Si può pagare stipendio con ricarica carta di credito o è vietato perché non tracciabile

Secondo l'Ispettorato nazionale del lavoro, la firma del lavoratore sulla busta paga non è una prova sufficiente dell'avvenuto pagamento della retribuzione.

Si può pagare stipendio con ricarica car

Stipendio pagato con ricarica carta di credito, è possibile?

Secondo l'Ispettorato nazionale del lavoro è ammesso il pagamento dello stipendio su carta di credito prepagata intestata al lavoratore. Non solo, ma non è neanche indispensabile il collegamento a un Iban.

L'obiettivo dichiarato è il contrasto dell'economia sommersa ovvero del cosiddetto lavoro in nero. Dati alla mano della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate si tratta di un fenomeno molto diffuso che sottende la frode del fisco.

Il datore di lavoro finisce infatti per non pagare le imposte e i contributi previdenziali mentre il dipendente potrebbe indebitamente percepire le somme previste dagli strumenti di sostegno del reddito per chi si trova in uno stato di disoccupazione.

Tra le formule escogitate dal legislatore per contrastare questo fenomeno c'è l'obbligo di pagare gli stipendi ai lavoratori con uno strumento tracciabile ovvero non in contanti. I casi particolari su cui fare chiarezza sono necessariamente numerosi e proprio su uno di questi vogliamo fare luce:

  • Stipendio pagato con ricarica carta di credito, è possibile oppure no
  • Il parere dell'Ispettorato nazionale del lavoro sul pagamento dello stipendio

Stipendio pagato con ricarica carta di credito, è possibile oppure no

Il modo più classico per pagare uno stipendio con uno strumento tracciabile è il bonifico bancario o postale. In questo modo risultano con estrema chiarezza l'importo e la causale.

Non si tratta dell'unico modo perché anche l'assegno rientra tra le opzioni ammesse mentre possono sorgere legittimi dubbi nel caso della ricarica della carta di credito. Anche perché non tutti i lavoratori sono obbligati all'apertura di un conto corrente che comporta comunque dei costi da sostenere.

Sulla questione è intervenuto l'Ispettorato nazionale del lavoro, come vedremo nel dettaglio nel paragrafo successivo. Ma adesso ci interessa anticipare la conclusione: è ammesso il pagamento dello stipendio su carta di credito prepagata intestata al lavoratore. Non solo, ma non è neanche indispensabile il collegamento a un Iban.

Il datore di lavoro conserva comunque l'obbligo di conservazione della documentazione, in particolare delle ricevute di versamento, anche nei casi di versamenti effettuati su carta di credito prepagata intestata al lavoratore, non collegata a un Iban con lo scopo di garantire la tracciabilità delle operazioni eseguite, anche attraverso l'esibizione agli organi di vigilanza. Il problema sorge nel momento in cui lo stipendio viene versato in contanti.

La normativa vigente prevede testualmente che al datore di lavoro o al committente che viola questa disposizione si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro sulla base delle mensilità irregolari accumulate. Senza dimenticare l'applicazione di una sanzione aggiuntiva nel caso di accertamento di lavoro in nero.

Il parere dell'Ispettorato nazionale del lavoro sul pagamento dello stipendio

Come fatto notare dall'Ispettorato nazionale del lavoro, si applica il regime sanzionatorio previsto nei casi di mancata esibizione da parte del datore di lavoro della documentazione attestante il pagamento della retribuzione con strumenti tracciabili, anche a fronte di dichiarazione del lavoratore che confermi di non essere stato pagato in contanti. La firma del lavoratore sulla busta paga non è una prova sufficiente dell'avvenuto pagamento della retribuzione.

Per l'Inl non appare possibile accordare rilevanza, ai fini dell’esclusione della responsabilità del datore di lavoro, alla dichiarazione resa dal lavoratore che confermi di essere stato pagato con gli strumenti previsti, in assenza della relativa prova ricavabile dalla tracciabilità intrinseca di tali mezzi di pagamento. Ed è proprio in ragione della capacità di tali strumenti di fornire prova del loro utilizzo che il legislatore li ha imposti ai fini del pagamento delle retribuzioni.

L'osservanza dell'obbligo normativo è quindi connesso alla effettiva tracciabilità delle operazioni di pagamento e alla loro possibile verifica da parte degli organi di vigilanza. L'Ispettorato nazionale del lavoro fa in particolare riferimento a quei mezzi di pagamento che, sebbene non consentiti dalla legge, sono stati ritenuti idonei ad assolvere alla funzione antielusiva della norma, in quanto pur sempre tracciabili.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il