Ritorna interessante investire in titoli di Stato a 3, 5 e 10 anni con i nuovi rendimenti

Investire oggi in titoli di Stato come i Btp e non solo si rivela un'opzione più interessante rispetto al recente passato. Ecco cosa sta succedendo.

Ritorna interessante investire in titoli

Titoli di Stato a 3, 5 e 10 anni: perché è adesso interessante investire?

I titoli di Stato si rivelano interessanti per chi compra adesso le nuove emissioni con rendimenti a salire. Diverso è il discorso per chi ha già acquistato i Btp in quanto i tassi di interesse erano inferiori. In pratica il tempo gioca a favore di chi investe adesso nei Btp.

Alla ricerca delle migliori opportunità di investimento, anche in relazione ai Btp. Si tratta dei titolo di Stato a lungo termine ovvero a 3, 5, 10, 15, 30 e 50 anni che raccolgono da sempre l'interesse dei risparmiatori italiani per via della sicurezza che sono in grado di garantire.

Tuttavia in questi ultimi anni, i rendimenti offerti non sono stati considerati sempre in linea con le migliori aspettative di guadagno. Il trend sta però cambiando, come dimostrato dalle nuove emissioni di titoli di Stato del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Approfondiamo quindi i particolare più esattamente vediamo meglio:

  • Titoli di Stato a 3, 5 e 10 anni: perché è adesso interessante investire

  • Alla ricerca di nuovi investimenti per investire in titoli di Stato nel 2022

Titoli di Stato a 3, 5 e 10 anni: perché è adesso interessante investire

I titoli di Stato si rivelano interessanti per chi compra adesso le nuove emissioni con rendimenti a salire. Diverso è il discorso per chi ha già acquistato i Btp in quanto i tassi di interesse erano inferiori. In pratica il tempo gioca a favore di chi investe adesso nei Btp, di cui è possibile verificare il valore in tempo reale.

Il punto di partenza per capire cosa sta succedendo ovvero quali sono i nuovi rendimenti che spingono a investire è proprio la nuova emissione dei titoli di Stato per il secondo trimestre del 2022, che possono comunque essere venduti in anticipo. Come rende noto il Ministero dell'Economia e delle Finanze, il quadro è il seguente:

  • Btp a 3 anni con scadenza 15 agosto 2025, ammontare minimo dell’intera emissione: 9 miliardi di euro

  • Btp a 7 anni con scadenza 15 giugno 2029, ammontare minimo dell’intera emissione: 10 miliardi di euro

  • Btp a 10 anni con scadenza 1 dicembre 2032, ammontare minimo dell’intera emissione: 10 miliardi di euro

In tutti i casi, come sottolineato, l'ammontare minimo si riferisce all'intera emissione ovvero al valore che il circolante del titolo deve raggiungere prima di essere sostituito da una nuova emissione sulla stessa scadenza. Per chi intende investire nel lungo termine con un rischio contenuto, questa nuova emissione si rivela interessante.

Il Mef comunica di voler riservare la facoltà di offrire ulteriori tranche di titoli nominali in corso di emissione con scadenza superiore ai 10 anni, CCTeu e indicizzati all'inflazione anche al fine di tenere conto di eventuali dislocazioni sul mercato secondario di detti titoli.

Dopodiché spiega che potrà offrire ulteriori tranche di titoli a medio e lungo termine, nominali a tasso fisso e variabile e indicizzati all'inflazione, non più in corso di emissione, per assicurare l'efficienza del mercato secondario. Per tutte le aste di titoli a medio e lungo termine, nominali a tasso fisso e variabile e indicizzati all’inflazione, il Tesoro precisa poi di voler utilizzare la procedura d'asta marginale con determinazione discrezionale del prezzo di aggiudicazione e della quantità emessa.

Alla ricerca di nuovi investimenti per investire in titoli di Stato nel 2022

Una forma particolare dei Buoni del tesoro poliennali su cui investire sono quelli indicizzati all'inflazione italiana ovvero i Btp Italia che prevedono la rivalutazione all'inflazione delle cedole e del capitale sottoscritto su base semestrale.

In questo caso si calcola il coefficiente di indicizzazione come il rapporto tra l'indice dei prezzi alla data di pagamento della cedola e l'indice alla data della cedola precedente. Quindi l'importo della cedola semestrale è calcolato moltiplicando il tasso annuo cedolare, diviso due, per il coefficiente di indicizzazione e per il valore nominale del capitale sottoscritto.

Poi il capitale sottoscritto è rivalutato semestralmente, moltiplicando il suo valore nominale per la differenza tra il coefficiente di indicizzazione e 1. La remunerazione semestrale liquidata all'investitore è composta sia dalla cedola sia dalla quota di capitale rivalutato.

Da un titolo all'altro, ecco i Btp indicizzati all'inflazione europea che presentano molti punto in comune con i Btp Italia. In particolare, la rivalutazione è legata all'inflazione europea, e dunque all'indice armonizzato dei prezzi al consumo con l'esclusione del tabacco.

Poi il coefficiente di indicizzazione è dato dal rapporto tra il numero indice al pagamento della cedola e quello alla data di emissione e non alla data di pagamento della cedola precedente. Infine, il capitale è rivalutato direttamente alla scadenza e non semestralmente.





Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il