Quanto si può guadagnare senza partita iva secondo leggi 2020 in vigore

Una possibilità per guadagnare senza partita iva secondo leggi 2020 in vigore esiste, a patto che vengano rispettate alcune condizioni, a cominciare dai limiti massimi di compenso.

Quanto si può guadagnare senza partita i

Senza partita Iva quanto si può guadagnare fino a quali limiti massimi?

La prima informazione da conoscere è che è effettivamente possibile guadagnare senza partita Iva. Purché il lavoro sia saltuario e non strutturato in maniera professionale. Se questa è la condizione di partenza da cui è impossibile sfuggire, la conseguenza è inevitabile: questa opportunità è possibile solo fino a un certo margine di guadagno che le norme in vigore individuano in 5.000 euro.

L'apertura e la successiva gestione di una partita Iva sono due delle operazioni a cui prestare attenzione. Non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello fiscale. Non sono infatti previsti costi di apertura e chiusura, ma vanno messi in conto quelli diretti e indiretti per la gestione.

Pensiamo ad esempio alle spese per il commercialista nel caso in cui ci si affidi a un professionisti per la tenuta delle scritture contabili. Ma anche alle tasse da pagare, i cui calcoli diventano più complessi e più frequenti per chi aderisce al regime ordinario, attraverso cui è anche possibile detrarre parte delle spese per l'esercizio della propria attività.

Tuttavia delle partita Iva non si può proprio fare a meno perché chi lavora in maniera continuativa se non esclusiva come lavoratore autonomo ha poche alternative.

Già, perché una possibilità per guadagnare senza partita iva secondo leggi 2020 in vigore esiste, a patto che vengano rispettate alcune condizioni, a cominciare dai limiti massimi di compenso. Un altro aspetto centrale che affrontiamo in questo articolo è relativo a chi può realmente aderire a questa possibilità ovvero se anche i lavoratori dipendenti e non sono quelli autonomi o i liberi professionisti possono farlo. Vediamo quindi

  • Senza partita Iva quanto si può guadagnare
  • Limiti massimi senza partita Iva con leggi 2020 in vigore

Senza partita Iva quanto si può guadagnare

La prima informazione da conoscere è che è effettivamente possibile guadagnare senza partita Iva, ad esempio per vendere oggetti. Purché il lavoro sia saltuario e non strutturato in maniera professionale.

Se questa è la condizione di partenza da cui è impossibile sfuggire, la conseguenza è inevitabile: questa opportunità è possibile solo fino a un certo margine di guadagno che le norme in vigore individuano in 5.000 euro.

C'è però un aspetto di cui tenere conto: anche se la cifra è relativamente bassa rispetto alle possibilità di guadagno illimitato permesse con la partita Iva ordinaria (non con quella forfettario per cui è previsto un tetto di 65.000 euro all'anno), il lavoratore è comunque chiamato a pagare tutte le tasse previste.

Così come i contributi previdenziali alla gestione separata dell'Inps o a una cassa privata se iscritto a un ordine professionale. Dal punto di vista pratico, uno degli strumenti più utilizzati è la ritenuta d'acconto.

Si applica sui diritti derivanti da opere di ingegno, ceduti da persone fisiche non imprenditori o professionisti che le hanno acquistate e sugli utili di promotori e soci fondatori di società per azioni, in accomandita per azioni e a responsabilità limitata.

Ma anche sulle prestazioni di lavoro rese a terzi o nell'interesse di terzi, sulle prestazioni di lavoro autonomo e prestazioni di lavoro occasionali. Infine trova spazio pure sui redditi derivanti dalla cessione dei diritti d'autore e sugli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione quando l'associato fornisce una prestazione di lavoro.

Limiti massimi senza partita Iva con leggi 2020 in vigore

Se il guadagno annuo è inferiore al limite massimo di 5.000 euro è dunque possibile non aprire la partita Iva e utilizzare esclusivamente lo strumento della ritenuta d'acconto per prestazione occasionale.

Nella ricevuta da consegnare al datore di lavoro deve indicare i dati del committente e i proprio, la data di emissione della ricevuta, la descrizione della prestazione lavorativa, l'importo lordo per la prestazione e quello netto ovvero ridotto del 20%.

Il committente paga l'intera cifra ovvero tutta la somma lorda, ma in realtà al lavoratore resta solo l'importo netto perché il 20% viene versato allo Stato come tasse.

Si ricorda che contribuiscono a formare la base imponibile i compensi professionali, le spese documentate anticipate e i rimborsi a piè di lista per viaggio, vitto e alloggio.

Ma non l'addebito in via di rivalsa del contributo per la cassa nazionale dell'ordine professionale a cui si è iscritti e i contributi previdenziali previsti dalla legge a carico del contribuente che li corrisponde.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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