Fiat Uno Turbo, è record 530 con preparazione stradale

Continua a far parlare di sè una auto storica come la Fiat almeno per due motivi diversi e altrettanto interessanti

Fiat Uno Turbo, è record 530 con prepara

Fiat Uno Turbo preparazione stradale da record 530 CV!


Record preparazione della Fiat Uno con preparazione stradale da 530 Cv, ma non c'è solo questo....anzi....tanti nuovi elementi in vista per tutti.
 

Per i nostalgici la Fiat Uno rappresenta un simbolo. Un simbolo di un’epoca che ormai non c’è più. Un’epoca di grande sviluppo, di promesse e di prospettive che la Fiat Uno racchiude. E che si può rintracciare nel successo del nuovo modello, presentato a inizio degli anni novanta, che sostituì il precedente e che sancì un passo avanti importante per la casa automobilistica italiana.

Fiat Uno preparazione stradale da record

Adesso, a distanza di così tanti anni, i tecnici della Gabucci Autotecnica, riportano indietro nel tempo e fanno sognare non solo i nostalgici, ma anche gli appassionati di motore. La versione da 530 cavalli della Fiat Uno Turbo in versione stradale, è un’auto che alletta tanti palati e che sfrutta l’esperienza maturata nella preparazione della loro Uno Turbo per gare di accelerazione. Un mostro a quattro ruote che nasconde, sotto la livrea che non fa sospettare nulla di quanto il propulsore possa essere in grado di offrire prestazioni terrificanti. La base di partenza, neanche a dirlo, è il classico Fiat monoalbero 1.500 cc di derivazione Lancia Prisma su cui è stata montata una testata della Tipo 1600. L’alesaggio è di 87 mm, la corsa di 67,4 mm per una cilindrata totale di 1.601 cc. I pistoni stampati sono CPS, abbinati alle bielle in acciaio ad H rovesciata Saenz dotate di bulloneria ARP. L’albero motore è quello di serie, leggermente rivisitato, i freni sono della Punto GT, l’assetto è quello di serie. Sotto questo profilo, probabilmente, si poteva fare di più. 

E un'altra Fiat speciale

Tutto vero: Panda Natural Power è in grado di percorrere migliaia di chilometri in totale tranquillità e senza effetti collaterali sul motore. La prima prova è stato il controllo delle emissioni allo scarico sul banco a rulli. La seconda la verifica delle prestazioni del motore. E in entrambi i casi i tecnici Fca hanno acceso il semaforo verde. A rivelare il nuovo record raggiunto dall'auto ecologica alimentata con biometano dal ciclo idrico ricavato è la sperimentazione in corso. Il tempo gioca tutto dalla parte della speciale Fiat Panda perché ormai trascorso un anno dall'avvio dei test e le prospettive - nel caso di conferma delle premesse - non possono che essere brillanti. Stiamo infatti parlando di un'auto che fa del biocombustibile che si ottiene dall'acqua di scarto, dagli scarti di biomasse di origine agricola o dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani della raccolta differenziata la sua linfa vitale.

Di conseguenza l'impatto per l'ambiente sarebbe straordinariamente basso. Fiat Panda viaggia allora alimentata solo con biometano prodotto dall'impianto per la depurazione delle acque reflue del Gruppo CAP a Bresso-Niguarda, Milano. I suo tour prosegue senza soste, considerando che esattamente un anno fa, è partita dal Mirafiori Motor Village di Torino per il lancio del progetto a cui prende parte anche LifeGate, il network italiano per lo sviluppo sostenibile. Interessante notare come il rifornimento avvenga grazie al gas prodotto dal depuratore di Bresso-Niguarda che raccoglie le acque reflue dei Comuni di Paderno Dugnano, Cormano, Cusano Milanino e Cinisello Balsamo, per il coinvolgimento di quasi 300.000 persone.

Sono i tecnici di Fca a voler far sapere come i vantaggi del metano ricavato da fonti rinnovabili siano numerosi e reali, anche oltre Panda Natural Power. In prima battuta stiamo parlando di una fonte pressoché inesauribile e capace di garantire livelli di emissioni inquinanti e di gas serra allo scarico contenuti e di certo non paragonabili a quelli delle auto che vediamo tutti i giorni transitare sulle strade. In seconda battuta, alla luce del ciclo di produzione e dell'utilizzo del carburante, il suo impatto sull'ambiente è paragonabile a quello delle auto elettriche alimentate con energia rinnovabile. Il ricorso al biometano non richiede cambiamenti e alle auto alimentate a metano o alla rete di distribuzione. Facile allora intuire come possa migliorare le prestazioni ambientali di tutto il parco circolante e non solo dei nuovi veicoli.

Infine, ma non da ultimo, il successo del progetto Panda Natural Power permette di ridurre la dipendenza dal petrolio, crea occupazione nella filiera nazionale, contribuisce alla sostenibilità economica di aziende agricole e allevamenti, facilita il riutilizzo efficiente dei rifiuti e, se ottenuto da reflui fognari - fanno ancora notare dalle parti di Fca - consente una riduzione della tassa rifiuti locale.

Modelli Fiat attesi

Le conferme (che i beninformati danno per certe) o le smentite si avranno solo tra poche settimane. L'appuntamento è infatti alla fatidica data del primo giugno, giorno di presentazione di uno dei piani industriali più attesi gli ultimi anni. Fiat Chrylser Automobiles illustrerà infatti punto per punto le sue intenzioni da qui al 2022. E non dovrebbe appunto mancare più di un riferimento alla mini Jeep (o alla baby Jeep, secondo altre definizioni). Di interessante ci sono anche le parole di Michael Manley, Head of Jeep Brand e membro del Group Executive Council, secondo cui un'auto più piccola di Renegade rientra certamente tra i loro interessi?

Come rivelato pubblicamente, Fiat Chrylser Automobiles sta vagliando molto attentamente il progetto della piccola Jeep. Se il modello dovesse davvero avere una lunghezza complessiva fra 4 e 4,15 metri, andrebbe in diretta concorrenza con il segmento delle sport utility di taglia urbana. La società automobilista, conferma ha valutato che in Europa le preferenze si stanno orientando verso Suv compatti. E uno dei mercati di riferimenti potrebbe essere quello dell'America Latina, prima ancora che quelli della Cina (in grande espansione) e degli Stati Uniti e del Canada. Tutto da scoprire lo stabilimento della produzione: sarà prodotto a Pomigliano d'Arco?

Fca e nuovi modelli, compreso Ferrari

Arrivano diverse indiscrezioni che svelano i piani di Fca per lo sviluppo delle varie auto e modelli per il 2018 e il 2019, in attesa del piano quinquennale che sarà svelato da Marchionne il prossimo Giugno.

La nuova Fiat Punto 2019 non dovrebbe essere prodotta a Pomigliano, come si credeva e in molti speravano, ma nello stabilemento di Kragujevac in Serbia dove già si produce la Fiat 500L. Ma la fabbrica italiana dovrebbe avere, romai quasi sicuramente, la produzione della cosidetta Mini Jeep, un mini Suv che è l'unico modello di cui si l'ufficialtà in quanto è stato anticipato dal responsabile di Jeep, Mike Manley, nello scorso salone di Detroit.

E la fabbrica migliore per costruirlo, quella più adatta, sia come conoscenze del personale che come infrastruttura tecnica è quella di Pomigliano dove c'è la Fiat Panda 4x4 la cui meccanica dovrebbe essere molto vicina.

Vi potrebbero essere, secondo indiscrezioni, due nuovi Suv, non uno solo e quest'ultimo potrebbe andare anch'esso in Serbia. Oppure il secondo Suv non sarebbe altro che la versione minore dell'Alfa Romeo STelvio, ma a questo punto andrebbe probabilmente ad essere realizzata a Mirafiori. Infine, la produzione dalla Panda, dovrebbe essere spostata a Tichy in Polonia, come aveva già fatto intendere Marchionne, quando aveva spiegato che le auto di gamma elevata, le più complesse da assemblare, sarebbe state fatte in Italia

E Ferrari....

Tuttavia saltano sempre alla memoria le parole del presidente Marchionne rilasciate a Bloomberg, nel passaggio in cui ammetteva di essere ben oltre il considerare se produrre un Suv. Come dire, quello che vedrà la luce sarà una vettura realmente speciale, in grado di distinguersi dalla concorrenza, ma sempre andando nel solco della tradizione e della riconoscibilità. Una Ferrari appunto. E definirla solo Suv potrà apparire terribilmente riduttivo.

E qui entrano in gioco incertezze, speculazioni e desideri. Si tratterà di un Suv o di un crossover con prestazioni sicuramente elevate e finiture di lusso e perfette su strada? C'è già chi ha coniato un nuovo termine per inquadrare il nuovo veicolo made in Maranello: Fuv ovvero Ferrari utility vehicle con motore 8 cilindri a V da oltre 4 litri e 600 cv di potenza per differenziarlo dal Suv cioè Sport Utiliy Vehicle.

Suv, è l'anno... I modelli più attesi di tutte le marche

Le premesse di questo primo trimestre sono incoraggianti e tutto lascia immaginare che il 2018 sia ancora una volta l'anno dei Suv. Non solo semplici rivisitazioni delle versioni attualmente su strada, ma anche vere e proprie novità. Tra i modelli da segnare sul taccuino ci sono certamente Alpha Romeo Stelvio, BMW X3, Audi Q5, Buick Enclave, Chevrolet Traverse, Ford EcoSport, Hyundai Kona, Land Rover Range Rover Velar, Lincoln Navigator, Volvo XC60.

I nuovi modelli e obiettivi Volkswagen

La risposta di Volkswagen alla crisi del dieselgate che ha scosso credibilità e vendite è aumentare il numero delle auto prodotte. L'obiettivo è guadagnare posizioni nelle preferenze degli utenti e non ripetere gli errori del passato. L'abbattimento della soglia di 6 milioni di veicoli fabbricati lascia facilmente immaginare quali siano le intenzioni del produttore di Wolfsburg, pronto a recitare una parte da protagonista in questo 2018. Se le ambizioni sono molto elevate, resta da scoprire quale sarà la risposta del mercato ovvero quanto parte di queste vetture sarà acquistata. In ogni caso, la parte del leone dovrebbe continua a essere recitata dalla Golf, l'auto con marchio Volkswagen più venduta. La partita in questo 2018 si giocherà comunque su due tavoli, tenendo conto come la questione dieselgate sia ancora aperta. Solo poche settimane fa ha raggiunto un'intesa sulla class action in Canada sui motori TDI da 3.0 litri che alimentano su Cayenne, Touareg e Q7.

Per il dopo scandalo del DieselGate Volkswagen spiega la sua strategia che passa certamente dall'elettrico che avrà un ruolo fondamentale come spiegato sotto, ma passerà prima del diesel ripulito con gli stretti parametri rivisti dall'Ue e dagli Usa per arrivare all'ibrido e al metano anche per le auto più piccole senza dimenticare i combustibi8li alternativi, come anche l'idrogeno.

Tutti i canali sono lasciati aperti per capire che direzione prenderà il mercato ed esserne subito protagonisti. E le iniziative degli ingegneri avranno come obiettivo di riuscire a creare piattafrome tecniche diffenti convergenti per diminuire i costi.

Tredici anni. Questo è il tempo necessario per assistere alla rivoluzione. Almeno stando a quello che si sta muovendo in casa Volkswagen. Archiviato non senza difficoltà il cosiddetto ‘dieselgate’ la casa automobilistica tedesca infatti sta seriamente investendo in un mercato destinato a diventare il nuovo eldorado del prossimo futuro. Le auto elettriche, infatti, sembrano ormai pronte a fare il loro prepotente ingresso nei mercati globali e non più vestendo i panni di un oggetto misterioso da trattare con curiosità e quel pizzico di sfiducia che si riserva sempre alle novità prima che sappiano dimostrare il loro valore. Il loro sviluppo procede da decenni, tanto che il primo veicolo elettrico di Volkswagen arrivato sul mercato risale addirittura al 1972. Il T2 Elektro-Tranporter è stato la base di partenza da cui il gruppo tedesco ha iniziato a sviluppare le proprie tecnologie di propulsione elettrica.

Tanto per capire quali sono stati i passi in avanti compiuti fino ad oggi basti pensare che il nuovo modello e-Golf offre trecento chilometri di autonomia e una velocità massima di centocinquanta chilometri all’ora. La rivoluzione green ormai è pronta a far sentire i propri effetti in tutto il mondo e l’obiettivo è quello di realizzarla entro 13 anni. Cioè domani per l’appunto. Una rivoluzione che non potrà che cambiare il mondo, riuscendo magari a contribuire anche a un miglioramento delle condizioni ambientali e di conseguenza anche delle condizioni di vita dell’uomo e delle altre specie viventi.

Alla base del concetto che lega la Volkswagen allo sviluppo delle auto elettriche c’ la voglia di stupire. La nuova gamma verrà immessa sul mercato a partire dal 2020, secondo la road map della casa automobilistica, sarà composta da tre modelli. I.D. avrà una potenza di 170 cv e un'autonomia dai 400 ai 600 Km. Poi sarà il momento di I.D. Buzz con un'autonomia fino a seicento chilometri e una potenza di ben 374 cv. Infine I.D. Crozz, primo SUV elettrico della casa tedesca, questo con un'autonomia fino a 500 km e e 306 cv. Insomma, all'appello manca solo un'utilitaria, ma solo perché è già disponibile oggi, visto che la UP a propulsione elettrica è già sul mercato.

Entro 13 anni, dunque, potrebbe cambiare il mondo e sono molti ad auspicare che la rivoluzione green delle auto elettriche possa finalmente cambiare il mondo. In meglio, ovviamente. Il 2025 sarà un anno fondamentale per il gruppo tedesco, perché proprio quell'anno vedrà l'arrivo dei primi modelli con guida totalmente autonoma, mentre le stime di vendita dovrebbero assestarsi sul milione di unità elettriche all'anno. Investimenti importanti che si aggirano intorno ai venti miliardi di euro testimoniano la reale volontà del colosso dell’auto tedesco di fare sul serio. Il programma di investimenti ha un orizzonte che arriva al 2030 quando la rivoluzione dovrebbe essere compiuta.

In tutto questo, ruolo fondamentale lo avranno anche le stazioni di ricarica, ecco perché il gruppo tedesco sta puntando forte anche in questo settore parallelo, stringendo partnership strategiche con i fornitori di energia elettrica e anche con i concorrenti, tra cui Nissan, Ford, Renault e BMW, per creare una rete sempre più capillare in Europa. In Italia arriveranno circa duecento venti nuovi posti dove fare la ricarica. Tra gli altri traguardi che rientrano in questo processo che ormai è irreversibile, c’è anche quello di abbattere i tempi di ricarica fino ridurli al tempo necessario per fare un normale rifornimento alla classica pompa di benzina come avviene oggi.

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