Un secondo lavoro può essere fatto da un dipendente a tempo indeterminato. Tutti i casi 2021

Un secondo lavoro può essere fatto da un dipendente a tempo indeterminato. Tutti i casi 2021

Un secondo lavoro può essere fatto da un

Dipendente a tempo indeterminato può fare un secondo lavoro?

Il limite principale relativo al secondo lavoro che può essere svolto dal dipendente riguarda il settore di interesse. Il Codice civile italiano prevede clausole di non concorrenza. M attenzione a violare il patto di riservatezza disciplinato dal Codice penale.

Tutti i contratti di lavoro sono soggetti a limiti e regole e non fanno eccezioni quelli a tempo indeterminato. A tal proposito è sicuramente interessante sapere se il dipendente può svolgere o meno un secondo lavoro. I vantaggi dal punto di vista del datore dalla sottoscrizione di un accordo senza limiti di tempo sono chiari.

Questi contratti mirano a garantire la certezza e la continuità dell'offerta di lavoro. Al dipendente forniscono maggiori tutele ovvero una sicurezza di reddito. Il contratto a tempo indeterminato è di fatto una piattaforma dalla quale il dipendente può sviluppare e migliorare la propria carriera con il datore di lavoro e salire la scala della promozione se è pronto, disposto e in grado di farlo.

Un contratto di questo tipo è anche molto utile a un dipendente per garantire credito e mutui. Sono infatti visti dai prestatori di servizi come una scommessa più sicura.

Gli svantaggi dal punto di vista del datore di lavoro sono che questi contratti sono probabilmente i più onerosi poiché significa impegnarsi in modo significativo nell'assumere personale a tempo indeterminato, sia finanziariamente che anche dal punto di vista dei tempi e delle risorse gestionali.

Ci sono meno svantaggi dal punto di vista del dipendente. In linea di massima se qualcuno è felice di assumere un ruolo dipendente in un'azienda, è lieto di ricevere un contratto a tempo indeterminato, a condizione che si adatti alle circostanze. Vediamo quindi:

  • Dipendente a tempo indeterminato può fare un secondo lavoro
  • Casi di secondo lavoro che può essere fatto da un dipendente

Dipendente a tempo indeterminato può fare un secondo lavoro

Il contratto di lavoro a tempo indeterminato disciplina il rapporto di lavoro tradizionale. Questo contratto ha un periodo di tempo aperto indefinito e garantisce al dipendente una protezione superiore a qualsiasi altra forma di contratto. Il contratto, sia esso full time o part time, deve essere redatto per iscritto e specificare l'orario di lavoro.

Normalmente, la retribuzione e gli altri diritti sono proporzionati a quelli dei lavoratori a tempo pieno che svolgono lo stesso lavoro. Un datore di lavoro può aggiungere specifiche clausole elastiche o clausole flessibili per aumentare l'orario di lavoro o variare l'orario di lavoro durante la giornata.

Rispetto a questo contesto generale, il dipendente a tempo indeterminato può svolgere una seconda attività, ma con alcuni limiti da non superare e consigli da seguire. Per quanto riguarda i limiti, il più importante è quello relativo al divieto di svolgere una seconda attività che vada in concorrenza con la prima.

Strettamente legato a questo aspetto c'è quello relativo al dovere di riservatezza ovvero al divieto di comunicare a terzi le informazioni di cui si è in possesso per l'attività svolta.

Non è un dettaglio di secondo piano perché esiste una precisa disposizione nel Codice penale secondo cui chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da 30 euro a 516 euro. Attenzione quindi alla quantità di lavoro svolto perché il limite massimo è di 48 ore ogni settimana.

Casi di secondo lavoro che può essere fatto da un dipendente

Il limite principale relativo al secondo lavoro che può essere svolto dal dipendente riguarda il settore di interesse.

Il Codice civile italiano prevede clausole di non concorrenza nei contratti nella misura in cui al dipendente è riconosciuta una retribuzione sufficiente e la durata del contratto non è superiore a 3 anni per i normali dipendenti e 5 anni per i dirigenti. Il patto deve essere circoscritto anche dal punto di vista imprenditoriale e territoriale.

La legge non quantifica specificatamente l'entità del risarcimento né specifica l'ambito di attività aziendale o territoriale. In caso di controversia, i tribunali italiani si pronunciano caso per caso.

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il