Transizione energetica e Pmi in Italia, una realtà sempre più concreta nel 2021

L'Italia ha bisogno di energia per sostenere la vita quotidiana e rimettersi definitivamente in moto. A ricoprire un ruolo centrale sono le Pmi, la cui spinta produttiva è preziosa.

Transizione energetica e Pmi in Italia,

Pmi in Italia sono protagoniste della transizione energetica 2021?

Il Ministero dello Sviluppo Economico aveva fatto notare che il costo dell'energia sostenuto dalle imprese mostra sempre più spesso uno spread positivo rispetto alla media europea rappresenta un motivo per un approccio attento ai costi della transizione energetica anche e soprattutto per le Pmi affinché siano protagonista del cambiamento.

La transizione energetica si riferisce al passaggio del settore energetico dai sistemi di produzione e consumo di energia basati sui fossili - inclusi petrolio, gas naturale e carbone - a fonti di energia rinnovabile come il vento e il solare, nonché le batterie agli ioni di litio.

Il tutto si inserisce nel quadro della liberalizzazione del mercato energetico che è iniziato proprio con il coinvolgimento delle Pmi dal primo gennaio 2021.

La crescente diffusione delle energie rinnovabili nella combinazione di approvvigionamento energetico, l'inizio dell'elettrificazione e il miglioramento dello stoccaggio dell'energia sono tutti fattori chiave della transizione energetica. Approfondiamo allora la questione:

  • Pmi in Italia protagoniste della transizione energetica 2021
  • Due nuove posizioni sul ruolo delle Pmi nella transizione energetica

Pmi in Italia protagoniste della transizione energetica 2021

L'Italia ha bisogno di energia per sostenere la vita quotidiana e rimettersi definitivamente in moto. A ricoprire un ruolo centrale sono le Pmi, la cui spinta produttiva è preziosa per il Paese. L'elettricità viene prodotta da una serie di fonti energetiche, principalmente combustibili fossili ma anche nucleare e rinnovabili come solare, idroelettrico ed eolico.

La transizione verso l'energia pulita significa spostare la produzione di energia dalle fonti che rilasciano molti gas serra, come i combustibili fossili, a quelle che rilasciano pochi o nessun gas serra. Energia idroelettrica, eolica e solare sono alcune di queste fonti pulite.

Le sfide da affrontare sono numerose. Investimenti in rete, integrazione con i mercati europei, maggiore flessibilità del sistema e evoluzione dei mercati per consentire l'integrazione di risorse di nuova generazione, innovazione e digitalizzazione nel sistema, rappresentano un insieme di azioni essenziali, coordinate e coerenti necessarie per dare concretezza al processo di transizione energetica verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

Il Ministero dello Sviluppo Economico aveva fatto notare che il costo dell'energia sostenuto dalle imprese mostra sempre più spesso uno spread positivo rispetto alla media europea - soprattutto le Pmi - e rappresenta quindi un ulteriore motivo per un approccio attento ai costi della transizione energetica.

L'obiettivo del contenimento di tutte le voci che concorrono a determinare lo svantaggio di prezzo e dell'impatto degli oneri per la crescita delle fonti rinnovabili sui consumatori, in modo da tutelarne il potere d'acquisto e la competitività delle Pmi e dei settori industriali energivori è considerato centrale dal Mise.

Anche come forma di tutela dell'occupazione, oltre che per scongiurare conseguenze più disastrose come la chiusura dell'attività di lavoro.

Due nuove posizioni sul ruolo delle Pmi nella transizione energetica

Sicuramente interessanti sono le valutazioni del Cna sul ruolo delle Pmi nel contesto della transizione energetica. Si ricorda infatti che la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa ha sempre seguito da vicino la questione.

Ecco quindi che da una parte evidenza come le piccole imprese italiane possano dare un contributo significativo in alcuni settori chiave per la transizione energetica.

Sotto il profilo dell'autoproduzione di energia rinnovabile - sottolinea la Cna - il ruolo delle Pmi può essere determinante per il conseguimento dell'obiettivo nazionale, sfruttando anche il potenziale rappresentato dai sistemi di accumulo.

Inoltre - aggiunge - la possibilità di costituire le comunità energetiche potrebbe rappresentare un ulteriore strumento a disposizione delle imprese per rendere più efficiente il proprio consumo energetico e abbattere gli alti costi dell'energia. 

In seconda battuta non risparmia una critica quando afferma che non risulta a misura di Pmi lo strumento dello sconto in fattura, che avrebbe penalizzato le piccole imprese attive nel settore dell'efficienza energetica e di cui si conferma la richiesta di soppressione.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il