Non esistono beni immobili, come edifici, costruzioni o terreni, che siano considerati "di proprietà di nessuno" (res nullius). Nel peggiore dei casi, un immobile, al quale tutti hanno rinunciato (per esempio, perché parte di un'asse ereditaria non accettata da nessuno), diventerà automaticamente proprietà dello Stato (art. 827 del Codice Civile).
L'occupazione abusiva di un immobile si verifica quando una persona si stabilisce illegalmente in un'abitazione di proprietà altrui, senza averne alcun titolo legittimo. Può accadere in assenza totale di un contratto di locazione oppure quando, alla scadenza di un contratto, l'inquilino si rifiuta di lasciare l'immobile.
Attualmente, l'occupazione abusiva di un immobile è illegale (articoli 633 invasione di terreni o edifici e 614 violazione di domicilio del Codice Penale), sia che appartenga allo Stato che a un privato. Chi lo fa rischia una reclusione fino a due anni o una multa considerevole se l'immobile è di proprietà statale. Se invece l'immobile è privato, ma abbandonato materialmente, ma non giuridicamente, si tratta comunque di violazione di domicilio, punibile con una reclusione che può variare da sei mesi a tre anni.
Un metodo legale per acquisire la proprietà o il diritto di abitazione su una casa abbandonata è tramite l'usucapione. Si tratta di un istituto giuridico che consente di ottenere la proprietà di un immobile dopo averlo posseduto per un certo periodo di tempo, in modo pubblico, pacifico e non interrotto. La normativa italiana, nello specifico l'articolo 934 del Codice Civile, prevede un periodo di 20 anni per immobili con titolo di possesso valido, e di 10 anni se il possessore può dimostrare di avere acquisito la proprietà in buona fede.
La sentenza n. 2544 del 23/11/2021 della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che l'occupazione abusiva di un immobile può essere giustificata dallo stato di necessità, qualora ci sia un serio pericolo per la persona, compresa la minaccia al diritto di abitazione o altri diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Tuttavia, questa giustificazione non può essere invocata per soddisfare un bisogno abitativo permanente, ma solo per rispondere a un pericolo attuale e temporaneo. È necessario valutare attentamente ogni situazione specifica per bilanciare correttamente gli interessi della proprietà e i diritti fondamentali della persona, preservando così il carattere eccezionale della normativa.