Scoppia lo scandalo, ecco chi può lavorare poche ore alla settimana e guadagnare moltissimo

Uno dei mestieri più a contatto con le famiglie e con maggiori responsabilità può lavorare pochissimo e guadagnare molto. Ed è polemica.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
Scoppia lo scandalo, ecco chi può lavora

Chi lavora poche ore alla settimana e guadagnare moltissimo?

Il medico di base lavora 5 giorni al settimana per circa 3 ore al giorni. Il guadagno arriva fino a 7.500 euro netti, a cui aggiungere i bonus.

Si tratta di una questione estremamente delicata perché da una parte si punta l'indice contro chi guadagna cifre così spropositate pur lavorando poco. Dall'altra c'è però chi riconosce l'abilità di queste figure professionali nell'aver raggiunto questo status. Come sempre, una visione oggettiva delle cose suggerisce di andare a ricercare la verità nel mezzo, soprattutto in relazione ad alcune categorie professionali.

Ci riferiamo proprio ai medici ovvero quelle figure essenziali per la nostra società. Poco importa che siamo nel bel mezzo di una emergenza sanitaria o si tratta di gestire la quotidianità perché del sapere e dell'abilità dei camici bianchi non possiamo farne a meno. Ma approfondiamo meglio, da vicino cosa sta succedendo:

  • Chi lavora poche ore alla settimana e guadagna moltissimo

  • Il confronto di stipendio tra medici di base e ospedalieri

Chi lavora poche ore alla settimana e guadagna moltissimo

Prima di entrare nel cuore di questo scandalo o presunto tale che sta circolando sui media, facciamo un paio di indispensabili precisazioni. Se i medici riescono a guadagnare molto, moltissimo, anche lavorando una quantità di ore decisamente inferiore rispetto ad altre categorie professionali è proprio per via degli studi e dell'esperienza che hanno accumulato. Nulla avviene insomma per caso e in qualche modo potremmo dire che si tratta di uno status meritato.

In seconda battuta, anche se il rapporto tra guadagno netto e ore di lavoro potrebbe fare impallidire, non siamo davanti ad alcuna irregolarità. Le normative di settore consentono infatti una situazione di questo tipo. Di conseguenza, i più critici dovrebbero indirizzare le proprie lamentele altrove.

Da dove nasce quindi lo scandalo su chi può lavorare poche ore alla settimana e guadagnare moltissimo? Da una recente ricerca che ha coinvolto la figura del medico di base in confronto a quella del medico ospedaliero. A conti fatti, il primo con 1500 assistiti - è stato fatto notare - lavora 5 giorni al settimana per circa 3 ore al giorni.

Il guadagno arriva fino a 7.500 euro netti, a cui aggiungere i bonus. Pensiamo ad esempio ai 10 euro a dose che riceve in caso di iniezione di una dose di vaccino anti-Covid nel proprio ambulatorio. Oppure ai 28 se si deve recare a domicilio dal paziente.

Il confronto di stipendio tra medici di base e ospedalieri

Abbiamo accennato al confronto tra il medico di base e quello ospedaliero. Quest'ultimo matura una retribuzione più bassa ovvero dai 2.000 ai 4.000 euro sulla base dell'anzianità di servizio. Un primario di un ospedale pubblico guadagna da 4.000 a 6.000 euro al mese per un impegno di lavoro estremamente variabile. Si aggira infatti tra le 38 e le 48 ore di lavoro settimanale. Tanto per intenderci, si tratta può tranquillamente lavorare anche per 13 ore al giorno.

Il tutto avviene nel contesto della reperibilità previsto nel contratto dei medici ospedalieri, secondo cui l'orario di lavoro notturno per i dipendenti con contratto medici ospedalieri non può essere superiore alle 8 ore perché, proprio per la specificità della natura della prestazione del servizio notturno, sono previste almeno 16 ore di riposo successive al termine del turno notturno.

E quando si parla di lavoro per queste categorie professionali significa che vanno rispettati gli impegnativi doveri di eseguire diagnosi ed educazione sanitaria; prescrivere eventuali esami specialistici ed esami specifici; compilare certificati medici per lavoro e inviarli in via telematica come previsto dalle leggi in vigore in caso di assenza dal lavoro per malattia del suo paziente; rendersi reperibilità in orari e giorni di reperibilità stabiliti; fare prescrizioni mediche per l’acquisto di farmaci.

E poi: prescrivere terapie necessarie; prestare attività di prevenzione; misurare la pressione; fare vaccini; fare medicazioni; conservare la cartella di ogni paziente, aggiornandola di volta in volta con eventuali esiti di esami diagnostici, ricoveri o visite specialistiche, in modo da avere la storia clinica, completa e sempre aggiornata di ogni paziente.