Quando soldi in banca possono essere sequestrati e bloccati da Agenzia Entrate? Tutti i casi 2021

Per il calcolo della quota dello stipendio che può essere sequestrata e bloccata dall'Agenzia delle entrate bisogna classificare i debiti suddividendoli in tre categorie.

Quando soldi in banca possono essere seq

Quanti soldi può bloccare l'Agenzia delle entrate?

L'Agenzia delle entrate non può procedere con la massima libertà nella fase di sequestro e di blocco dei soldi in banca del contribuente. Sono 3 i casi di considerare. Se lo stipendio è inferiore a 2.500 euro, la cifra massima non può essere superiore a un decimo. Se lo stipendio è maggiore di 2.500 euro ma inferiore a 5.000 euro, deve arrestarsi a un settimo dell'importo. Se maggiore di 5.000 euro, il limite è invece di un quinto. L'Agenzia delle entrate non può mai bloccare l'ultimo stipendio accreditato sul conto corrente.

Ci sono dei limiti che l'Agenzia delle entrate non può valicare nell'attività di sequestro e blocco dei soldi in banca del contribuente. Per essere più chiari, il fisco non può congelare tutte le somme, ma deve agire secondo un criterio di proporzionalità ovvero di disponibilità economica.

Naturalmente a essere soggetti a questa misura sono quei contribuenti che hanno accumulato debiti e non li hanno saldati. Il cosiddetto pignoramento è il provvedimento più estremo. Prima di esaminare tutti i dettagli è bene chiarire come non esistono stipendi che non possono essere bloccati. Anche se la cifra ricevuta è molto basso, il fisco può sempre intervenire per sequestrare o bloccare parte delle somme. Ma sempre nel rispetto del principio di proporzionalità a cui abbiamo accennato.

Approfondiamo quindi in questo articolo:

  • Quanti soldi può bloccare l'Agenzia delle entrate
  • Tutti i casi 2021 soldi che possono essere sequestrati

Quanti soldi può bloccare l'Agenzia delle entrate

L'Agenzia delle entrate non può quindi procedere con la massima libertà nella fase di sequestro e di blocco dei soldi in banca del contribuente. Sono 3 i casi di considerare.

Se lo stipendio è inferiore a 2.500 euro, la cifra massima non può essere superiore a un decimo. Se lo stipendio è maggiore di 2.500 euro ma inferiore a 5.000 euro, deve arrestarsi a un settimo dell'importo. Se maggiore di 5.000 euro, il limite è invece di un quinto.

L'Agenzia delle entrate non può mai bloccare l'ultimo stipendio accreditato sul conto corrente. Non solo i lavoratori perché anche i pensionati possono essere soggetti al medesimo provvedimento. Ma anche in questa circostanza, l'Agenzia delle entrate è soggetta limiti di intervento: se l'assegno di pensione non supera a 2.500 euro è di un decimo, se è superiore a 2.500 euro ma inferiore 5.000 euro è di un settimo, se è superiore a 5.000 euro a un quinto se la pensione.

Tutti i casi 2021 soldi che possono essere sequestrati

Per il calcolo della quota dello stipendio che può essere sequestrata e bloccata dall'Agenzia delle entrate bisogna classificare i debiti suddividendoli in tre categorie. Ci sono i debiti ordinari, quando il creditore è una banca, un privato o una finanziaria.

Pensiamo ad esempio ai prestiti concessi e non rimborsati per acquisti a rate o di parcelle professionali non saldate o ancora di debiti formati a causa di assegni non coperti. Quindi ci sono i debiti esattoriali, quando il creditore è una pubblica amministrazione e il soggetto procedente è un agente di riscossione. Pensiamo alla circostanza del mancato pagamento di cartelle esattoriali o di multe. Infine ci sono i debiti alimentari ovvero gli assegni di mantenimento per il coniuge o per i figli decisi in sede giudiziale.

Punto di riferimento è allora l'articolo 545 del Codice di procedura civile secondo cui non possono essere pignorati i crediti alimentari, tranne che per cause di alimenti e sempre con l'autorizzazione del presidente del tribunale o di un giudice da lui delegato e per la parte dal medesimo determinata mediante decreto. Dopodiché non possono essere pignorati crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone comprese nell'elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Quindi entrano in gioco le somme dovute da privati a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento. Queste possono essere pignorate per crediti alimentari nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato.

Il Codice parla chiaro: questi importi possono essere pignorati nella misura di un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle Province e ai Comuni, e in eguale misura per ogni altro credito. In ogni caso, il pignoramento per concorso di tutte queste cause indicate non può riguardare la metà dell'ammontare delle somme.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il