Se si riceve uno stipendio più alto per sbaglio bisogna ridare indietro i soldi o no per leggi 2021

La difficoltà supplementare si pone nel momento in cui il datore di lavoro ha accredito per più mesi uno stipendio più alto al lavoratore.

Se si riceve uno stipendio più alto per

Stipendio più alto per sbaglio, il lavoratore deve restituire i soldi?

Nel caso in cui l'accredito di un importo maggiore sia avvenuto una sola volta, il lavoratore ha l'obbligo di restituzione della cifra ricevuta per un errore materiale. Tuttavia, se lo stipendio più alto è stata accreditato con continuità, l'obbligo viene a cadere.

La prima sensazione nel caso di accredito di uno stipendio più alto rispetto a quello atteso è di stupore. A cui si aggiunge un senso di gratificazione per il riconoscimento del lavoro svolto.

In realtà basta poco per tornare nella realtà e accorgersi che non c'è corrispondenza tra l'importo indicato nella busta paga mensile e la cifra bonificata sul conto corrente. Se le due cifre non coincidono c'è di certo un errore da parte dell'incaricato a eseguire materialmente i pagamenti.

Ci domandiamo allora cosa deve fare il lavoratore ovvero se deve restituire il denaro che ha indebitamente ricevuto. Ma anche se c'è un limite massimo ovvero se scatta la prescrizione dopo un certo periodo di tempo. Vediamo quindi:

  • Stipendio più alto per sbaglio, il lavoratore deve restituire i soldi o no
  • Complessità dei calcoli nel caso di restituzione dei soldi in più ricevuti

Stipendio più alto per sbaglio, il lavoratore deve restituire i soldi o no

La questione delle restituzione dei soldi in più ricevuti e l'obbligo della immediata restituzione non è così scontata. Ci sono infatti alcuni aspetti da considerare. Ad esempio, cosa accade nel caso in cui il lavoratore abbia già speso quel denaro? E se si è accorto a distanza di alcuni mesi se non di anni di aver ricevuto uno stipendio più alto? In questa circostanza sussiste il reato di appropriazione indebita?

Secondo le disposizioni in vigore, messe a punto da una serie di sentenze della Corte di Cassazione, occorre fare una distinzione. Nel caso in cui l'accredito di un importo maggiore sia avvenuto una sola volta, il lavoratore ha l'obbligo di restituzione della cifra ricevuta per un errore materiale.

Tuttavia, se lo stipendio più alto è stata accreditato con continuità, l'obbligo viene a cadere. Il dipendente può infatti maturare l'idea che quel denaro sia dovuto, ad esempio come gratificazione o come premio di produzione.

Complessità dei calcoli nel caso di restituzione dei soldi in più ricevuti

La difficoltà supplementare si pone nel momento in cui il datore di lavoro ha accredito per più mesi uno stipendio più alto al lavoratore. Si pone infatti la necessità di fare complicati calcoli e di prestare attenzione ai tempi di prescrizione. Il punto di riferimento è la busta paga in cui sono sintetizzati tutti i dettagli che riguardano il dipendente. Contiene infatti nome, cognome, indirizzo, codice fiscale del lavoratore.

Così come dati identificativi del datore e matricole Inps e Inail. Nella busta paga sono quindi presenti i dettagli relativi al Contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro, al livello di inquadramento del dipendente e categoria, alla retribuzione base lorda, al superminimo individuale (se presente), agli scatti di anzianità. Altre voci che incidono nella retribuzione del dipendente sono i premi di produzione e il valore economico del fringe benefit sottoposto a tassazione e contribuzione previdenziale.

E poi le trattenute effettuate dal datore di lavoro sullo stipendio lordo del dipendente. Pensiamo ad esempio alle tasse statali, regionali e comunali, ai contributi previdenziali, ai contributi a carico del dipendente a enti di previdenza e assistenza sanitaria integrativa.

Ecco quindi che altri voci presenti nella busta paga del lavoratore dipendente sono eventuali somme trattenute a titolo di sanzione disciplinare e gli importi assegnata al lavoratore attraverso il datore di lavoro, ma che di fatto sono erogati da enti previdenziali e di assistenza. Anche in questo caso la lista è potenzialmente lunga in quanto comprende pure l'indennità di malattia, gli assegni per il nucleo familiare e l'indennità di infortunio.

Ma si tratta appunto di 3 fra le tanti voci. Infine, a dimostrazione della complessità della definizione della retribuzione e della non immediatezza nel rifare i calcoli, la busta paga indica anche il Trattamento di fine rapporto accantonato dall'azienda ovvero la cosiddetta liquidazione da erogare al termine del rapporto di lavoro, le ferie e i permessi residui.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il