Sul baratto si devono pagare le tasse o no

Si pagano le tasse sul baratto ma solo in determinati casi di baratto: quali sono, cosa c'è da sapere e chiarimenti su scambi beni e prestazioni servizi

Sul baratto si devono pagare le tasse o

Le tasse sul baratto si devono pagare o no?

Le tasse sul baratto si devono pagare solo quando si tratta di baratto tra aziende. Nel caso, infatti, di baratto tra privati, che si realizza occasionalmente, il contribuente non deve fare né dichiarazioni né aprire un’attività o una partita Iva, mentre nel caso di baratto tra azienda sono previste emissione dei documenti fiscali e le stesse regole vigenti per la compravendita, e quindi pagamento di Iva, imposta di registro, imposta catastale, imposta ipotecaria.
 

Il baratto è uno scambio di beni disciplinato dal Codice Civile, noto come permuta, con cui le parti si scambiano la proprietà di cose o altri diritti, come la possibilità di usufruire di servizi specifici. Vediamo se sul baratto si devono pagare le tasse. 

  • Baratto si devono pagare le tasse o no
  • Quali sono le tasse che si devono pagare sul baratto

Baratto si devono pagare le tasse o no

Il baratto, o permuta, è un contratto che prevede il reciproco trasferimento di beni, servizi o proprietà di cose, o di altri diritti, tra due soggetti e che si può realizzare sia per beni mobiliari e sia per beni immobiliari. Il baratto, o permuta, per essere realizzato non implica necessariamente stipula e firma di un documento scritto perché basta semplicemente che tra i due soggetti interessati avvenga lo scambio o il trasferimento di beni o si prenda l’impegno alla consegna o al trasferimento in un successivo momento.

Il baratto è legale sia tra privati che tra aziende ed è proprio relativamente a questa differenza che si parla di tasse. Infatti, le tasse sul baratto non si devono pagare quando il baratto è tra privati ma si devono pagare quando il baratto è tra aziende.

Quali sono le tasse che si devono pagare sul baratto

Le tasse sul baratto si devono pagare solo quando si tratta di baratto tra aziende. Nel caso, infatti, di baratto tra privati, che si realizza occasionalmente, il contribuente non deve fare né dichiarazioni né aprire un’attività o una partita Iva. Se però il baratto produce di reddito, per esempio chi scambia merce in cambio di denaro, allora il soggetto interessato deve dichiarare i redditi derivati dal baratto in dichiarazione dei redditi nella sezione ‘Diversi’. 

Per il baratto tra aziende è invece previsto il pagamento di tasse, perché si tratta di una operazione che prevede l’emissione dei documenti fiscali, è soggetto a Iva e alle stesse regole vigenti per la compravendita, e quindi pagamento di Iva, imposta di registro, imposta catastale, imposta ipotecaria, e la base imponibile è rappresentata dal valore normale, cioè il prezzo mediamente praticato per quei beni e servizi o per quelli similari.

L’imposizione fiscale sul baratto scatta nel momento in cui avviene la cessione del bene per cui si emette la fattura. Se il baratto riguarda i servizi, al momento di ricevimento della prima prestazione bisogna effettuare, come da norme previsto, il pagamento del corrispettivo e la fattura viene emessa quando si riceve effettivamente il servizio.


 

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il