Fiat 500 X richiamo così come per tante altre case auto. I motivi

Il peso dell'elettronica è aumentato e si moltiplicano i casi di richiamo di vetture dal mercato. I precedenti di Audi e Bmw, Toyota e Opel oltre Fiat.

Fiat 500 X richiamo così come per tante

I casi di Audi e Bmw


Il caso della Fiat 500 X richiamata dal mercato è il più recente, ma anche quello ci tocca da vicino perché è coinvolto un marchio italiano. Stando al Sistema di allerta Rapex si è reso necessario far tornare in fabbrica i modelli realizzati tra il 2 giugno 2015 e il 17 agosto 2018 che presentano l'omologazione CEE numero: E3 * 2007/46 * 0318 * 02; Tipo: 334. La ragione? Un difetto al fermo del sedile che potrebbe farlo piegare in avanti provocando il rischio lesioni per i passeggeri.

I casi di Audi e Bmw

Il caso di Audi è certamente tra i più noti perché è una delle case automobilistiche finite nello scandalo dieselgate. Dopo la condanna dalle autorità tedesche a una multa da 800 milioni di euro, la casa dei quattro cerchi ha adesso avviato la campagna di richiamo delle vetture diesel. In ballo ci sono 31.200 modelli Audi A6 e A7 Sportback con i motori V TDI. Ma attenzione perché è solo il primo degli otto richiami che riguarderà circa 151.000 veicoli di gamma medio-alta in tutta la Germania. A differenza di altre sitauzioni, come vedremo a breve, nel caso di Audi i veicoli da richiamare in questa prima ondata sono recenti perché realizzati tra il 2015 e il 2018.

Questa volta non c'è di mezzo alcun dieselgate perché il richiamo di oltre un milione di veicoli in tutto il mondo da parte di Bmw va ricondotto a un problema di raffreddamento. Più precisamente, come rende noto il produttore tedesco, il problema riguarda modelli diesel della Bmw e potrebbe provocare perdite di liquido di raffreddamento. Non solo, ma nei casi estremi non è da escludere il pericolo di incendio se il liquido dovesse entrare in contatto con la marmitta. Da segnalare che si tratta del secondo richiamo per la stessa ragione che segue quello di 480.000 veicoli dello scorso mese di agosto.

E quelli di Toyota e Opel

Solo poche settimane fa era stato il turno di Toyota, protagonista del richiamo di un milione 600.000 auto in tutto il mondo per via di difetti agli airbag. E tra i Paesi coinvolti c'è stata ache l'Italia con circa 50.000 vetture interessate dal provvedimento. La casa giapponese aveva però voluto precisare come si trattava di un follow up della campagna Takata che va avanti da anni per gran parte del mercato. Detto in soldoni non ci sarebbe alcunché di nuovo. Per quanto riguarda i tipo di veicoli coinvolti, nel mirino erano finiti Avensis e Corolla, prodotti tra il 2002 e il 2007. Di conseguenza si tratta di auto anche con più di 10 anni di vita.

Ben diverso è il caso di Opel, per almeno due motivi. In prima battuta il richiamo è stato deciso dell'autorità federale dei trasporti automobilistici. Quindi le circa 100.000 auto coinvolte tra i vari modelli di Insignia, Zafira e Cascada sono finite nel mirino per la presenza di un software illegale. Alla casa automobilistica del fulmine è stato chiesto di aggiornare il software di questi veicoli. Si tratta in ogni caso di una questione che si trascina da tempo perché Opel aveva fatto appello contro la prima decisione, sostenendo di essere già all'opera per un programma di richiamo volontario per i clienti attraverso un aggiornamento del software.

Cosa sta succedendo? Nessun dubbio per Giuseppe Berta, docente in Bocconi e storico dell'economia, secondo cui oggi nel sistema dell'auto hanno grande peso i fornitori di primo livello, cioè quelli che forniscono ai produttori finali gran parte dei loro dispositivi tecnologici. In buona sostanza è aumentato il peso dell'elettronica. I sistemi di controllo sono sofisticati ma anche più fragili. In questo contesto non considera i tentativi di alterare i software sulle emissioni inquinanti. Probabilmente anche questo ha contato, ma è tutto da verificare e soprattutto quantificare fino in fondo.