Bollo, i rischi se non pago. Cosa succede. E così per le differenti multe

Se l'inadempienza continua nonostante i solleciti, scatta il fermo amministrativo con tanto di annotazione del provvedimento sul PRA.

Bollo, i rischi se non pago. Cosa succed

Bollo auto: rischi per mancato pagamento


Cosa succede se non si paga il bollo. Quali sono i rischi massimi che si corrono? E poi le differenti sanzioni in cui si può incorrere, massime, se non si pagano altri tipi di multe.
 

Il bollo auto è un'imposta con una caratteristica ben precisa: va pagata sempre e comunque, anche nel caso di mancato utilizzo del mezzo. Si tratta infatti di una vera e propria tassa sul possesso dell'auto (ma anche motoveicoli, ciclomotori, rimorchi e minicar), da corrispondere con tempistiche differenti sulla base del mese di immatricolazione. Più esattamente occorre mettersi in regola entro l'ultimo giorno del mese successivo della scadenza. Se ad esempio il bollo auto scade il 30 settembre, è possibile procedere con il pagamento nel mese successivo, considerando che il termine ultimo è proprio il 31 ottobre. Si tratta di un balzello locale (il superbollo dovuto dai possessori di veicoli di grossa cilindrata ha invece un carattere nazionale).

Bollo auto: cosa succede in caso di mancato pagamento

A essere chiamati a passare alla cassa sono i proprietari, gli usufruttuari, gli acquirenti con patto di riservato dominio e gli utilizzatori a titolo di leasing di un mezzo a motore dotato di targa, senza tenere conto del numero di chilometri percorsi. L'obbligo viene meno proprio quando si non si è più intestatari del mezzo, magari perché è stato venduto a un amico o a un perfetto sconosciuto oppure perché è stato rubato. Tutti gli automobilisti hanno invece in comune i rischi che corrono in caso di mancato versamento dell'imposta, a iniziare dal crescere dell'importa da pagare nel caso di ritardo. E se i mesi e gli anni si accumulano, ecco che scatta la cartella del fisco.

In caso di pagamento in ritardo si va allora incontro a una maggiorazione da calcolare sulla base dei giorni di inadempienza accumulati. Lo strumento è quello del ravvedimento operoso che diventa sprint con sanzioni pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo, a condizione che il versamento sia eseguito entro 14 giorni dall'omissione; breve con sanzioni pari all'1,50%, a condizione che il versamento sia eseguito entro 30 giorni dall'omissione; intermedio con sanzioni pari all'1,67%, a condizione che il versamento sia eseguito entro 90 giorni dall'omissione o dall'errore; lungo con sanzioni pari al 3,75%, a condizione che il versamento sia eseguito entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione.

Ma se l'inadempienza continua nonostante i solleciti, scatta il fermo amministrativo con tanto di annotazione del provvedimento sul PRA (Pubblico Registro Automobilistico) con l'indicazione della procedura in corso nei confronti del possessore del veicolo, che comporta il divieto di circolazione del veicolo su strada e il divieto di demolizione o di radiazione. La cancellazione comporta oltretutto il pagamento di un'imposta di bollo tra 32 e 48 euro, oltre al versamento del bollo auto dovuto.

Arriva una multa: cosa fare

Mai sottovalutare una multa perché il mancato pagamento potrebbe portare a conseguenze inimmaginabili. Non si tratta solo di trascinarsi nel tempo una pendenza con il fisco (per una personale inadempienza al Codice della strada, ad esempio), ma di finire nelle mire degli agenti della riscossione che, nei limiti temporali loro concessi, possono perfino arrivare a chiedere il pignoramento della casa. E non è difficile capire il motivo: l'abitazione del debitore è facilmente individuabile e di conseguenza rientra tra i beni che possono essere pignorati. Ma calma, non occorre farsi prendere dal panico perché è necessario il verificarsi di alcune condizioni ben precise e, come ovvio che sia, non si tratta di un passaggio così semplice e automatico.

Al ricevimento di una multa ci sono quattro strade percorribili. La prima è di pagare entro 5 giorni e il vantaggio di questa tempestività è chiaro: una riduzione del 30% dell'importo totale. La seconda è pagarla entro 60 giorni così come da somma indicata. Quindi dal 61esimo giorno in poi diventa definitivo e si pagherà in modo ordinario, con una maggiorazione del 10%. La quarta strada è la più rischiosa: non pagare. Viene infatti innescato un meccanismo che passa dalla richiesta all'Agenzia delle Entrate Riscossione del recupero della somma da parte dell'ente titolare del credito (l'amministrazione comunale, ad esempio). A quel punto il contribuente riceve un sollecito di pagamento con tanto di indicazione importo della corrispondere, oltre a interessi e more.

E se continua a non pagare? A quel punto l'Agenzia delle entrate passa alle maniere forti, a iniziare dal possibile fermo dell'auto. Non in maniera automatica perché per essere valido occorre un preavviso di almeno 30 giorni. Basta comunque pagare la multa per bloccare il fermo auto o se il debitore chiede il versamento a rate e versala prima tranche. Ma c'è anche una terza possibilità: dimostrare che l'auto è indispensabile per lo svolgimento del lavoro autonomo, professionale o imprenditoriale. A quel punto il mezzo deve essere di nuovo messo nelle disponibilità del debitore. L'alternativa al fermo auto è il pignoramento di un quinto dell'importo dello stipendio o della pensione.

Quando è possibile il pignoramento della casa

Per il pignoramento della casa occorrono invece alcune condizioni ben precise ovvero è possibile quando il debito è superiore a 120.000 euro, la somma del valore degli immobili di proprietà del debitore è maggiore di 120.000 euro, l'agente della riscossione ha iscritto ipoteca almeno 6 mesi prima, il debitore non ha chiesto una dilazione o pagato una parte del debito sino a portarla sotto la soglia di 120.000 euro.

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