Quanto paga di stipendio lordo una azienda un dipendente che prende 1100 euro netti nel 2021? Calcolo e esempi

La voce principale che incide nella determinazione dello stipendio netto ovvero nel passaggio dal lordo è l'Irpef. Ecco come incide sullo stipendio dei lavoratori.

Quanto paga di stipendio lordo una azien

Stipendio netto da 1.100 euro, qual è il lordo pagato?

Tenendo conto della tassazione obbligatoria, sia a livello nazionale e sia locale, e dei contributi previdenziali, nel caso di uno stipendio netto di 1.100 euro, un'azienda paga quasi il doppio, tra 2.100 e 2.200 euro.

Quando si parla di stipendio per i lavoratori è sempre indispensabile distinguere tra netto e lordo. Per il lavoratore è fondamentale per comprendere innanzitutto qual è la cifra che realmente riceve per l'attività svolta. Per il datore di lavoro è un passaggio che non può trascurare in quanto le spese che deve sostenere comprendono pure i costi associati alla tassazione e ai contributi previdenziali.

Nonostante le intenzione e i tentativi fin qui effettuati, il costo del lavoro in Italia, per le aziende che assumono con contratto a tempo determinato o indeterminato, continua a rimanere elevato. E lo è a tal punto da rappresentare un freno alla stabilizzazione. Proviamo a fare un esempio concreto in questo articolo e più precisamente vediamo:

  • Stipendio netto da 1.100 euro, qual è il lordo pagato

  • Determinazione dello stipendio dal lordo al netto nel 2021

Stipendio netto da 1.100 euro, qual è il lordo pagato

Quando si parla di costo del lavoro in Italia bisogna quindi fare riferimento al cuneo fiscale. Si riferisce al rapporto tra l'ammontare delle tasse pagate da un lavoratore e il costo totale del lavoro che rappresenta per il suo datore di lavoro. Il cuneo fiscale medio consente di valutare la portata dell'effetto deterrente esercitato dall'imposta sui redditi da lavoro dipendente. Questo indicatore è misurato come percentuale del costo del lavoro.

Il cuneo fiscale sul lavoratore dipendente in Italia è costituito da una serie di imposte, tra cui Irpef e contributi previdenziali. A fare aumentare il costo complessivo del lavoro da parte delle imprese è l'Irpef, attualmente organizzata in 5 scaglioni di reddito secondo il seguente schema:

  • se il reddito imponibile del lavoratore è fino a 15.000 euro, si applica il 23% di aliquota, 23% Irpef del reddito

  • se il reddito imponibile del lavoratore è oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro, si applica l'aliquota del 27%, 3.450 euro, a cui aggiungere il 27% sulla eventuale parte eccedente 15.000 euro

  • se il reddito imponibile del lavoratore è oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro, si applica l'aliquota del 38%, 6.960 euro, a cui aggiungere il 38% sulla eventuale parte eccedente 28.000 euro

  • se il reddito imponibile del lavoratore è oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro, si applica l'aliquota del 41%, 17.220 euro, a cui aggiungere il 41% sulla eventuale parte eccedente 55.000 euro

  • se il reddito imponibile del lavoratore è oltre 75.000 euro, si applica l'aliquota del 41%, 25.420 euro, a cui aggiungere il 43% sulla eventuale parte eccedente 75.000 euro

Tenendo conto della tassazione obbligatoria, sia a livello nazionale e sia locale, e dei contributi previdenziali, nel caso di uno stipendio netto di 1.100 euro, un'azienda paga quasi il doppio, tra 2.100 e 2.200 euro.

Determinazione dello stipendio dal lordo al netto nel 2021

La voce principale che incide nella determinazione dello stipendio netto ovvero nel passaggio dal lordo è l'Irpef. Secondo il sistema fiscale italiano è progressiva per scaglioni perché la base imponibile è suddivisa in più parti su ciascuna delle quali si applica un'aliquota crescete con l'aumentare del reddito. Ed è personale perché tiene conto delle condizioni del contribuente.

Dopodiché è diretta in quanto grava in maniera immediata sul reddito del contribuente. L'Irpef netta si calcola sottraendo all'Irpef lorda le detrazioni che spettano al contribuente sulla base del tipo di lavoro svolto e del numero di familiari a carico. Quindi si determina il reddito imponibile sottraendo da quello complessivo gli oneri deducibili ovvero quegli importi che la legge consente di sottrarre dal reddito complessivo.

Come fatto notare da Confindustria, nel confronto internazionale l’Italia ha un cuneo molto elevato, qualunque sia la retribuzione presa a riferimento. Nel caso di un lavoratore single con retribuzione media, fatta 100 la retribuzione netta: le imposte pesano per il 32% e i contributi carico lavoratore per un altro 14%; i contributi carico datore pesano per il 61%. Sul netto che va al lavoratore si aggiunge, quindi, il 107% di tasse e contributi.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il