Quante volte si può riaprire infortunio sul lavoro Inail nel 2021

Viene definito infortunio ed è indennizzabile da parte dell'Inail un incidente occorso in occasione di lavoro, la cui natura è determinata da causa violenta.

Quante volte si può riaprire infortunio

Infortunio sul lavoro Inail, quanto volte si può riaprire?

A guarigione avvenuta, il lavoratore deve farsi rilasciare il certificato di chiusura dell'infortunio. Ci sono due tempistiche da ricordare. La prima è di 10 anni entro cui effettuare la revisione dalla data di decorrenza della rendita. La seconda è di 6 volte ovvero il numero massimo di casi in cui riaprire l'infortunio nell'arco del decennio.

Qualunque tipo di infortunio, anche di lieve entità che può anche non comportare l'abbandono dal posto di lavoro, deve essere sempre segnalato al proprio diretto responsabile o al datore di lavoro. L'infortunio si determina in un preciso momento ovvero in occasione di lavoro e in presenza di causa violenta.

Non va confusa con la malattia professionale che si determina nel tempo, in occasione di lavoro e in presenza di esposizione al rischio lavorativo. Ma cosa succede se la guarigione non è realmente avvenuta? In termini pratici, quante volte si può riaprire infortunio sul lavoro Inail?

Un infortunio può non essere mai chiuso per sempre perché possono sopraggiungere nuove situazione per cui è necessario riaprire il caso. Vediamo tutti i dettagli in questo articolo e più specificatamente:

  • Infortunio sul lavoro Inail, quante volte si può riaprire
  • Infortunio sul lavoro Inail nel 2021, quando scatta

Infortunio sul lavoro Inail, quante volte si può riaprire

Se al termine del periodo di prognosi definito dall'ospedale o dall'Inail, il lavoratore non fosse ancora in condizione di riprendere il lavoro, può recarsi all'Inail, all'ospedale o dal medico di famiglia. A guarigione avvenuta o alla scadenza dei giorni concessi, il lavoratore deve farsi rilasciare il certificato di chiusura dell'infortunio.

A tal proposito ci sono due tempistiche da ricordare. La prima è di 10 anni entro cui effettuare la revisione dalla data di decorrenza della rendita. La seconda è di 6 volte ovvero il numero massimo di casi in cui riaprire l'infortunio nell'arco del decennio. Sono differenti le situazioni per cui può essere necessario riaprire il caso.

Se ad esempio dopo la ripresa lavoro l'infortunato sta male e torna al pronto soccorso. Oppure se dopo la ripresa lavoro l'infortunato segnala al datore di lavoro che non è in grado di continuare a lavorare.

A quel punto bisogna fare richiesta di visita medica all'Inail. Ma anche se il lavoratore deve sottoporsi a intervento chirurgico a causa dell’infortunio o a terapie specifiche.

Durante il periodo di infortunio il lavoratore non deve rispettare fasce orarie per eventuali controlli. L'Inail può convocare l'infortunato per la valutazione dello stato della guarigione o della presenza di un danno permanente. Ma può anche chiudere in quella sede, l'infortunio e disporre il rientro in azienda.

Infortunio sul lavoro Inail nel 2021, quando scatta

Viene definito infortunio ed è indennizzabile da parte dell'Inail un incidente occorso in occasione di lavoro, la cui natura è determinata da causa violenta. Per causa violenta si intende l'evento causato da energia meccanica, energia elettrica, energia termica, sforzo muscolare, microrganismi, virus, parassiti o stress.

Per occasione di lavoro si intende invece il nesso fra l'attività lavorativa prestata dall'infortunato e l'incidente. Le pause, anche brevi rimangono all'interno del nesso attività prestata e infortunio.

L'infortunio sul lavoro in itinere è quell'evento nel quale incorre in modo accidentale il lavoratore durante il percorso dalla sua abitazione al luogo di lavoro e viceversa.

Più esattamente è quello occorso al lavoratore durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro; durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro, nel caso il lavoratore abbia più rapporti di lavoro; durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione dei pasti, nel caso in cui non sia presente la mensa aziendale.

Nel caso in cui i mezzi pubblici non coprano l'intero percorso che lega l'abitazione con il luogo di lavoro; gli orari dei mezzi pubblici non siano accettabili rispetto all'orario di lavoro del dipendente; le condizioni del servizio pubblico siano tali da creare rilevante disagio al lavoratore.

Le interruzioni o le deviazioni dal percorso normale non dipendenti dal lavoro, sono escluse dalla tutela. Si intendono necessitate le interruzioni dovute a causa di forza maggiore, esigenze essenziali e improrogabili, adempimento obblighi penalmente rilevanti.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il