Germania, fondo per rinnovare i motori diesel. Ma in Italia costi e tasse aumentano e saranno bloccati

La strategia per salvare i vecchi motori diesel passerebbe dal cosiddetto Sistema di riduzione catalitica selettiva e dallo stanziamento di 5 miliardi di euro.

Germania, fondo per rinnovare i motori d

Come salvare i vecchi diesel


C'è un problema diesel in Germania ed è anche a carico dei produttori. Gli stessi che negli ultimi anni hanno investito milioni di euro per sviluppare nuove tecnologie e che adesso vedono messe progressivamente al bando le soluzioni escogitate. A fornire uno spunto di riflessioni sul futuro dei motori diesel e di come fare per tutelare tutte le componenti, tra cui naturalmente quella ambientale, ci ha pensato anche Mercedes, secondo cui una strategia lungimirante suggerirebbe di investire sull'innovazione anziché sui divieti. E il governo tedesco ascolta bene queste osservazioni perché sa bene come sia coinvolto un pezzo importante dell'economia nazionale. L'intenzione è di salvare i vecchi diesel.

Come salvare i vecchi diesel

La strategia del governo tedesco per salvare i vecchi motori diesel passerebbe dal cosiddetto Sistema di riduzione catalitica selettiva e dallo stanziamento di 5 miliardi di euro. In buona sostanza si tratterebbe di aggiornare i vecchi motori, quelli più inquinanti, attraverso un processo chimico per l'abbattimento degli NOx nei gas di scarico. La chiave del successo sarebbe rappresenta dall'additivo liquido Ad Blue o Def (Diesel exhaust fluid) formato per il 32,5% da urea e per il 67,5% da acqua deionizzata. Ebbene, questo liquido da iniettare nello scarico a monte del catalizzatore del Sistema di riduzione catalitica selettiva (Src) si mescola con i gas di scarico per formare ammoniaca, la cui reazione chimica con gli ossidi di azoto produce vapore acqueo e azoto.

E in Gran Bretagna stretta sui diesel

E che il diesel non se le passi affatto bene è dimostrato dall'aggravio della tassazione da parte del governo britannico. Dal 3 al 4% per l'esattezza, anche se non tutti gli esperti sono convinti della bontà di questo provvedimento. Sarà realmente utile per ridurre il numero delle auto inquinanti circolanti sul suolo di Sua Maestà? E anche se non sono coinvolti dal provvedimento i modelli con omologazione Euro 6d, la consolazione è contenuta per la semplice ragione che questo tipo di vettura non è ancora acquistabile nel Regno Unito.

Le casse pubbliche possono però sorridere perché la Society of Motor Manufacturers and Traders stima che l'inasprimento della tassazione sui diesel genererà da qui alla fine dell'anno circa 70 milioni di sterline di maggiori entrate e 35 milioni di sterline nel 2019.

Il diesel non inquina più delle auto elettriche a certe condizioni

Se ne è discusso ampiamente proprio nel momento in cui la maggior parte dei centri urbani delle maggiori metropoli europee sono in procinto di essere interessati da provvedimenti che vietano il transito ai veicoli con motore diesel nello spazio di qualche anno. A Ginevra, durante lo svolgimento del tradizionale Salone Internazionale dell’Auto le principali case automobilistiche mondiali hanno però stigmatizzato una campagna di vera e propria demonizzazione. Vediamo come stanno realmente le cose.

La lotta al diesel si è accentuata negli ultimi tempi. Tanto che, anche in Italia, le due città più importanti, Milano e Roma, si sono accodate alla tendenza di chiudere i propri centri urbani al traffico dei veicoli con motore diesel. Scelta giusta? Il dibattito si è subito allargato tra quelli che ritengono inevitabile la diffusione di provvedimenti del genere e quelli, soprattutto dirigenti delle maggiori case automobilistiche mondiali, che hanno tracciato un quadro meno manicheo. È vero che i diesel possono essere motori molto inquinanti, ma bisogna valutare a quale categoria appartengono. Gli Euro 3 e gli Euro 4, più vecchi da questo punto di vista davvero possono essere un problema. Gli Euro 6 già producono meno anidride carbonica nell’atmosfera rispetto a un motore benzina di uguale cilindrata. E sono in atto gli step di aggiornamento che li trasformeranno in Euro 7.

Sul fatto che il diesel non sia poi così nefasto per l’inquinamento e che quindi non bisogna demonizzarlo, convergono dunque le maggiori case produttrici di livello mondiale. L’emergenza, a quanto pare, consiste, almeno in Italia, nella necessità di procedere a una sostituzione del parco auto più vecchio e quindi è più inquinante oltre a fornire minori garanzie di sicurezza. Si tratta di milioni di autovetture che dovrebbero essere interessate da provvedimenti di rottamazione, ad esempio, ovvero di incentivi ai proprietari per dar loro la possibilità di sostituire il vecchio veicolo con motore diesel inquinante, con modelli nuovi.

La mobilità a zero emissioni, e questo è un dato di fatto, è ancora roba per pochi e per le auto di piccola cilindrate. Il diesel, ovviamente le sue versioni più recenti, rappresenta ancora oggi il modo più efficace per abbattere le emissioni nocive per l’ambiente. Quindi è la soluzione più efficace in termini di consumi e inquinamento in particolare per le auto di grosse cilindrate e per i mezzi di trasporto merci. Parlare di mobilità green sarà quindi inutile, o perlomeno prematuro, fino a quando l’Italia non si doterà a sufficienza delle infrastrutture necessarie a sostenerla. Compreso l’impegno concreto, da parte delle istituzioni, a mettere in campo politiche coerenti ed efficaci.

Ma in Italia....

Nel mirino sono adesso finite le auto con alimentazione diesel. Sia l'Italia e sia l'Unione europea stanno studiano misure ad hoc per limitare l'utilizzo perché considerate più inquinanti e dunque dannose per l'ambiente. Dalle nostre parti l'idea di base è legare l'importo del bollo auto all'inquinamento prodotto. Si ricorda che l'imposta si paga per il possesso di una vettura e non per il suo utilizzo: di conseguenza sarebbero coinvolte tutte le auto a prescindere dai chilometri percorsi. A livello europeo, segnala tra l'altro l'entrata in vigore dello standard Wltp (Worldwide harmonized light-duty vehicle test procedure ovvero il ciclo di calcolo armonizzato mondiale) per l'omologazione delle emissioni inquinanti delle automobili. Ma non si tratta dell'unico provvedimento,

Non sarà comunque semplice riuscire a far passare questa misura ovvero l'introduzione del bollo auto progressivo in funzione della quantità di inquinanti emessi nell'ambiente. C'è infatti un fronte contrario secondo cui a rimetterci sarebbero i possessori di vetture più datate, i pensionati ad esempio, ma anche chi non ha la disponibilità economica per sostituire l'auto vecchia con una nuova. Di conseguenza si tratterebbe di un provvedimento iniquo. Attualmente il parametro di riferimento per determinare la somma da pagare è la potenza del veicolo, così come indicata nella carta di circolazione. Per le auto di potenza superiore ai 100 KW o 136 CV il calcolo va effettuato aggiungendo all'importo base moltiplicato per 100 KW o 136 CV i singoli KW eccedenti i 100 o i CV eccedenti i 136 moltiplicati per l'importo unitario. Non tutti sono però chiamati a pagare il bollo auto. Tra le esenzioni totali o parziali si segnalano quelle relative a

  1. auto ibride
  2. veicoli storici ultratrentennali
  3. auto per disabili, invalidi e portatori di handicap
  4. auto elettriche
  5. auto alimentate esclusivamente a Gpl e metano

E a livello europeo almeno per il momento

Succede invece che a livello europeo si vuole fare in fretta e viene ipotizzato il divieto di vendere auto e moto con alimentazione a combustibile fossile dal 2040 e in parallello l'incentivo a una maggiore mobilità sostenibile. Ma non si tratta dell'unica idea allo studio poiché si valutano anche

  1. la previsione di tariffe di parcheggio differenziate
  2. finanziamenti per il trasporto pubblico locale
  3. incentivi per la diffusione di veicoli elettrici e piste ciclabili
  4. l'alimentazione dei pullman con combustibili alternativi
  5. il congelamento dei mezzi a combustione interna

Ma è presto per parlare di addio ai motori diesel. Per almeno due motivi: come metterla con le accise sul carburante, preziose soprattutto in Italia? Come contenere l'impatto occupazionale sull'industria automotive? Cambiano poi le norme e le modalità di effettuazione dei test per gli autoveicoli omologati dopo con importanti risultati di cui si potrà usufruire a breve e medio termine. Per effetto della stretta sulle emissioni che è contenuta nelle nuove norme europee, a partire dal 2020 dallo scarico dei diesel e dei motori benzina a iniezione diretta Cdi non uscirà in pratica più particolato, uno dei nemici più temibili dell'apparato respiratorio. Lo ha sottolineato l'Associazione per il controllo delle emissioni tramite catalizzatore, che ha analizzato dettagli e positività delle nuove norme europee Real driving emissions (Rde) che prevedono la misura delle emissioni anche in condizioni reali di guida su strada.

Tra le altre novità ci sono la stretta sugli NOx, misurati su strada e non in laboratorio, e che non potranno superare di 2,1 volte quanto certificato per l'omologazione Euro 6 in vigore attualmente con una ulteriore riduzione a 1,5 volte entro il gennaio 2020. Assieme alle norme Rde, come premesso, sono entrati i vigore anche gli standard Wltp che avvicinano i controlli eseguiti in laboratorio a quelli su strada. Come ribadisce Aecc questa novità servirà a rendere i test più vicini alla realtà dell'uso dell0auto, con maggiori velocità sui banchi prova e durate incrementate.

Auto elettriche, perchè mercato non decolla

Non è vero che il diesel inquina più delle auto elettriche come vedremo nei dievrsi studi fatti. C'è il problema dell'inquinamento dell'energia delle batteria quando sono consumate e molto altro, anche se di fatto nel frattempo le decisioni legislative pongono sempre costi più alti per il diesel per ridurre il parco auto circolanti fino ad annullarlo completamente.

Che il diesel stia attraversando la sua fase più difficile è davanti agli occhi di tutti. E allo stesso tempo, mai come in questo periodo si fa un gran parlare delle auto elettriche e delle opportunità per gli utenti. Tuttavia è evidente come questo segmento di mercato non sia ancora decollato e, anzi, procede ancora piuttosto a rilento.

Sarà perché non è stata ancora inaugurata una grande stagione di incentivi all'acquisto o per il timore di una percorrenza a scartamento ridotto per via della scarsa durata, ma le vendite sono inferiori rispetto alle aspettative iniziali. Anche se è pur vero che produttori si stanno orientando verso auto più sostenibili, come quelle alimentate a fuel cell, a gas, ibride, a gpl o metano.

Addirittura un colosso come Fca sta lanciando segnali di addio al diesel per i veicoli non commerciali e ha annunciato lo stop della produzione a partire dal 2022. Eppure si procede a rilento. Ma non occorre meravigliarsi più di tanto perché i motivi sono chiari: gli investimenti per lo sviluppo di un'infrastruttura per la ricarica delle auto elettriche sono ancora troppo alti. A incidere maggiormente nell'inquinamento delle città sono le auto commerciale prima ancora che quelle a uso privato. I centri di produzione delle batterie dei veicoli elettrici sono all'estero.