Si può prendere malattia dal lavoro per depressione o no. Quando e in quali casi 2020 riconosciuta

La depressione provoca sentimenti che vanno oltre la tristezza e sono più simili alla perdita di interesse per ogni tipo di attività. Anche per il lavoro.

Si può prendere malattia dal lavoro per

Depressione e lavoro, si può prendere malattia 2020?

Sì, con la depressione è possibile assentarsi dal lavoro percependo l'indennità di malattia, ma per fare scattare l'erogazione dell'importo da parte dell'Inps è indispensabile la certificazione da parte di un medico. Per l'intero periodo di malattia, il lavoratore depresso deve rispettare gli orari di reperibilità per le visite mediche, sia che si tratti di un dipendente privato e sia di uno statale.

Nel linguaggio comune la depressione viene definita una "brutta bestia". Non è infatti né tristezza e né dolore ma è quello spegnimento dell'anima che influenza le attività quotidiane fino a paralizzare. Nei casi più acuti è impensabile riuscire a lavorare con produttività ed efficacia.

A tal punto che il sistema normativo italiano considera la depressione una malattia con tutte le tutela che ne conseguono. Il cosiddetto disturbo depressivo influisce negativamente sull'umore, sui pensieri e sulle azioni, ma fortunatamente, è anche curabile.

La depressione provoca sentimenti che vanno oltre la tristezza e sono più simili alla perdita di interesse per ogni tipo di attività. Può portare a una varietà di problemi emotivi e fisici e può ridurre la capacità di una persona di lavorare. Sono i dati a dimostrare che la depressione colpisce molti adulti anche in Italia.

Può colpire in qualsiasi momento, ma in media appare per la prima volta al termine del periodo dell'adolescenza. Statistiche alla mano, le donne hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione rispetto agli uomini e alcuni studi dimostrano che un terzo di loro ha a che fare con almeno un caso di depressione nel corso della vita. Vediamo in questo articolo il rapporto tra depressione e lavoro e più precisamente

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  • In quali casi riconosciuta malattia per depressione

Depressione e lavoro, si può prendere malattia 2020

Con la depressione è possibile assentarsi dal lavoro percependo l'indennità di malattia? La risposta è affermativa, ma per fare scattare l'erogazione dell'importo da parte dell'Inps è indispensabile la certificazione da parte di un medico.

In buona sostanza non è sufficiente una propria dichiarazione ma occorre un documento che lo metta nero su bianco in seguito a una visita specialistica. Proprio il certificato medico è il cuore del funzionamento di questo strumento perché, oltre alla generalità del lavoratore, contiene anche l'indicazione del numero di giorni di assenza retribuita.

A tal proposito, i primi tre sono corrisposti dal datore di lavoro, tutti gli altri dall'Istituto nazionale per la previdenza sociale. Ma cambia l'importo perché nei primi tre giorni lo stipendio non viene intaccato, dal quarto al ventesimo si dimezza e dal 21esimo al 180esimo il lavoratore percepisce il 66,66% della retribuzione.

Per l'intero periodo di malattia, il lavoratore depresso deve rispettare gli orari di reperibilità per le visite mediche, sia che si tratti di un dipendente privato e sia di uno statale.

In quali casi riconosciuta malattia per depressione

Passaggio fondamentale è quindi il riconoscimento della percentuale di invalidità per depressione poiché, in base all'assegnazione, cambia l'accesso alla fruizione delle varie agevolazione.

Dalla percentuale maggiore a quella minore, i casi riconosciuti dalla normativa in vigore sono:

  • depressione maggiore, episodio ricorrente: invalidità riconosciuta del 100%
  • ritardo mentale grave e profondo: invalidità riconosciuta del 100%
  • schizofrenia di tipo disorganizzato, catatonico, paranoide, non specificata: invalidità riconosciuta del 100%
  • schizofrenia residuale: invalidità riconosciuta del 100%
  • disturbo amnesico persistente indotto da sostanze: invalidità riconosciuta del 100%
  • disturbo bipolare I: invalidità riconosciuta del 100%
  • disturbo schizoaffettivo: invalidità riconosciuta del 100%
  • anoressia nervosa: invalidità riconosciuta dal 75 al 100%
  • disturbi deliranti come paranoia, parafrenia, delirio condiviso: invalidità riconosciuta del 75%
  • disturbo bipolare II e disturbo bipolare sai: invalidità riconosciuta del 75%
  • schizofrenia di tipo disorganizzato, catatonico, paranoide, non specificata: invalidità riconosciuta del 75%
  • schizofrenia residuale: invalidità riconosciuta del 75%
  • depressione maggiore, episodio ricorrente: invalidità riconosciuta dal 61 all'80%
  • disturbo bipolare I: invalidità riconosciuta dal 61 all'80%
  • ritardo mentale di media gravità: invalidità riconosciuta dal 61 all'80%

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il
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