto interessato possono infatti venire a conoscenza dell'inadempienza.

Non sono quindi ammesse visite al domicilio o sul luogo di lavoro con comunicazione ingiustificata a soggetti terzi rispetto al debitore di informazioni relative alla condizione di inadempimento nella quale versa l'interessato. In tutti i casi, possono essere oggetto di trattamento per recupero crediti i soli dati necessari all'esecuzione dell'incarico.

In questo elenco rientrano ad esempio i dati anagrafici del debitore, il codice fiscale o la partita Iva, l'ammontare del credito vantato, le condizioni del pagamento, e i recapiti, anche telefonici. Sono infatti informazioni che di solito sono fornite dall'interessato in sede di conclusione del contratto o comunque facilmente ricavabili.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il