Sentenze tribunali e Cassazione su responsabilità banche e promotori finanziari su investimenti sbagliati

Per i giudici è sempre indispensabile da parte di banche e promotori offrire la piena informazione attiva circa la natura, i rendimenti e ogni altra caratteristica del titolo.

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Cosa hanno stabilito i tribunali sulla responsabilità per investimenti sbagliati?

Banche e intermediari finanziari devono comportarsi in modo responsabile ovvero tenere conto della situazione personale e patrimoniale di investitori e risparmiatori, il diverso approccio con il rischio e le differenti prospettive di guadagno.

Sono stati numerosi i casi di controversie tra correntisti, banche e promotori finanziari su investimenti finanziari sbagliati che sono finiti sul tavolo di un giudice. Il punto centrale attorno a cui ruotano i ricorsi è il livello di responsabilità degli istituti di credito e degli esperti in materia in riferimento alle scelte consigliate ai clienti.

Come vedremo in questo articolo, i tribunale e la Corte di Cassazione in particolare hanno fissato alcuni importanti principi. Ma lo hanno fatto tenendo conto delle norme in vigore. Ed è proprio da queste ultime che occorre iniziare per inquadrare la situazione. Il principio di fondo è molto chiaro: non tutti i prodotti finanziari sono adatti a tutti gli investitori e risparmiatori.

Ciascuno di noi ha infatti un diverso approccio con il rischio e anche le prospettive di guadagno non sono le stesse per tutti. Senza dimenticare di non perdere mai di vista la compatibilità con la propria situazione personale e patrimoniale. Vediamo quindi nel dettaglio:

  • Sentenze tribunali su banche e promotori finanziari
  • Responsabile investimenti sbagliati, sentenze tribunali e Cassazione

Sentenze tribunali su banche e promotori finanziari

La questione della responsabilità di banche e promotori finanziari su investimenti sbagliati è costantemente al centro dell'attenzione, anche se con meno virulenza rispetto a pochi anni fa. In tema di investimenti, l'intermediario non è esonerato, in presenza di un investitore pur a uso a operazioni finanziarie a rischio elevato che risultino dalla sua condotta pregressa, dall'assolvimento degli obblighi informativi.

Il riferimento va al decreto legislativo 58 del 1998, secondo cui nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento e accessori i soggetti abilitati devono comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza per servire al meglio l'interesse dei clienti e per l'integrità dei mercati.

Ma anche acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati. Allo stesso tempo devono utilizzare comunicazioni pubblicitarie e promozionali corrette, chiare e non fuorvianti. Infine devono disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi e delle attività.

Responsabile investimenti sbagliati, sentenze tribunali e Cassazione

Per mettersi al riparo dall'accusa di aver consigliato un investimento sbagliato, banche e promotori finanziari devono fare in modo che gli strumenti finanziari siano offerti o raccomandati solo quando sia nell'interesse del cliente.

Per gli Ermellini, è sempre indispensabile da parte di banche e promotori finanziari offrire la piena informazione attiva sulla natura, i rendimenti e ogni altra caratteristica del titolo, non potendosi affatto presumere che l’investitore debba necessariamente cogliere tutte le implicazioni di un dato investimento, solo perché in passato abbia già acquistato azioni o altri titoli, sebbene a rischio elevato.

In buona sostanza, l'intermediario diligente è gravato dall'onere di offrire la completa informazione del titolo, onere da cui quindi in nessun modo il medesimo può essere esentato. Se viene meno questo aspetto, ecco che il livello di responsabilità di banche e promotori finanziari su investimenti sbagliati è destinato a innalzarsi.

A detta dei giudici, l'inosservanza dei doveri informativi da parte dell'intermediario finanziario è un fattore di disorientamento dell'investitore, che condiziona le sue scelte di investimento.

Secondo una nota e recente sentenza dei togati della Corte di Cassazione, in assenza dell'assolvimento dell’obbligo informativo dell'intermediario previsto dalla legge, sussiste una presunzione dell'esistenza del nesso di causalità, quanto all’avvenuta effettuazione di una scelta non consapevole da parte dell'investitore, senza che la precedente o la contestuale condotta di investimento in altri titoli rischiosi esoneri dall’adempimento degli obblighi informativi in capo all’intermediario, né integri la prova contraria su di lui gravante.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il