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Quanto guadagnano i preti e chi li paga. Gli stipendi medi 2024 per le diverse cariche

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Dai mille euro ai 5mila euro al mese: quali sono gli stipendi percepiti dai preti in base alle diverse cariche ricoperte
Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
e aggiornato con informazioni attualizzate il
Quanto guadagnano i preti e chi li paga. Gli stipendi medi 2024 per le diverse c

Quanto guadagnano i preti?

I preti in base alle diverse cariche che ricoprono percepiscono stipendi che oscillano dai mille euro al mese per un prete semplice ai 5mila euro per mese di u vescovo che percepisce, a sua volta, anche ulteriori bonus e gettoni di presenza in Vaticano.

I preti, come qualsiasi altro lavoratore, ricevono uno stipendio che varia in base alle loro cariche ecclesiastiche. Gli importi e le fonti di pagamento sono diversi e comprendono contributi come l'8 per mille e le donazioni. In questo articolo, analizzeremo i guadagni medi del 2024 per le varie cariche ecclesiastiche, chi paga gli stipendi e come funzionano le norme fiscali e previdenziali applicate al clero.

Chi paga gli stipendi dei preti?

Il pagamento degli stipendi dei preti non dipende da un'unica fonte, ma è suddiviso tra diverse entità. Un'importante fonte di finanziamento è rappresentata dall’8 per mille destinato alla Chiesa Cattolica. Si tratta di una percentuale del gettito IRPEF che i contribuenti italiani possono destinare, tramite la loro dichiarazione dei redditi, a diverse confessioni religiose o allo Stato.

Oltre all'8 per mille, un'altra fonte di entrata fondamentale è costituita dalle donazioni dei fedeli. Queste donazioni possono essere sia spontanee sia organizzate attraverso raccolte fondi specifiche. Le parrocchie, inoltre, contribuiscono al sostentamento dei sacerdoti garantendo loro l'alloggio e coprendo alcune spese di gestione, come le utenze.

In aggiunta, molti preti svolgono attività lavorative che generano reddito extra, come l'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche. In tali casi, lo stipendio proviene direttamente dal datore di lavoro, ad esempio il Ministero dell'Istruzione per gli insegnanti di religione o il Ministero della Difesa per i cappellani militari.

La gestione complessiva del sostentamento del clero è affidata all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (I.C.S.C.), un organo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Questo istituto si occupa di integrare gli stipendi dei sacerdoti che non raggiungono i minimi stabiliti dalla CEI. L'I.C.S.C. distribuisce le risorse provenienti dall'8 per mille e dalle donazioni, assicurando che ogni sacerdote riceva una remunerazione sufficiente per condurre una vita dignitosa e svolgere le proprie funzioni pastorali.

Infine, è importante ricordare che anche i contributi pensionistici giocano un ruolo fondamentale. I sacerdoti versano contributi al Fondo Clero gestito dall'INPS, e al termine della loro carriera ecclesiastica, hanno diritto a percepire una pensione. 

Dettaglio sugli stipendi: dai preti ai cardinali

Gli stipendi dei prelati variano significativamente in base alla carica. Vediamo nei prossimi paragrafi gli importi percepiti da preti, parroci, vescovi, arcivescovi e cardinali. 

Guadagni base e aggiuntivi dei sacerdoti e parroci

I guadagni di sacerdoti e parroci si basano su un sistema a punti stabilito dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Per un prete appena ordinato, il salario base è attorno ai 1.000 euro lordi al mese, equivalenti a 80 punti. Man mano che accumulano anni di servizio e responsabilità, i punti aumentano, e così anche la loro remunerazione. Per esempio, un parroco incaricato di una parrocchia può guadagnare circa 1.200 euro lordi mensili.

Oltre al salario base, i sacerdoti possono ricevere redditi aggiuntivi da diverse fonti. Uno dei principali integratori di reddito è l'insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, che può aggiungere una quota mensile variabile a seconda del numero di ore di insegnamento. Altre fonti di guadagno includono incarichi in ospedali, carceri e altre istituzioni pubbliche dove il loro servizio è richiesto.

Gli alloggi e alcune spese come le utenze, sono spesso coperte dalle parrocchie, riducendo così le spese personali dei sacerdoti. Tuttavia, questi benefici non sono considerati parte dello stipendio diretto, ma rappresentano un importante supporto economico.

È interessante notare che non tutti i sacerdoti e parroci percepiscono entrate significative da donazioni o altre fonti private. Quando i guadagni totali sono inferiori al minimo stabilito dalla CEI, l'Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (I.C.S.C.) provvede a integrare la differenza, garantendo così un salario dignitoso per tutti i sacerdoti.

I sacerdoti che per varie ragioni non sono attivamente impegnati in una parrocchia o in incarichi specifici possono comunque beneficiare di un sostegno economico adeguato.

Stipendi dei vescovi e cardinali: cifre e aggiunte

Gli stipendi dei vescovi e dei cardinali, come per i sacerdoti e i parroci, variano in base alla carica e alle responsabilità. Per i vescovi, la retribuzione mensile può raggiungere i 3.000 euro lordi. Questi stipendi sono calcolati anch'essi su un sistema a punti, simile a quello dei sacerdoti, dove più elevata è la carica, maggiore è il numero di punti assegnati.

Oltre allo stipendio base, i vescovi possono anche ricevere ulteriori entrate derivanti da contributi specifici o incarichi particolari all'interno della diocesi. Ad esempio, i vescovi che presiedono eventi ufficiali, conferenze o che partecipano a commissioni speciali possono ricevere compensi aggiuntivi rispetto al loro stipendio regolare.

I cardinali, che rappresentano uno degli ordini più alti all'interno della gerarchia ecclesiastica, percepiscono stipendi ancora più elevati. In media, un cardinale può guadagnare circa 5.000 euro lordi al mese. Tuttavia, questo importo può aumentare ulteriormente grazie ai bonus e ai diritti di partecipazione a varie attività del Vaticano. Ad esempio, i cardinali coinvolti in commissioni o comitati possono ricevere gettoni di presenza per ogni incontro o sessione a cui partecipano.

È importante sottolineare che, in caso di necessità, i cardinali e i vescovi possono anche ricevere supporto economico aggiuntivo dall'I.C.S.C., particolarmente in situazioni dove le risorse locali non sono sufficienti per coprire tutte le spese necessarie per lo svolgimento delle loro funzioni.

Infine, sia i vescovi che i cardinali beneficiano di alloggi e altri supporti logistici spesso forniti dalle rispettive diocesi o dal Vaticano.

Impatti fiscali e previdenziali dello stipendio ecclesiastico

Gli stipendi ecclesiastici sono soggetti a tassazione come qualsiasi altra forma di reddito da lavoro dipendente. Ciò significa che i sacerdoti, i parroci, i vescovi e i cardinali devono pagare le imposte sui loro stipendi. Inoltre, contribuiscono ai sistemi previdenziali tramite il versamento di contributi al Fondo Clero gestito dall'INPS. Questi contributi assicurano ai religiosi una pensione al termine del loro servizio, durante la vecchiaia.

Le regole fiscali applicate ai sacerdoti

Come tutti i lavoratori dipendenti, anche i sacerdoti devono presentare la dichiarazione dei redditi e pagare le imposte sul reddito percepito. Il sostentamento del clero, che rappresenta la principale fonte di reddito per molti sacerdoti, è considerato reddito imponibile e quindi soggetto a tassazione.

Per i sacerdoti con redditi annui inferiori a 15.000 euro, è previsto il trattamento integrativo (ex bonus Renzi), che aggiunge circa 100 euro al mese alla retribuzione netta. Inoltre, nel conteggio del reddito imponibile, vengono inclusi anche eventuali compensi derivanti da altre attività lavorative, come insegnare religione nelle scuole pubbliche o prestare servizio come cappellani in ospedali e caserme.

Annualmente, i sacerdoti devono compilare e inviare un modulo all’I.C.S.C. in cui dichiarano tutti i redditi percepiti. L'Istituto calcola quindi il reddito complessivo e provvede a trattenere le relative imposte, agendo come sostituto d'imposta. Questa procedura assicura che le tasse vengano correttamente versate e che i sacerdoti ricevano le eventuali integrazioni necessarie per raggiungere il minimo salariale stabilito dalla CEI.

Pensioni e contributi INPS per i preti

I preti italiani, come gli altri lavoratori, versano contributi previdenziali all'INPS, specificamente al Fondo Clero, istituito per garantire una pensione ai membri del clero. Durante la loro carriera ecclesiastica, i sacerdoti devono contribuire regolarmente a questo fondo, che assicura loro una copertura pensionistica adeguata al termine del servizio attivo.

Il calcolo dei contributi si basa sul reddito percepito dai sacerdoti, inclusi gli stipendi derivanti dalle attività pastorali e gli eventuali redditi aggiuntivi cagionati da incarichi extra ecclesiastici. Questi contributi sono trattenuti direttamente dall'I.C.S.C., che agisce come sostituto d'imposta e responsabile del pagamento delle quote contributive all'INPS.

Quando un sacerdote raggiunge l'età pensionabile, può presentare domanda all'INPS per ricevere la pensione. La pensione viene calcolata in base ai contributi versati nel corso della carriera e segue le medesime regole previste per gli altri lavoratori italiani. Gli anni di servizio, la retribuzione media e l'età di pensionamento influiscono sull'importo finale della pensione percepita dal sacerdote.

Per i sacerdoti che, per ragioni di età o salute, non possono più svolgere un'attività pastorale attiva, è prevista un'integrazione di circa 1.400 euro lordi, che viene corrisposta attraverso il sistema di previdenza integrativa gestito dall'I.C.S.C.

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