Si può richiedere risarcimento danni per una promessa di assunzione non mantenuta o non è previsto

Sulla questione del mancato rispetto della promessa di assunzione si è espressa la Corte di Cassazione con una importante sentenza. Vediamo tutti i dettagli.

Si può richiedere risarcimento danni per

Promessa di assunzione non mantenuta, è previsto il risarcimento danni?

È possibile pretendere il risarcimento danni, ma non sempre e occorre valutare caso per caso. Il candidato deve dimostrare che la controparte ha agito in malafede provocando danni e dunque facendo perdere tempo con ripercussioni anche dal punto di vista psicologico.

Lo scenario è quello di un colloquio di lavoro in cui il candidato riceve rassicurazioni sulle possibilità di assunzione. Dalle parole si è passati ai primi fatti con il datore di lavoro che invita l'aspirante lavoratore a vedere con i propri occhi gli uffici, l'ambiente, il luogo di lavoro e come si svolge una tipica giornata. Insomma, tutto lascia supporre che i giochi sono fatti ovvero che il prossimo passo sarà quello della sospirata firma del contratto di assunzione.

Non sembrano proprio esserci ombre e lo stesso datore di lavoro incoraggia a essere ottimisti con le parole e con i fatti. Il candidato smette quindi di cercare un'alternativa e attende solo la convocazione in sede per la formalizzazione del rapporto con l'indicazione della data di assunzione, della retribuzione e tutti i dati che servono per mettere nero su bianco gli accordi.

Succede però che trascorrono i giorni e la fatidica telefonata del datore di lavoro non arriva. Cosa fare? O meglio, il candidato illuso può chiedere un risarcimento danni per il mancato rispetto della promessa. Vediamo in questo articolo:

  • Promessa di assunzione non mantenuta, è previsto il risarcimento danni o no
  • Sentenza della Cassazione sulla promessa di assunzione non mantenuta

Promessa di assunzione non mantenuta, è previsto il risarcimento danni o no

I due punti di riferimento per sapere se in caso di mancato rispetto della promessa di assunzione spetta il risarcimento danno sono le norme in vigore e le sentenze dei tribunali che si sono già espressi in materia.

Sul primo versante, come stabilito dall'articolo 1337 del Codice Civile che disciplina trattative e responsabilità precontrattuale, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, le parti devono comportarsi secondo buona fede.

In termini concreti significa che è possibile pretendere il risarcimento danni, ma non sempre e occorre valutare caso per caso. Il candidato deve dimostrare che la controparte ha agito in malafede provocando danni e dunque facendo perdere tempo con ripercussioni anche dal punto di vista psicologico. Va da sé che per arrivare a questa conclusione, lo stato delle trattative deve essere avanzato.

Sulla questione del mancato rispetto della promessa di assunzione si è espressa la Corte di Cassazione con una importante sentenza.

I giudici hanno precisato che la responsabilità precontrattuale, che costituisce una forma di responsabilità extracontrattuale, che si collega alla violazione della regola di condotta stabilita a tutela del corretto svolgimento dell'iter formativo del contratto, presuppone che tra le parti siano intercorse trattative per la conclusione di un contratto giunte a uno stadio tale da giustificare l'affidamento nella conclusione del contratto.

Sentenza della Cassazione sulla promessa di assunzione non mantenuta

Come messo nero su bianco la Cassazione in relazione al caso oggetto di pronuncia, che una delle parti abbia interrotto le trattative eludendo le ragionevoli aspettative dell'altra, la quale, avendo confidato nella conclusione finale del contratto, sia stata indotta a sostenere spese o a rinunciare a occasioni più favorevoli, e infine che il comportamento della parte inadempiente sia stato determinato, se non da malafede, almeno da colpa, e non sia quindi assistito da un giusto motivo.

Per gli Ermellini, la responsabilità precontrattuale derivante dalla violazione della regola di condotta a tutela del corretto dipanarsi dell'iter formativo del negozio costituisce una forma di responsabilità extracontrattuale, cui vanno applicate le relative regole in tema di distribuzione dell'onere della prova.

Di conseguenza, se gli estremi del comportamento illecito sono integrati dal recesso ingiustificato di una parte, grava non su chi recede la prova che il proprio comportamento corrisponde ai canoni di buona fede e correttezza, ma incombe sull'altra parte l'onere di dimostrare che il recesso esula dai limiti della buona fede e correttezza postulati dalla norma.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il