Quota 100, conviene o non conviene. Verità su penalizzazioni e calcolo pensione

Quando si va in pensione con la quota 100 e calcolo dei contributi validi: a chi conviene ed esempi di calcolo della pensione finale

Quota 100, conviene o non conviene. Verità su penalizzazioni e calcolo pensione

Cos’è la quota 100?

La quota 100 è una novità pensione entrata in vigore quest’anno 2019 che permette di anticipare il momento dell’uscita rispetto ai requisiti richiesti dalla pensione di vecchiaia a condizione di rispettare specifici requisiti che sono aver raggiunto 62 anni di età e 38 anni di contributi.

 

Andare in pensione con quota 100 è una possibilità che tantissimi lavoratori attendevano per anticipare il momento dell’uscita rispetto ai requisiti richiesti dalla pensione di vecchiaia, per cui servono quest’anno 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. La quota 100, invece, permette di anticipare l’uscita. Ma quanto conviene e a chi andare in pensione con la novità di quota 100?

Regole pensione con quota 100

Per andare in pensione con quota 100 bisogna raggiungere 62 anni di età e 38 anni di contributi e per l’uscita effettiva bisogna calcolare anche due finestre: una di tre mesi valida per i lavoratori dipendenti privati e una di sei mesi valida per i lavoratori dipendenti pubblici. Non sono previste, come stabilito, penalizzazioni e ai fini del calcolo pensionistico finale si possono considerare i:

  1. contributi obbligatori;
  2. contributi figurativi, come malattia, servizio militare, disoccupazione indennizzata, mobilità, integrazione salariale, ammortizzatori sociali in deroga, contratto di solidarietà, disoccupazione speciale edile;
  3. contributi volontari;
  4. contributi derivanti dal riscatto di determinati periodi come quello  della laurea o di altri periodi ammessi dalla legge, come per esempio i periodi di contribuzione omessa e prescritta;
  5. contributi derivanti da cumulo gratuito o ricongiunzione di periodi contributivi versati in diverse gestioni, con la precisazione che non si possono cumulare i periodi contributivi versati in gestioni previdenziali private.

A chi conviene la quota 100 e verità su penalizzazioni

La quota 100, dunque, si pone come ghiotta opportunità per chi ne avesse i requisiti di anticipare il momento della pensione rispetto ai 67 anni e 20 anni di contributi richiesti dalla pensione di vecchiaia. Ma ci si chiede se poi effettivamente andare in pensione con quota 100 conviene o non conviene e se davvero non ci sono penalità da considerare sul trattamento finale.

Volendo fare una considerazione generale, la quota 100 conviene in alcuni casi e non conviene in altri. E’, infatti, conveniente andare in pensione con quota 100 per i lavoratori privati che hanno avuto carriere regolari senza interruzioni e per i lavoratori statali, considerando che ai fini pensionistici i 38 anni minimi di contributi necessari devono essere maturati in maniera continuativa.

La quota 100 conviene poi a chi, rimasto senza lavoro, sta per esaurire la Naspi e, avendo i requisiti per fare domanda per la quota 100 chiede, l’uscita prima che gli garantisce un assegno mensile di pensione, pur se a volte non troppo alto. Ma rispetto ad un sussidio di disoccupazione destinato ad esaurirsi, la quota 100 rappresenta una vera e propria pensione mensile che permette di vivere al ‘sicuro’.

Non conviene, invece, a chi ha avuto carriere discontinue o brevi, o interruzioni al lavoro superiori ai 2 anni per cassa integrazione o malattia, perché scegliendo la quota 100 correrebbe il rischio di andare in pensione fino a tre anni più tardi invece di anticipare il momento dell’uscita.

Penalizzazioni per pensione con quota 100

Passando al capitolo penalizzazioni, è vero che per andare in pensione con quota 100 non sono previste penalizzazioni, ma è anche vero che, considerando l’accumulo di un minor numero di contributi per il calcolo della pensione finale, l’assegno risultante è comunque inferiore a quello che si percepirebbe andando in pensione di vecchiaia a 67 anni.

Stando ad alcuni calcoli effettuati, infatti, si parla di una riduzione del trattamento pensionistico finale dell’8%-10% circa. Per esempio, un 30enne che andrà in pensione di vecchiaia percepirà un assegno di 1.305 euro, 1.205 nel caso delle donne, mentre con quota 100 prenderebbe 1.112 euro; o un 40enne quarantenne che andrà in pensione vecchiaia percepirà 1.308 euro, mentre con la quota 100 avrebbe 1.255 euro.

Calcolo pensione quota 100 esempi

Per are qualche esempio concreto di calcolo della pensione finale con quota 100, prendendo il caso di un lavoratore che percepisce una retribuzione lorda annua di 30mila euro, se va in pensione a 62 anni di età con la quota 100 riceve un assegno mensile di 1372, il 22,2% in meno rispetto all’assegno che percepirebbe raggiungendo i 67 anni per la pensione di vecchiaia, cioè 1764 euro.

Chi percepisce una retribuzione lorda annua di 50mila euro, se va in pensione la quota 100 riceve un assegno mensile di 2.070, il 23,3% in meno rispetto all’assegno che percepirebbe raggiungendo i 67 anni per la pensione di vecchiaia, cioè 2.700 euro; chi percepisce una retribuzione lorda annua di 75mila euro, se va in pensione con la quota 100 percepisce un assegno mensile di 2.771 euro, molto meno dei 3.685 euro che percepirebbe andando in pensione di vecchiaia; mentre ci percepisce una retribuzione lorda annua di 100mila euro, se va in pensione con la quota 100 percepisce un assegno mensile di 3.365 euro, molto meno dei 4.546 euro che percepirebbe raggiungendo i 67 anni della pensione di vecchiaia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il
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