Auto che con la mente si guida. Video. E pila che non si esaurisce mai fatta da un italiano

Il punto è capire fino a che punto interviene la guida autonoma e termina quella manuale. Che l'innovazione sia nel dna di Nissan emerge anche dalla collaborazione con Ikea.

Auto che con la mente si guida. Video. E

La prima auto che legge nel pensiero


Un auto che si guida da solacon la mente che sa leggere nel cervello e nei pensieri realizzata da Nissan. E c'è un video, nzi più di un che la mostrano funzionante. E poi il problema delle colonnine di ricarica con la batteria che funziona in eterno e l'accordo tra Nissan e Ikea per lo sviluppo a la diffusione delle colonnine-.
 

Questa sì che è la dimostrazione di come il futuro sia già nel presente e la dimostrazione arriva da Nissan con la prima auto che legge nel pensiero. Siamo ancora nella fase del prototipo, certo, ma sia tratta di un passaggio indispensabile prima della diffusione in grande stile. Funzione e scopi sono pubblicamente dichiarati. Da una parte una cuffia raccoglie i segnali del cervello della persona alla guida del veicolo, dall'altra, l'obiettivo è prevedere le mosse del conducente e facilitare le manovre con l'obiettivo di ridurre gli incidenti. Accelerare, frenare o cambiare corsia: ogni azione viene così anticipata. In qualche modo siamo davanti a un'auto che in parte è tradizionale e in parte è autonoma, come quelle senza pilota di cui si fa un gran parlare in questo periodo.

Presentata in anteprima in occasione del Consumer electronics show di Las Vegas ovvero il tradizionale appuntamento con l'elettronica di consumo organizzato tutti gli anni negli Stati Uniti, a mettere la firma a questo primo prototipo ci ha pensato il laboratorio per le interfacce cervello-macchina del Politecnico di Losanna in collaborazione con Nissan. Il punto è capire fino a che punto interviene la guida autonoma e termina quella manuale. Secondo José del R. Millán, a capo della squadra che ha sviluppato questo sistema, non c'è alcuna interferenza, ma si tratta semplicemente di utilizzare e la tecnologia per esaltare le abilità del guidatore, senza intaccare il piacere di stare al volante.

Nissan avvia anche una collaborazione con Ikea

Che l'innovazione sia nel dna di Nassan emerge anche dalla collaborazione con Ikea. In buona sostanza nello spazio dello store di Roma Anagnina ha allestito una infrastruttura per la ricarica delle auto elettriche. Si tratta della terza esperienza che va nella scia di quanto si vede in numerosi altri centri commerciali con l'installazione di stazioni di rifornimento per auto alimentate a benzina e diesel. A conti fatti, Nissan ha installato in Italia 82 colonnine di ricarica rapida CHAdeMO con contributo totale o parziale.

Nissan ulteriori due progetti

Nissan è sempre più operativa e dinamica nel settore delle auto elettriche ed innovative e risponde alle necessità del riciclo delle batterie, uno dei problemi da più parti recentemente sollevato, con una idea assolutamente interessante che si concretizzerà a breve. E poi, rilancia per le auto elettriche, con un mlione di auto elettriche vendute entro il 2022

Nissan, marchio ad alto tasso tecnologico del gruppo Renault e Mitsubishi, ha lanciato un nuovo interessantissimo progetto che si chiama “The Reborn Light”, ovvero “La luce rigenerata”.

Facile capire il perché. In pratica la casa automobilistica sta progettando infrastrutture pubbliche smart, da realizzare utilizzando componenti delle auto alle quali viene data una seconda vita. In questo caso si tratta delle batterie agli ioni di litio per l’alimentazione di veicoli elettrici che vengono riutilizzate per l’illuminazione stradale. Per questo motivo il progetto prevede una stretta collaborazione con le amministrazioni pubbliche.

Nissan ha divulgato proprio in queste ore una nota nella quale spiega che verranno installati dei nuovi lampioni stradali “wireless” totalmente sostenibili grazie all’impiego delle batterie di seconda vita agli ioni di litio che equipaggiano Nissan Leaf, insieme a pannelli solari. Il progetto avrà la sua prima concretizzazione in Giappone, più precisamente a Namie, nella provincia di Fukushima, luogo simbolo nella ricerca verso nuove forme di sostenibilità ambientale.

Un luogo simbolico visto che, come tutti ricorderanno, è stato teatro nel 2011, dello spaventoso incidente alla centrale nucleare dopo il terremoto-maremoto che colpì quella regione, con conseguenze disastrose per l’ambiente e per la vita di molte persone, molte delle quali decedute per le conseguenze delle radiazioni nocive. Fu proprio dopo quella tragedia che le amministrazioni locali decisero di assumere un atteggiamento non passivo ricercando soluzioni utili a scongiurare il ripetersi di tragedie come quella. Iniziando proprio dalla decisione di installare una rete sostenibile ed autoalimentata per l’illuminazione stradale, iniziando così un percorso di affrancamento energetico.

E il secondo progetto, nell’ottica di attenzione alla sostenibilità ambientale promossa da Nissan al pari di altre fra le principali Case auto è opportuno indicare la presentazione dei programmi del marchio giapponese rilevato dal gruppo Renault, relativi ad una diffusione ancora più ampia della mobilità elettrica, come parte del programma “Nissan MOVE to 2022”, un piano che prevede lo sviluppo di otto nuovi veicoli totalmente elettrici e il “lancio” di una “offensiva a zero emissioni” e la vendita entro quella data di oltre 1 milione di nuove auto elettriche

La ricarica, un problema doppio tra colonnine e batteria

Il principale problema quando si parla di auto elettriche? La sua autonomia ovvero la durata della batteria. Soprattutto nel caso di viaggi di lunga percorrenza può rappresentare un problema non di poco conto e difficilmente risolvibile. A questo si aggiungono le questioni correlate, come l'assenza di un numero adeguato di colonnine ovvero di stazione di rifornimento elettriche di tempi di ricarica.

Bene che vada, le colonnine più performanti sono quelle di potenza compresa tra 22 kW e 50 kW che permettono di caricare le batterie in circa un'ora. Il tempo varia comunque a seconda del modello e della potenza erogata dalla colonnina di riferimento.

E in questo caso due sono le soluzioni. Permettere una più ampia ricarica dei modelli e su quetso vi stanno lavorando tutte le casa automobolistiche come vedremo e poi avere più colonnine di ricarica e anche questo in caso le case automobilistiche con il progetto ionity si stanno muovendo per dare 400 colonnine di ricarica in tutta Europa. 

E poi vi sono i progetti delle stesse casa automobilistiche di rendere le proprie auto tutte con una versione elettrica. Le mini dal 2019 si potranno acquistare solo elettriche, mentre nell'ultimo Salone del'Auto di Francoforte 
Volkswagen si è impegnata a invetire 20 miliardi per rivedere la sua intera gamma in versione anche alttrica. 
E questo dorvebbe pian piano risolvere sia il problema dell'autonomia della batteria, ma anche del prezzo visto che al momento sono ancora costeose le auto e le batterie possono fare al massimo 350 Km.

Il progetto Enel per l'Italia

Enel ha deciso di accelerare sul mercato delle auto elettriche e lo fa intervenendo con decisione su uno degli aspetti più delicati ovvero quello della ricarica dei mezzi, strettamente legato alla durata della batteria. Se nel medio periodo l'obiettivo è installare 7.000 colonnine di ricarica entro il 2020, da raddoppiare nei due anni successivi, la stretta attualità passa da un gesto che è anche simbolico: cominciare questo percorso da un autodromo, quello di Vallelunga, che si trova a 40 chilometri da Roma. Proprio qui intende dare una scossa e un segnale al comparto con la creazione del polo tecnologico per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni per la mobilità elettrica. Si tratta della prima esperienza di questo tipo in Italia e si pone come aggregatore di istituti di ricerca e start up che operano nel settore.

L'appuntamento di Vallelunga è stato duque strategico per fare luce sulle strategie di Enel ovvero sulle caratteristiche tecniche delle 7.000 colonnine di ricarica per mezzi elettrici che faranno sentire un po' più al sicuro gli automobilisti italiani. La maggior parte di loro sarà installata nelle aree cittadine, e solo il 20% su autostrade e grandi arterie per i lunghi viaggi. Una scelta non proprio casuale perché una ricerca sulle abitudini degli italiani ha svelato che l'87% degli spostamenti quotidiano ha una percorrenza inferiore ai 60 chilometri. A ogni modo, saranno impiegate

  1. le colonnine Quick da 22 kW nelle aree urbane,
  2. le colonnine Fast (50 kW) e Ultra Fast (150 kW) per la ricarica veloce sulle strade extraurbane.

Si andranno ad aggiungere alle 900 colonnine collegate alla piattaforma cloud Electric Mobility Management con cui gestire in remoto e monitorare l'auto. Le infrastrutture di ricarica sono adesso concentrate nei centri urbani e l'autonomia dei veicoli elettrici è di circa 150 chilometri. A oggi l'Italia è il secondo Paese in Europa per densità di auto circolanti, ma il parco veicoli è tra i più anziani in Europa: una su tre ha circa 10 anni ed è inquinanti

E un progetto paneuropeo

Pensare di andare in Norvegia con l'auto elettrica senza doversi preoccupare di andare alla ricerca di una stazione di ricarica della batteria, vero e proprio tallone di achille di questa forma di mobilità alternativa. Intanto un primo concreto passo in avanti per trasformare questo scenario in realtà viene adesso compiuto dal progetto delle società E.On e Clever con il supporto della Commissione europea. Quest'ultima mette sul tavolo 10 milioni di euro, la prima delle due è un operatore nel settore energetico e dell'e-mobility, la seconda è un gestore danese di servizi per la mobilità elettrica. E poi ci sono i contenuti del piano ovvero la la realizzazione di un'autostrada elettrica con 180 stazioni di ricarica con la collaborazione della catena di stazioni di servizio YX (solo per la Norvegia) e il coinvolgimento di sette Paesi.

Saranno collocate tra 120 e 180 chilometri di distanza fra loro e ognuna di esse sarà equipaggiata da due a sei colonnine con lo standard CCS ovvero quello europeo per la ricarica rapida. Ma naturalmente occorre una risposta da parte dei produttori di auto nel lanciare nuovi modelli di veicoli elettrici. Il progetto si affianca a quello tutto italiano a firma Enel che prevede la realizzazione di una rete capillare di 14.000 colonnine di ricarica per le auto elettriche entro il 2022, di cui la metà entro tre anni.

Se il principale punto di preoccupazione è l'assenza di stazione di rifornimento di energia per auto elettriche, il secondo è l'eccessiva lunghezza dei tempi di restituzione di una piena autonomia per viaggiare. Il progetto E.On e Clever cerca di porsi all'avanguardia con sistema di ricarica ultra-rapida delle batterie rispetto alle tecnologie standard di settore. Quanto? Per accumulatori che assicurano circa 400 km di autonomia serviranno dai 20 ai 30 minuti. Si tratta di tempi record considerando le diverse ore che sono solitamente necessari. Sarà perché c'è di mezzo l'Europa che vuole tempi certi in cambio della connessione di finanziamenti, questo corridoio verde vedrà la luce nell'arco di tre anni. Si comincia dalla Germania e dalla Danimarca, probabilmente non a caso più sensibili sul fronte auto elettriche, a cui seguono Francia, Italia, Regno Unito, Norvegia e Svezia.

Come spiegato da Casper Kirketerp-Moller, ceo di Clever, la strada da seguire è quella di rispondere alle esigenze dei consumatori per assicurare un'esperienza affidabile in qualsiasi luogo. Secondo Andreas Pfeiffer, responsabile globale E-Mobility di E.On, la combinazione della rete di ricarica ultra-rapida con le soluzioni già sviluppate per le abitazioni pone le basi per un'adozione dell'auto elettrica su larga scala. Insieme hanno invece spiegato che anche se si tratta di un fenomeno ancora agli inizi, è già da dare per certo un passaggio globale ai veicoli elettrici, tenendo conto sia dei primi impegni presi dall'Unione europea e da singoli Paesi per la sostituzione di automobili alimentati a benzina, e diesel sia del crescente interesse di produttori e consumatori nei confronti delle auto elettriche.

E la pila eterna di un italiano

C'è però una vicenda tutta italiana che lascia ben sperare per il futuro. Si tratta di quella che vede protagonista l'ingegnere italiano Gianni Lisini, protagonista della realizzazione della batteria eterna. O quasi, perché la durata di 20 anni è decisamente ragguardevole. Come ci tiene a far sapere il 40enne di Voghera, che ha reso pubblica la sua invenzione al Jotto Fair di Pisa, il merito è tutto suo, della sua inventiva e del suo portafogli. Non ci sono grandi gruppi alle spalle, ma la sua super batteria potrebbe fare gola a tutte le imprese, inclusi i produttori di auto elettriche. Per quanto riguarda il funzionamento, la batteria è composta da un accumulatore chimico affiancato a un condensatore in grado di accumulare fino a 5.000 Farad, con il vantaggio di avere un numero praticamente infinito di cariche e scariche, a differenza delle poche centinaia delle comuni batterie chimiche.