Quando un dipendente ha diritto all'indennizzo (risarcimento), reintegro o entrambi per CCNL 2021

La più recente riforma del lavoro ovvero la riforma Fornero ha attenuato la tutela del lavoratore, restringendo le ipotesi di reintegrazione a vantaggio di ipotesi risarcitorie.

Quando un dipendente ha diritto all'

Il lavoratore licenziato ha diritto a un preavviso prima di essere allontanato. Perdere il beneficio in caso di negligenza grave. Tuttavia in alcuni casi può scattare il diritto a ricevere un indennizzo o alla reintegrazione nel posto di lavoro. Con la tutela indennitaria il rapporto di lavoro si risolve e il datore di lavoro è sanzionato unicamente con il pagamento di una indennità.

Con la reintegrazione non c'è interruzione del rapporto di lavoro e di conseguenza il lavoratore non perde la sua anzianità di servizio. E il datore di lavoro deve reintegrare il lavoratore ed è anche tenuto al pagamento di una indennità fino a quando il dipendente non rientra nei ranghi. Entriamo allora nei dettagli sulla base di quanto previsto dai Contratti collettivi nazionali di lavoro e più precisamente approfondiamo in questo articolo:

  • Quando un dipendente ha diritto all'indennizza risarcitorio

  • Quando un dipendente ha diritto al reintegro

Quando un dipendente ha diritto all'indennizzo risarcitorio

Ferma la risoluzione del rapporto, il dipendente ha diritto a una indennità risarcitoria onnicomprensiva, tra un minimo di 12 e un massimo di 24 mensilità in caso di carenza degli estremi della giusta causa o del giustificato motivo soggettivo e di carenza degli estremi del giustificato motivo oggettivo.

La sanzione è graduata in funzione dell'anzianità del lavoratore, delle dimensioni dell’impresa, nonché del comportamento e delle condizioni delle parti. Nel caso di licenziamento irrituale, il dipendente ha diritto a un indennizzo risarcitorio onnicomprensiva, tra un minimo di 6 ed un massimo di 12, in caso di mancanza di motivazione nella lettera di licenziamento o violazione della procedura.

Il vizio sul piano procedurale può essere fatto valere dal lavoratore anche in via subordinata, ferma la domanda principale diretta a far valere la nullità o illegittimità. Formalmente, con la tutela indennitaria il rapporto di lavoro si risolve e il datore di lavoro è sanzionato unicamente con il pagamento di una indennità.

Quando un dipendente ha diritto al reintegro

La più recente riforma del lavoro ovvero la riforma Fornero ha attenuato la tutela del lavoratore, restringendo le ipotesi di reintegrazione a vantaggio di ipotesi risarcitorie. Il diritto alla reintegrazione e al pagamento di tutte le retribuzioni perse, con un minimo di 5 mensilità, scatta in caso di licenziamento discriminatorio o determinato da motivo illecito, licenziamento a causa di matrimonio, in costanza di maternità e puerperio, nonché negli altri casi di nullità previsti dalla legge, licenziamento inefficace perché intimato in forma orale.

Nel caso di licenziamento arbitrario, il dipendente ha diritto alla reintegrazione e al pagamento di tutte le retribuzioni perse, con un massimo di 12 mensilità, in caso di insussistenza del fatto contestato o riconducibilità a una sanzione conservativa prevista dal Contratto collettivo nazionale di lavoro; manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; difetto di giustificazione del licenziamento per inidoneità del lavoratore; superamento del periodo di comporto. Dal punto di vista formale, con la reintegrazione non c'è interruzione del rapporto di lavoro e di conseguenza il lavoratore non perde la sua anzianità di servizio.

Allo stesso tempo, il datore di lavoro deve reintegrare il lavoratore ed è anche tenuto al pagamento di una indennità fino a quando non reintegra il dipendente. Il datore di lavoro non può quindi "disfarsi" del dipendente pagando una somma di denaro. La riforma Fornero ha modificato anche il regime sanzionatorio in caso di illegittimità del licenziamento collettivo.

Se intimato senza forma scritta diritto alla reintegrazione, nonché alle mensilità perse, con un minimo di 5. Se intimato in violazione delle procedure previste dalla normativa in vigore, scatta il diritto a una indennità tra 12 e 24 mensilità. Se intimato in violazione dei criteri di scelta diritto alla reintegrazione e a un massimo di 12 mensilità perse.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il