Motore nuovo rivoluzionario ibrido-diesel su Kia Sportage. E incentivi per auto già in vigore

La batteria trova spazio nel portabagagli mentre il motore-generatore è così piccolo da non rendersi necessario il ripensamento della disposizione degli organi meccanici.

Motore nuovo rivoluzionario ibrido-diese

Nuovo motore diesel mild-hybrid per Kia


Ci sono già i primi modelli di auto che ospiteranno il nuovo diesel mild-hybrid. Si tratta di Sportage e Ceed e il conto alla rovescia è già iniziato perché la nuova soluzione sarà adottata tra la fine di quest'anno e il 2019. I benefici sono presto detti: la riduzione dei consumi e delle emissioni poiché si tratta della prima tecnologia nell'ambito del piano di elettrificazione della gamma. La casa sudcoreana decide così di andare in scia degli altri produttori, soprattutto asiatici, che stanno puntando con decisione sulle auto alimentati elettricamente. In questo contesto, il propulsore ibrido diesel EcoDynamics+ di Kia è compatibile con le trasmissioni sia manuali che automatiche e può essere adattato per i modelli con trazione anteriore, posteriore e a quattro ruote motrici.

Succede allora che il nuovo sistema Kia EcoDynamics+ - affiancato al già noto catalizzatore SCR per la riduzione degli ossidi di azoto per ottenere un diesel più pulito, in linea con le normative più in tema di inquinanti - ricarica la batteria da 0,46 kWh nei rallentamenti, aiuta il motore a gasolio nelle ripartenze e riavvia il motore diesel in coda, al semaforo o quando l'auto viaggia per inerzia con il motore principale spento. EcoDynamics+ è collegato al motore diesel attraverso una semplice cinghia.

Nuovo motore diesel mild-hybrid per Kia

Ecco allora che il un nuovo motore diesel mild-hybrid di Kia, caratterizzato dalla presenza di una batteria compatta da 48 volt agli ioni di litio, è in grado di contenere i consumi e ridurre le emissioni del 4% nel ciclo WLTP e del 7% in quello NEDC. Dal punto di vista tecnico, la batteria è piazzata subito sotto il piano di carico del bagagliaio e alimenta un piccolo motore elettrico, utilizzato sia per l'avviamento e sia come generatore di corrente. Il dispositivo viene collegato al motore, assicurando 13 CV in più di spinta in fase di accelerazione e permettendo il recupero in fase di frenata o decelerazione così da permettere di ricaricare la batteria.

Kia Sportage e Kia Ceed subito, poi auto a benzina

L’EcoDynamics+ della Kia ha dimensioni contenute e può essere montato facilmente all'interno anche di automobili molto diverse fra loro. In ogni caso il motore ibrido è la prima nuova tecnologia lanciata dalla casa coreana, nell'ambito del piano di elettrificazione della propria gamma, che prevede il lancio di 16 nuovi motori ad emissioni ridotte entro il 2025: cinque nuovi ibridi, cinque ibridi plug-in, cinque elettrici e un elettrico a celle a combustibile. Ma si procederà necessariamente per gradi e, come anticipato, la prima a far salire a boro il nuovo motore sarà la Kia Sportage nel 2018, seguita a stretto giro dalla Kia Ceed. In seconda battuta, il mild-hyrid da 48V sarà adattato sui veicoli a benzina. In tutte le situazioni, la batteria trova appunto spazio nel portabagagli mentre il motore-generatore è così piccolo da non rendersi necessario il ripensamento della disposizione degli organi meccanici nell'alloggiamento del motore.

Alla ricerca di un motore diesel più ecologico. La soluzione Bosch

Proprio intorno al diesel e alle sue prospettive di ripensamento alla luce delle nuove esigenze ambientali, si sta giocando una partita importante. E non è detto che il destino sia segnato ovvero che porti alla morte di quei motori così convenienti da una parte quanto inquinanti dall'altra. Altrimenti non si capisce perché il gruppo Bosch, al momento di tirare le somme, mostra un fatturato da 78,1 miliardi di euro ovvero in crescita del 6,8% rispetto ai 12 mesi precedenti. E a ben vedere, nonostante questa prima parte dell'anno stia andando in continuità con il recente passato, i numeri stanno andando esattamente nella stessa scia. Va da sé che sarebbe un errore credere in un nuovo boom, ma un'ulteriore crescita del fatturato e degli utili viene comunque considerato possibile proprio per via delle innovazioni sviluppate.

La sfida da affrontare è evidentemente quella della progettazione di un motore più ecologico, capace di rispondere a tutte le esigenze. E su questo terreno Bosch intende recitare una parte da protagonista con la realizzazione di un motore diesel che abbatte le emissioni degli ossidi di azoto NOx di dieci volte rispetto ai limiti fissati per il 2020. Dal punto di vista tecnico, la riprogettazione dell'impianto di scarico e il posizionamento del catalizzatore e del post trattamento SCR nella zona di massima temperatura ovvero appena oltre il collettore permettono l'abbattimento delle emissioni a 13 milligrammi. A conti fatti si tratta di numeri abbondantemente inferiori dei limiti stabiliti per l'Europa nel 2020.

Dettaglio di primissimo piano, questa tecnologia è già pronta e a disposizione dei costruttori di auto. Significa che non servono prove, sperimentazioni e investimenti. E non occorre riprogettare il vano motore della vettura o installare ulteriori componenti aggiuntivi. Insomma, proprio da qui passerebbe il futuro della mobilità e la prosecuzione della crescita della società. Non si può che restare spiazzati da questo colpo di coda perché il diesel è stato a più riprese considerato morto. Bastano solo gli ultimi dati che circolano per farsi un'idea: il calo di vendite delle auto alimentate con gasolio ha fatto salire dopo otto anni le emissioni di anidride carbonica per via dell'aumento delle vendite dei modelli a benzina.

Utili investiti in ricerca e sviluppo

Come spiegato da Volkmar Denner, Ceo di Bosch, in occasione delle consueta conferenza stampa annuale di bilancio che si è tenuta nel campus di ricerca di Renningen alle porte di Stoccarda, dopo questa riabilitazione ecologica, il diesel può ripartire: non sono i motori a combustione a essere resi obsoleti, ma il dibattito sulla loro fine imminente. Il gruppo tedesco, produttore mondiale di componenti per autovetture, è una fondazione. Significa che non distribuisce dividendi e reinveste una rilevante quota degli utili nella ricerca e nello sviluppo. Numeri alla mano, lo scorso anno è stato dirottato il 9% del fatturato ovvero 7,3 miliardi di euro. I dipendenti nel mondo sono 402.000.

I modelli ibridi più gettonati

Il fascino dei motori diesel riesce a sedurre sempre meno gli acquirenti di auto. Che si orientano in misura ormai decisa sui modelli ibridi. Quelli con la doppia alimentazione per intenderci. Questa inversione di tendenza viene confermata dalle cifre di mercato che parlano di un calo di quasi quattro punti percentuali nei primi 4 mesi dell’anno per le auto motorizzate diesel e un contestuale aumento vertiginoso delle vendite dei modelli ibridi: +53% ad aprile e +37,8 % in totale. Il boom delle ibride nelle intenzioni dei potenziali acquirenti si può spiegare anche grazie a un’offerta che oggi è certamente più ricca rispetto al recente passato ed è in costante aumento. A monopolizzare le vendite di ibride è, però, sempre Toyota, il primo costruttore ad avere industrializzato la doppia alimentazione, ma che oggi ha anche tolto dai listini italiani tutte le versioni diesel.

Nella speciale classifica dei modelli ibridi più gettonati ci sono importanti conferme e qualche sorprese. I più gettonati restano i modelli delle case automobilistiche che hanno investito sui modelli ibridi da più tempo. Toyota, in particolare il brand di lusso Lexus, recita di certo la parte del leone nel comparto ibrido e ibrido plug-in. I modelli già disponibili sul mercato, infatti, sono ben quindici di cui sette con il marchio Toyota. Tutta la gamma Lexus è, invece, ibrida. LaYaris che ha conquistato i giovani degli ultimi venti anni continua a riscuotere grandi apprezzamenti probabilmente perché consente di circolare liberamente anche centri chiusi al traffico. Per quanto riguarda, invece, Lexus, il suv compatto NX è il più gettonato. Per il comparto delle auto elettriche non si può non parlare del successo, restando nel campo delle prestazioni, che sta riscuotendo il nuovo modello della Nissan, ovvero la Leaf che però deve ancora esplodere per quel che riguarda le vendite. I trecento esemplari venduti nel mese di aprile, i poco più di mille invece dall’inizio dell’anno, infatti, non possono soddisfare la casa giapponese che punta in alto.

Altre case automobilistiche alla sfida dell’ibrido

Tra le altre case automobilistiche alle prese con la sfida dell’ibrido Porsche ha rinunciato a consistenti quote di vendita soprattutto dei modelli Macan e Cayenne. La scelta anche per Porsche è di puntare sull’ibrido ed è così che dopo la Panamera ora anche Cayenne ha una nuova versione E- Hybrid cioè la ibrida plug-in. A provare a tener testa allo “squadrone” Toyota sono soprattutto i due marchi coreani di Hyundai e Kia coi loro modelli ibridi: rispettivamente la Ioniq e la Niro. Nella top ten delle vendite in Italia di ibride sono ben quattro i modelli Toyota e fra l’altro ai primi quattro posti, Yaris, C-HR, Rav4 e Auris, mentre la Lexus NX è l’unica auto premium in classifica, ma ci sono anche due Suzuki, la Ignis e la Swift che offrono l’elettrificazione “mild hybrid”, quella da 48 Volt che altri costruttori stanno adottando compresi molti case d’auto di target premium come Audi.

E anche Toyota solo verso ibrido

Arrivati a questo punto non è corretto parlare di futuro perché la svolta è in corso e l'annuncio di Toyota di voler abbandonare il diesel e puntare tutto sull'ibrido non è altro che l'ennesimo della serie. A dimostrazione di come siamo già nella fase dei fatti e non delle parole, il messaggio lanciato dalla casa automobilistica è stato forte e chiaro: si cambia sin da subito ed entro la fine di quest'anno il diesel rimarrà un ricordo, tranne che sui veicoli commerciali e sui fuoristrada. Al contrario, andrà a tutta birra si quella tecnologia che una ventina di anni fa è salita a bordo delle prime vetture. Tempi che cambiano, dunque, e anche piuttosto velocemente per assecondare le richieste del mercato (o per creare nuovi trend), anche alla luce del rispetto di un livello minimo di sostenibilità ambientale. Il clima è favorevole per accelerare sul versante dell'ibrido e la casa giapponese può adesso sfruttare le competenze sviluppate in anticipo rispetto ad altri player.

Ecco allora la nuova Auris, terza generazione della propria compatta, arriverà il prossimo anno quando Toyota avrà (quasi) messo al bando i motori a gasolio. Sono due le release pronte per fare il loro debutto sul mercato: quella con motore 1.8 da 122 cv e 2 litri da 180 CV che lasciano intravedere un rendimento da record e l'1.2 da 116 cv, anche con cambio CVT. Il tutto mentre si resta in attesa di conoscere i dettagli sugli interni, ancora top secret. In ogni caso, Toyota Auris è attesa nei concessionari all'inizio del prossimo anno. Ma che qualcosa bollisse in pentola da tempo è dimostrato dallo stop alla realizzazione del motore 4 cilindri 1.6 diesel con Isuzu e dall'aver riservato lo stesso trattamento al 3 cilindri 1.5 atteso sulla C-HR. E il tutto senza dimenticare come Toyota sia ai nastri di partenza con le batterie allo stato solido per dare una nuova scossa al mercato.

Più dense di energia a parità di peso e volume rispetto a quelle tradizionali, ma anche più sicure in caso di incidente e più veloci da ricaricare, si tratterebbe di una svolta per un mercato che non è ancora decollato secondo le migliori aspettative.

E c'è anche la RAV4

Al di là dell'annunciato arrivo sul mercato nipponico di Sora, il primo bus a idrogeno che rimpolperà la flotta ecologica dei Giochi olimpici e paraolimpici di Tokyo 2020, il ventaglio delle novità in casa Toyota non può che passare anche dalle anteprime presentate al Salone dell'Auto di New York ovvero la nuova Toyota RAV4. Anche in questo caso, oltre al benzina, è possibile scegliere un motore Full Hybrid con cambio automatico da 197 CV, del Toyota Safety Sense e dello Panoramic View Monitor. Il Suv giapponese promette basse emissioni basse e consumi contenuti: fino a 20 chilometri con un litro. Per la prima volta, la tecnologia ibrida fornisce al nuovo RAV4 Hybrid maggiore potenza, abbattendo i costi di mantenimento.

Sul fronte infotainment si segnalano il display TFT a colori da 4,2 pollici posizionato al centro del quadro strumenti e coordinato con il display centrale del Toyota Touch 2. Il sistema multimediale offre un touchscreen da 7 pollici, accesso alla navigazione Full Map, chiamate in vivavoce tramite Bluetooth, connettività mp3 e telecamera posteriore.

Volkswagen bioemetano

E' complicato dire quale sarà il futuro delle auto. Ad intuzione molti risponderanno auto elettriche o ad idrogeno, ma gli sperti sono piuttosto divisi, e per le auto elettriche rimane il problema sempre dell'inquinamento, seppur minore. E allora, ecco chi ha pensato ad una ulteriore via di sviluppo ed ecco il biometano. E non lo ha fatto una marca qualasiasi ma la Volkswagen.

Occorre precisare da subito che gli unici che al momento possono utilizzare le Volkswagen a biometano sono i dipendenti della S.e.s.a, una impresa di Este, in provincia di Padova, dove abbiamo potuto fare questa prova sui modelli Polo e Golf Tgi che al momento vanno a metano e che in equesta realtà che produce biometano, funzionano anche con questo combustibile che deriva dal riciclod ei rifiuti umidi provenienti della cucina.

Dunque, il biometano non si può trovare ancora al distributore, in quanto non è permesso dalla legge, ma ci sta muovendo per poterlo fare arrivare anche perchè i vantaggi sono davvero tanti.
In primo luogo queste auto diventerebbe i veicoli meno inquinanti in assoluto, più ancora delle auto elettriche e non ci sarabbe nessun problema degli scarti.

Il costo dei rifornimento sarebbe assolutamente basso con un costo dimezzato all'incirca come rapporto benzina o diesel e chilometri percorsi. E ancora, da sottolineare, per il funzionamento delle auto a metano con il biometano non si dovrebbe fare nessuno cambiamento tecnico.
Il biometano viene relizzto grazie alla rccolta differenziata, con 70 Kg di scarti di cucina si possono produrre 4 Kg di metano con i quali si fanno circa 100 Km.
Il costo, se ci fosse una rete di distribuzone capillare dovrebbe essere di menod i 1 euro.

Volkswagen a metano, Polo e Golf TGI e in arrivo anche la Up!

E nella giornata dove abbiamo visitato l'azienda S.E.S.A, abbiamo provato e fatto un test su strada della Volkswagen Golf 1.4 TGI e Polo 1.0 TGI. La Polo è il vero nuovo modello d 90 cavalli e treclindri e che permette di dimezare i costi chilometri rispetto al benzina. Ed è già un successo visto che i tempi di attesa per averla sono di circa 6-8 mesi.

Da sottolineare che a Marzo ariverà la Volkswagen Golf 1.4 TGI 110 che avrà lo stesso rpezzo del benzina a 17.900 euro. C'è da dire che alla prova su strada le auto vanno benissimo, non si nota assolutmente differenze e che l'unica vera differenza è l'autonomia di 400 Km, quindi minore. Ma c'è anche una spesa minore e i tanti vantaggi visti per l'ambiente.

Ottant’anni rappresentano uno spazio temporale sufficiente ad esprimere un giudizio equilibrato. E certamente quello sul Maggiolino non può che essere positivo. Una storia lunga e gloriosa che affonda le radici nel lontano 1938 quando la Volkswagen mette in produzione l’antesignana del modello che ha imperversato per le strade del mondo a partire dal 2003

E Fiat Panda biometano

Tutto vero: Panda Natural Power è in grado di percorrere migliaia di chilometri in totale tranquillità e senza effetti collaterali sul motore. La prima prova è stato il controllo delle emissioni allo scarico sul banco a rulli. La seconda la verifica delle prestazioni del motore. E in entrambi i casi i tecnici Fca hanno acceso il semaforo verde. A rivelare il nuovo record raggiunto dall'auto ecologica alimentata con biometano dal ciclo idrico ricavato è la sperimentazione in corso. Il tempo gioca tutto dalla parte della speciale Fiat Panda perché ormai trascorso un anno dall'avvio dei test e le prospettive - nel caso di conferma delle premesse - non possono che essere brillanti. Stiamo infatti parlando di un'auto che fa del biocombustibile che si ottiene dall'acqua di scarto, dagli scarti di biomasse di origine agricola o dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani della raccolta differenziata la sua linfa vitale.

Di conseguenza l'impatto per l'ambiente sarebbe straordinariamente basso. Fiat Panda viaggia allora alimentata solo con biometano prodotto dall'impianto per la depurazione delle acque reflue del Gruppo CAP a Bresso-Niguarda, Milano. I suo tour prosegue senza soste, considerando che esattamente un anno fa, è partita dal Mirafiori Motor Village di Torino per il lancio del progetto a cui prende parte anche LifeGate, il network italiano per lo sviluppo sostenibile. Interessante notare come il rifornimento avvenga grazie al gas prodotto dal depuratore di Bresso-Niguarda che raccoglie le acque reflue dei Comuni di Paderno Dugnano, Cormano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo, per il coinvolgimento di quasi 300.000 persone.

Sono i tecnici di Fca a voler far sapere come i vantaggi del metano ricavato da fonti rinnovabili siano numerosi e reali, anche oltre Panda Natural Power. In prima battuta stiamo parlando di una fonte pressoché inesauribile e capace di garantire livelli di emissioni inquinanti e di gas serra allo scarico contenuti e di certo non paragonabili a quelli delle auto che vediamo tutti i giorni transitare sulle strade. In seconda battuta, alla luce del ciclo di produzione e dell'utilizzo del carburante, il suo impatto sull'ambiente è paragonabile a quello delle auto elettriche alimentate con energia rinnovabile. Il ricorso al biometano non richiede cambiamenti e alle auto alimentate a metano o alla rete di distribuzione. Facile allora intuire come possa migliorare le prestazioni ambientali di tutto il parco circolante e non solo dei nuovi veicoli.

Infine, ma non da ultimo, il successo del progetto Panda Natural Power permette di ridurre la dipendenza dal petrolio, crea occupazione nella filiera nazionale, contribuisce alla sostenibilità economica di aziende agricole e allevamenti, facilita il riutilizzo efficiente dei rifiuti e, se ottenuto da reflui fognari - fanno ancora notare dalle parti di Fca - consente una riduzione della tassa rifiuti locale.