Quanto si paga di tasse se affitto una casa a 600 euro

Le tasse da pagare su una casa in affitto, differenze tra regime ordinario e cedolare secca ed esempi di calcolo per affitto a 600 euro mensili

Quanto si paga di tasse se affitto una casa a 600 euro

Quanto si paga di tasse per una casa in affitto?

Affittare una casa costa molto e a fronte di una rendita mensile e annuale che si pensa di poter ricevere è sempre bene considerare anche la tassazione che si applica su una casa in affitto e che spesso costa anche più della metà dei soldi che si percepiscono come canone di locazione.

 

Sono diverse le tasse che bisogna versare nel momento in cui si affitta una casa e a prescindere dal canone di locazione mensile che si chiede: per una casa in affitto bisogna, infatti, sempre pagare le imposte di registro e bollo, l’Imu, perché si tratta di seconda casa diversa dall’abitazione principale, e tassazione Irpef, considerando che il canone di affitto mensile concorre alla formazione del reddito complessivo del proprietario. Ma quali sono nel dettaglio e quanto costano le tasse che si pagano per una casa in affitto?

Casa in affitto: tasse da pagare

Le tasse da pagare su una casa in affitto dipendono da regime fiscale che si decide di scegliere per l’affitto stesso, se regime ordinario o cedolare secca. Se si sceglie il regime ordinario, i redditi derivanti dal canone di locazione devono essere sommati a tutti gli altri redditi percepiti dal proprietario e inseriti nella dichiarazione dei redditi cui sarà applicata la relativa aliquota Irpef, ossia l’imposta sul reddito delle persone fisiche, e le relative addizionali comunale e regionale.

Le aliquote Irpef variano in base a cinque scaglioni seguendo il principio che tanto più è alto il reddito, tanto più alta è l’aliquota ed è più alto l’importo delle imposte da pagare.

Insieme al pagamento dell’Irpef sui redditi, per una casa in affitto bisogna pagare imposta di registro che solitamente è del 2% del canone annuo, moltiplicato per le annualità del contratto e imposta di bollo di 16 euro ogni 4 facciate scritte del contratto (o comunque 16 euro ogni 100 righe). Sui contratti a canone libero 4+4, quelli cioè con una durata di 4 anni più altri 4 di rinnovo automatico alla prima scadenza, l’Irpef si applica sul 95% della cifra che si percepisce per canone di affitto.

Scegliendo il regime della cedolare secca chi affitta casa gode di una tassazione, perché si tratta di un’unica tassa che sostituisce Irpef, addizionale comunale e regionale, imposta di registro e imposta di bollo e si calcola sulla somma complessiva dei canoni di locazione che, a differenza di quanto previsto dal regime ordinario, non si somma agli altri redditi percepiti dal proprietario dell’immobile per cui non aumenta il reddito imponibile Irpef ma viene comunque considerato ai fini dal calcolo Isee.

La cedolare secca prevede due aliquote: una al 21% per i contratti a canone libero 4+4 e una del 10% per i contratti a canone concordato 3+2 e per le abitazioni che si trovano nei Comuni ad alta tensione abitativa, nei Comuni con carenze di disponibilità abitativa, e nei comuni in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza per calamità naturali.

Esempi e calcolo tasse su casa in affitto a 600 euro

Per fare un esempio di quante tasse si pagano su una casa in affitto, prendendo il caso di una casa affittata 600 euro al mese, considerando il pagamento iniziale di imposta di registro e l’imposta di bollo, per cui complessivamente il costo è di poco meno di 200 euro, si ha una rendita di 7.200 euro annui cui bisogna applicare tassazione Irpef, addizionali locali e Imu annuale (mentre Tasi e Tari sui rifiuti sono a carico dell’inquilino della casa in affitto), e arrivare a guadagnare anche 2mila euro in meno circa, fermandosi a circa 5mila euro annui di rendita.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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