Tantissime email di proteste: aspettavo aumento pensione a gennaio, ma ho trovato meno

Chi ha ragione? Pensionati che si lamentano o annunci del governo su aumento pensioni? Facciamo chiarezza

Tantissime email di proteste: aspettavo

Perché i pensionati che si aspettavano aumenti a gennaio hanno trovato meno?

I pensionati che aspettavano aumenti degli assegni nel mese di gennaio sono rimasti molto delusi perché hanno trovati importi addirittura inferiori. I motivi sono presto spiegati: innanzitutto, l’importo mensile delle pensioni si riduce per effetto di trattenute ed eventuali conguagli, in secondo luogo, per le pensioni di gennaio e febbraio non è stato usato il nuovo tasso di rivalutazione dell’1,7% ma quello dell’1,6%. Solo dal prossimo mese di marzo, per effetto di nuova rivalutazione e nuova riforma delle tasse, le pensioni aumentarenno. 
 

Sono arrivate sul nostro sito numerose email di lamentele da parte dei pensionati relative ai pagamenti degli assegni del mese di gennaio perchè i principali giornali parlavano di aumenti delle pensioni e invece in tutti i cedolini si sono notate riduzioni. Occorre allora fare chiarezza sulla situazione e spiegare come mai invece di aumenti, le pensioni di gennaio sono state di importo inferiore.

  • Aumenti pensioni annunciati e importi minori per trattenute e conguagli
  • Rivalutazione pensioni con tasso ridotto a gennaio ma aumenti da marzo
  • Aumenti pensioni e riforma delle tasse cosa cambia

Aumenti pensioni annunciati e importi minori per trattenute e conguagli

Uno dei primi motivi per cui i pensionati hanno trovato meno nelle pensioni del mese di gennaio sono i pagamenti di tasse e trattenute e conguagli previsti. Ogni mese, infatti, sulle pensioni degli italiani, esattamente come avviene sui redditi da lavoro, vengono applicate trattenute che altro non sono che tasse, imposte e anche eventuali quote sindacali che contribuiscono a ridurre l’importo dei trattamenti pensionistici mensili netti. 

Le trattenute sulle pensioni avvengono, generalmente, ogni mese. Insieme alle trattenute mensili, contribuiscono a ridurre l'importo delle pensioni anche i conguagli, che possono essere forme di trattenute, o anche rimborsi, sul cedolino di pensione a seconda che il pensionato sia in debito o credito con il versamento delle imposte.

Per verificare stato e situazione del conguaglio, ogni pensionato può controllare il proprio cedolino di pensione che riporta ogni somma relativa alle voci che compongono l’importo del trattamento pensionistico finale.

Rivalutazione pensioni con tasso ridotto a gennaio ma aumenti da marzo

Altro motivo per cui rispetto all’annuncio di aumenti delle pensioni gli assegni di gennaio sono stati inferiori è la mancata rivalutazione come dovuta. Stando a quanto, infatti, spiegato dallo stesso Inps, per la rivalutazione delle pensioni 2022 il Mef ha stabilito un indice pari all’1,7% ma per la liquidazione delle pensioni con decorrenza gennaio 2022, l’indice di perequazione usato è stato quello ancora in vigore al 15 ottobre 2021, pari all’1,6%.

Per effetto di un indice inferiore, le pensioni di gennaio e febbraio 2022 sono più basse, proprio perché calcolate non sull’un aumento pari all’1,7%, ma all’1,6%. Questa scelta è stata fatta dall’Inps per velocizzare i tempi di pagamento ma dal prossimo mese di marzo sarà applicato il nuovo tasso con erogazione della differenza per gli arretrati di quanto effettivamente dovuto e aumenti come annunciato.

Ricordiamo, inoltre, che da quest’anno, la rivalutazione delle pensioni nel 2022 avviene su tre fasce (e non più sulle sei precedenti) che, in particolare, sono:

  • una rivalutazione al 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo (fino a 2062 euro lordi);
  • una rivalutazione del 90% per le pensioni tra tre e cinque volte il minimo (fino a 2577,90 euro);
  • una rivalutazione del 75% per gli assegni oltre cinque volte il minimo (importi lordi oltre 2.577,90 euro).

Aumenti pensioni e riforma delle tasse cosa cambia

Non solo rivalutazione con tasso all’1,7%: dopo pensioni più basse a gennaio, gli importi di preparano ad aumentare, anche se di poco per alcuni, con la nuova riforma delle tasse approvata dal governo e revisione delle aliquote Irpef per il pagamento delle tasse in base a scaglioni di reddito. Le aliquote Irpef in base agli scaglioni di reddito sono, infatti, passate da cinque a quattro e sono, nel dettaglio, del:

  • 23% per i redditi fino a 15.000 euro; 
  • 25% per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro; 
  • 35% tra 28.000 e 50.000 euro; 
  • 43% oltre i 50.000 euro.  





Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il