Si può chiedere risarcimento se banca ha consigliato investimenti sbagliati e che vanno male. I casi 2021

È importante avviare un'azione legale il più rapidamente possibile, ma questo processo legale può diventare rapidamente complicato per scadenze e documenti da depositare.

Si può chiedere risarcimento se banca ha

Investimento sbagliato, si può chiedere risarcimento alla banca?

Il cliente di una banca può avere diritto a ricevere un risarcimento se ha subito perdite nel mercato azionario o delle obbligazioni a causa dell'incompetenza di un consulente dell'istituto di credito o di un comportamento senza scrupoli. In pratica se non ha ricevuto informazione in anticipo sui rischi del prodotto o del servizio su cui dirottare il denaro.

Poco cose mandano su tutte le furie come un investimento sbagliato. Anche e soprattutto se a suggerirlo è la banca a cui abbiamo affidato i propri risparmi e da cui pretendiamo che ci sia rispetto e fiducia. Il punto è proprio questo: l'economia svolge un ruolo importante nella crescita del portafoglio ma non è l'unico componente da prendere in considerazione e a rivelarsi decisiva.

Il successo è legato anche anche all'abilità, alla competenza e alla diligenza della banca che consiglia di effettuare un investimento. Ma cosa succede se la scelta si rivela infruttuosa ovvero se i consigli sono sbagliati con conseguente perdita di denaro? Il cliente può chiedere il risarcimento all'istituto di credito? Gli investitori che hanno perso denaro potrebbero non essere consapevoli di essere stati vittime di negligenza, false dichiarazioni o commissioni eccessive della propria banca. Osserviamo da vicino in questo articolo

  • Investimento sbagliato, si può chiedere risarcimento alla banca o no
  • Casi 2021 e sentenze dei tribunali su investimenti che vanno male

Investimento sbagliato, si può chiedere risarcimento alla banca o no

La regola di fondo di ogni investimento è che le banche sono tenute a fornire raccomandazioni adeguate ai propri clienti. La realtà degli ultimi anni ha però dimostrato che troppo spesso un portafoglio può essere compromesso da una cattiva scelta che incide negativamente sul cliente e sui suoi risparmi.

Il cliente di una banca può avere diritto a ricevere un risarcimento se ha subito perdite nel mercato azionario o delle obbligazioni a causa dell'incompetenza di un consulente dell'istituto di credito o di un comportamento senza scrupoli. In pratica se non ha ricevuto informazione in anticipo sui rischi del prodotto o del servizio su cui dirottare il denaro.

Il silenzio o le mezze verità comportano l'assunzione di responsabilità e dunque il diritto del cliente a chiedere un risarcimento danni. La legge impone di fare in modo che gli strumenti finanziari siano offerti o raccomandati solo quando siano nell'interesse del cliente. Detto in altri termine, il cliente deve acquisire le informazioni necessarie a comunicazioni pubblicitarie e promozionali corrette, chiare e non fuorvianti.

Ci sono anche casi in cui le perdite sono il risultato di una frode della banca. Ad esempio, una banca può avere un cliente prudente e non disposto a rischiare di perdere molti soldi. Se l'istituto di credito invoglia e convince quel cliente a effettuare in un investimento che è molto speculativo o rischioso, il consulente potrebbe essere responsabile se l'investimento perde denaro. Il cliente può avere il diritto di intraprendere un'azione legale contro la banca per recuperare le perdite di negoziazione di azioni.

È importante avviare un'azione legale il più rapidamente possibile, ma questo processo può diventare complicato. Ci sono scadenze, documenti da depositare e innumerevoli dettagli a cui prestare attenzione. Ecco perché è utile farsi affiancare da un avvocato esperto per recuperare i soldi dovuti.

Casi 2021 e sentenze dei tribunali su investimenti che vanno male

Sicuramente importante è la sentenza della Corte d'appello di Roma secondo cui l'obbligo dell'intermediario di tenersi informato sulla situazione del cliente, in quanto funzionale al dovere di curarne diligentemente e professionalmente gli interessi, permane attuale durante l’intera fase esecutiva del rapporto e si rinnova ogni qual volta la natura o l'entità della singola operazione lo richieda, per l'ovvia considerazione che la situazione del cliente non è statica bensì suscettibile di evolversi nel tempo.

La Corte di Cassazione ha quindi messo nero su bianco l'obbligo per gli istituti di credito di offrire la piena informazione attiva circa la natura, i rendimenti e ogni altra caratteristica del titolo, non potendosi affatto presumere che l'investitore debba cogliere tutte le implicazioni di un dato investimento, solo perché in passato abbia già acquistato azioni o altri titoli, sebbene a rischio elevato.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il