Quanto conviene avere su conto corrente per non avere accertamenti fisco e alti costi

Consigli e suggerimenti utili su come gestire il conto corrente per evitare spese e controlli da parte Agenzie Entrate

Quanto conviene avere su conto corrente

Conto corrente, quanto conviene depositare ai fini contabili e fiscali?

Non esiste un limite massimo o un limite minimo per un conto corrente. In ogni caso è meglio non superare il limite di garanzia di 100.000 euro.

A scopo precauzionale e per coprire le spese quotidiane è preferibile mantenere una certa somma di denaro sul proprio conto corrente. L'importo contenuto rimane sempre accessibile per affrontare gli impegni di spesa che si presentano. D'altra parte, non bisogna dimenticare che i tempi sono cambiati e lasciare il denaro fermo sul conto non porta nulla.

Se non non viene poi utilizzato è considerato un conto dormiente. In questo caso, qual è l'importo ideale da lasciare su un conto corrente?

Si tratta di una domanda che è pressoché inevitabile chiedersi ed è importante anche ai fini dei controlli fiscali. Approfondiamo allora tale questione sulla base di una normativa che è costantemente in movimento. Vediamo quindi:

  • Conto corrente, quanto conviene depositare ai fini contabili e fiscali

  • A cosa fare attenzione quando si sceglie quanto depositare sul conto

Conto corrente, quanto conviene depositare ai fini contabili e fiscali

Per stimare il saldo minimo da avere su un conto corrente, il primo consiglio è di elencare le spese ricorrenti, quelle cioè che non possiamo evitare o rinviare. In altre parole, per avere abbastanza soldi da non essere scoperti, è necessario identificare ogni mese tutte le spese da pagare.

Il conto corrente non è soggetto a un saldo minimo. Potrebbe benissimo avere un saldo zero. Quando è un debitore sostiene generalmente dei costi. Non esiste un limite massimo per un conto corrente. In ogni caso è meglio non superare il limite di garanzia di 100.000 euro. Tuttavia, non ha senso lasciare così tanti soldi dormienti in un conto senza interessi. L'ideale è avere abbastanza soldi per coprire le spese ricorrenti.

Ai fini fiscali non dimentichiamo che l'Agenzia delle entrate ha un termine massimo entro cui può fare le verifiche. In pratica è di 5 anni in caso di presentazione della dichiarazione dei redditi senza indicare i proventi ricevuti ovvero di 7 anni se non è stata presentato la dichiarazione dei redditi.

I controlli dell'Agenzia delle entrate si basano su cinque parametri ben precisi: giacenza media sul conto corrente, flussi in entrata e in uscita mensili, saldi finali e iniziali dell'anno. Nel caso di anomalia suona il campanello d'allarme che comporta la chiamata del contribuente.

A quest'ultimo viene lasciata la facoltà di replicare ovvero di presentare tutta la documentazione necessaria per spiegare le proprie ragioni. Rimane sempre viva la questione del diritto alla riservatezza.

A cosa fare attenzione quando si sceglie quanto depositare sul conto

Lo scopo del conto corrente è quello di avere abbastanza soldi per poter pagare bollette e spese a breve termine, aggiungendo un leggero margine in caso di spese impreviste, per evitare scoperti di conto. Poiché i ritmi di vita di ognuno sono diversi, è molto difficile dare un importo medio da avere su un conto corrente.

Poiché questo tipo di conto è generalmente collegato a una carta bancaria, è maggiormente soggetto al rischio di frodi e truffe. Per proteggersi, è meglio mantenere la minor quantità possibile.

La regola del buon senso mira a coprire le spese mensili: individuare le spese ricorrenti, calcolare gli importi concessi mensilmente alle varie voci di bilancio, utilizzando l'estratto conto, e quindi calcolare l'importo da tenere sul conto per trascorrere un mese senza preoccupazione.

Nei canoni fissi assicurarsi di non aver dimenticato eventuale affitto, luce, acqua, riscaldamento, abbonamenti internet e telefonici, tasse, assicurazioni, mutua assicurazione, trasporti, asilo nido e tasse scolastiche.

Per anticipare al meglio queste spese, si consiglia di pagarli mensilmente. Una visione più semplice potrebbe essere quella di iniziare ogni mese con uno di entrate. Ma questa soluzione non è adatta a famiglie con redditi fluttuanti: libere professioni, attività indipendenti e soci di aziende.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il