Yescapa, condivisione camper italiana. E innovativi car sharing

Arriva il camper sharing anche in Italia. Ma oltre a questo e al car sharing l'attenzione è posto come risparmiare sul'auto sempre più costosa

Yescapa, condivisione camper italiana. E

Camper sharing in Italia arriva con Yescapa


Al via il camper sharing, ma non c'è solo questo tra le novità del mondo dello sharing dei veicoli, in modo aprticolare delle auto con sistemi (non solo sharing) che permettono di avere u auto ccome se venisse comprato senza comprarla.
 

Spesso e volentieri quando vediamo la concretizzazione di idee apparentemente semplici viene da domandarsi come si è fatto a non pensarci prima. Come nel caso di Yescapa, la piattaforma web che estende il concetto di sharing dalle auto a camper, van, furgoni camperizzati, fino ad arrivare ai furgoncini Volkswagen e ai minicamper. Non è affatto detto che le esigenze siano comuni per tutti e di conseguenza mutano le proposte. In realtà Yescapa esiste da tempo e la novità è adesso rappresentata dalla sua disponibile anche in Italia. Stiamo parlando di un realtà che mette in mostra più di 150.000 utenti, in costante aumento proprio per via del coinvolgimento di nuovi paesi, e oltre 5.000 veicoli a noleggio sparsi in buona parte d'Europa.

Come funziona Yescapa

Il funzionamento della piattaforma per camper, van e furgoni camperizzati è allora molto simile a quelli delle auto per privati. In buona sostanza Yescapa fa da intermediario tra domanda e offerta ovvero tra i proprietari dei veicoli e chi cerca una soluzione chiavi in mano. I primi possono inserire il proprio annuncio gratuitamente e scegliere le tariffe da applicare. I secondi scelgono il mezzo preferito prima di incontrare il proprietario, anche il giorno dell'inizio del viaggio o della vacanza, farsi consegnare le chiavi, controllare il mezzo e firmare il contratto. Solo a questo livello il proprietario riceve il corrispettivo Da parte su Yescapa verifica i documenti e propone anche un'assicurazione camper per tutto il periodo di noleggio e un'assistenza stradale 24 ore su 24.

Calendario alla mano, Yescapa è nata cinque anni fa ed è attiva soprattutto in Francia, Spagna, Regno Unito e Germania. A oggi il ritmo di marcia è di circa 200.000 giorni di noleggio. Tradotto in altri termini significa 540 anni di viaggi. A detta di Dario Femiani, Country Manager Italia di Yescapa, con questa nuova piattaforma l'intenzione è di aggiungere un tassello per contribuire alla crescita dei viaggi in camper, offrendo una nuova soluzione tra privati basata su un modello collaborativo e complementare al tradizionale noleggio professionale.

La crescente richiesta di impiego del servizio di car sharing, nato per sostenere una mobilità sostenibile e green soprattutto nelle grandi città, sembrerebbe scoraggiare l'acquisto di auto nuove. A sostenere questa tesi uno studio presentato da AlixPartners in occasione del convegno ForumAutomotive. Stando a quanto reso noto, il car sharing negli ultimi tempi avrebbe contribuito a ridurre le vendite di auto nuove e in moltissimi casi a rimandare la decisione da parte di tanti utenti di comprare una nuova vettura. Complici di queste decisioni la facilità di uso del car sharing e i costi che continuano ad essere sempre più convenienti e competitivi, permettendo agli utenti stessi di ridurre i propri costi di mantenimento di una propria auto.

Car sharing e acquisto auto nuove: quali correlazioni e nuovo studio

Secondo quanto riportano le ultime notizie rese note dal recente studio condotto da AlixPartners, il 61% degli italiani che usano car sharing o ride sharing avrebbe deciso di rimandare o evitare proprio l’acquisto di un’auto nuova. Ma non solo: dallo studio sarebbe emerso anche come forme innovative di mobilità condivisa siano destinate a crescere significativamente anche nei prossimi anni in tutto il mondo. Dando, infatti, uno sguardo al di fuori dei nostri confini nazionali e dell’Unione, sempre secondo le studio reso noto, le forme di mobilità condivisa mostrano andamenti differenti e se negli Stati Uniti, dal 2013 al 2017 l’impiego dei servizi di car sharing nelle grandi città è diminuito del 20%, in Giappone e in Cina, nei prossimi 12 mesi si prevedono crescite del car sharing e del ride sharing del 30-40%.

Le vendite di auto nuove starebbero calando a fronte di un aumento dell’uso del car sharing soprattutto per i costi. Agli utenti conviene, infatti, l’affitto a tempo di una vettura piuttosto che l’acquisto di una nuova vettura con tutti i costi correlati che richiederebbe, considerando assicurazione e bollo. Dunque, scegliendo il car sharing non si va incontro ad alcun costo fisso, come bollo auto o assicurazione; nessuna spesa di carburante, e si può parcheggiare gratuitamente nelle apposite zone di parcheggio riservate alle vetture del car sharing.

Car sharing: costi in Italia e convenienza

In Italia, i costi richiesti dai principali servizi di car sharing esistenti sono piuttosto contenuti e, in generale, si aggirano tra i 10 e i 30 euro per la quota di iscrizione e di qualche centesimo per il noleggio della vettura. In particolare, il servizio di car sharing car2go prevede, per esempio, 0,24 centesimi di euro al minuto per una smart fortw, che per una smart forfour diventano 0,26 centesimi al minuto, mentre le Fiat 500 di Enjoy sono disponibili a 0,25 centesimi al minuto senza costi di iscrizione, e DriveNow richiede 0,31 centesimi al minuto per una Mini 5 porte, Clubman e BMW Serie 1, con un costo di iscrizione di 29 euro.

Noleggio auto a lunga scadenza: sì o no?

Un'auto di proprietà? Rispetto al passato non è più considerata imprescindibile dagli italiani, anche perché stanno iniziando ad affacciarsi sul mercato soluzioni alternative. Tra queste c'è il noleggio auto a lunga scadenza per privati, fino a pochi anni fa una formula apprezzata solo dalle aziende. Complice adesso il taglio dei costi e la maggiore flessibilità nei tempi del noleggio, a uno fino a sei anni, con canone fisso mensile e tutto incluso (compresi il tagliando e l'assicurazione), ecco che anche i privati stanno osservando con sempre maggiore attenzione questa opportunità. Perché poi, altro dettaglio di primo piano, sono anche tanti i veicoli tra cui scegliere.

Il funzionamento del noleggio auto a lunga scadenza è chiaro perché non si tratta altro che di un contratto fra il privato e una società di noleggio - ci sono perfino delle concessionarie che offrono questa opportunità - in base a cui il primo riceve l'auto desiderata e paga il canone in base mensile che varia in base a una serie di parametri: l'assicurazione, l'assistenza stradale, il bollo auto (legato alla regione di residenza), il numero di chilometri. E se alla fine del contratto ci si accorge che quell'auto non si può proprio fare a meno, nella maggior parte dei casi viene anche data la possibilità di procedere con l'acquisto definitivo.

Conviene o non conviene? La risposta non è ovviamente univoca e non potrebbe esserlo. Occorre valutare la situazione personale e calibrare la scelta in base all'utilizzo che si pensa di fare. Dalla sua c'è l'evidenza che l'auto è uno di quei beni che si svalutano non appena messi su strada. Non ci sarebbero poi le incombenze legate all'assicurazione, al bollo e alle revisioni ovvero a tutti quei passaggi legati alla gestione e alla manutenzione. Ma bisogna leggere il contratto con attenzione perché spesso e volentieri i problemi si nascono nei dettaglio, come le penali da corrispondere nel caso di superamento del tetto massimo di chilometro concordati o se viene voglia di restituire la vettura prima della scadenza.

E che la formula convince sempre più italiani è dimostrato dai numeri: come fa presente Gianluca De Candia, direttore generale di Assilea, l'associazione nazionale che rappresenta le società che operano nella locazione finanziaria, nel leasing operativo e nel noleggio a lungo termine, se nel noleggio a lungo termine si riscontrano valori medi per vettura di circa 18.000 euro, nel leasing si sale a 40.000. E il trend è in costante ascesa.

l nolleggo a lungo termine senza comprare l'auto a 2, 4, 6 anni (quindi anche di meio-breve termine) sta diventando sempre popolare, anche se siamo agli inizi rispetto ad altre nazioni, con il moltiplicarsi di diversi iniziative anche da attori su questo relativamente inediti

Si moltiplicano le iniziative

Il principale vantaggio nella scelta del noleggio auto a lungo termine va cercato nel vantaggio economico immediato. Soprattutto chi è alle prese con una liquidità ridotta può infatti pensare di scegliere questa formula senza procedere all'acquisto vero e proprio. I patti sono chiari: si versa quanto richiesto tra anticipo e rata mensile e si utilizza il mezzo senza obbligo di riscatto per un periodo che in genere varia da 3 a 6 anni., lasciando libertà di sostituirla con una nuova e naturalmente di restituirla. A volerla mettere sul piano strettamente economico, questa soluzione evita di ritrovarsi in garage un'auto usata e svalutata. I costi variano sulla base del modello scelto, tra le utilitarie e ammiraglie (in genere si va da un impegno minimo di spesa tra 220 e 250 euro al mese), e alla soglia chilometrica stabilita.

Si tratta di una formula che conviene? Dipende dalle aspettative. Il limite principale, a differenza del leasing, è appunto che alla fine del contratto nulla rimane in mano. Ma potrebbe rivelarsi anche una comodità per le difficoltà a ricavare un prezzo accettabile da un mezzo usato. E poi, nel costo sono inclusi anche assicurazione e bollo auto. Se una volta questa soluzione era quella privilegiata dalle aziende e dai professionisti con partita Iva, adesso è ricercata anche tra i privati. Nella maggior parte dei casi, la società di noleggio si occupa di ogni aspetto: dall'assicurazione alla tassa di proprietà, dalla manutenzione alla revisione, dai pneumatici invernali e non all'auto sostitutiva. Senza contare la garanzia di ogni eventuale intervento di manutenzione ordinaria e straordinaria, l'assistenza su tutta la rete stradale e autostradale.

In caso di guasto, incidente o furto la mobilità viene garantita: a seconda dei casi si provvede alla riparazione sul posto, al traino fino all'officina, al rimborso spese di rientro o all'assegnazione di un mezzo sostitutivo. Nel costo mensile non è incluso quello del rifornimento, anche se alcune società propongono carte carburante per non pagare in contanti a ogni rifornimento. Sono generalmente utilizzabili su tutto il territorio presso le compagnie petrolifere convenzionate. Va da sé come sia sempre vietato l'utilizzo dell'auto noleggiata a lungo termine (ma anche a breve!) per partecipare a gare, competizioni o manifestazioni, per trainare altri veicoli, per trasportare animali (ma non sempre e dipende dalla specie e dalla taglia), per trasportare merci esplosive, inquinanti o pericolose, per scopi illegali, per subnoleggio, concessione di pegno o garanzia sul veicolo locato, per fare guidare una terza persona, con pneumatici con pressione insufficiente. In sintesi:

  1. viene corrisposto un solo canone mensile
  2. nessun onere di gestione
  3. azzeramento delle scadenze tra manutenzione e intervento, copertura assicurativa e di bollo auto, registrazioni contabili
  4. nessun fermo macchina
  5. gestione amministrativa semplificata
  6. manutenzione ordinaria e straordinaria, soccorso stradale e vettura sostitutiva
  7. nessun rischio per l’usato perché la vettura è della società locataria
  8. maggiore flessibilità per via della possibilità di aggiornare o sostituire l'automobile

A livello fiscale, il noleggio a lungo termine offre la possibilità di godere di sgravi fiscali, anche in virtù di una normativa che risponde alle esigenze delle aziende. Sono previste detrazioni fino al 90% per quanto riguarda le imposte dirette e al 40% per quanto riguarda l'Iva. A differenza del leasing finanziario, il noleggio a lungo termine consente la deducibilità dei costi per l'acquisizione del veicolo anche per i contratti di durata inferiore a 48 mesi, così come rende possibile la deducibilità della quota interesse dei canoni ai fini Irap. Per le aziende che fanno un uso strumentale del noleggio a lungo termine ovvero se l'attività dell'azienda dipende dal possesso e utilizzo di autovetture, tutte le imposte dirette più l'Iva sono completamente detraibili.

E non è un caso, dunque, che alla manifestazione WTM di quest'anno, World Travel Market, sono spiccate offerte per il noleggio a lungo termine di aziende che da sempre lo fanno per il turismo (quindi a breve) e che ora puntano anche sia verso i consumer che i corporate con il noleggio a lungo termine come B-Ren, azienda di Napoli, che ha presentato questa e altre offerte proprio al WTM che già si occupa e si vuole espandere nel noleggio a lungo termine.

E auto usate alternativa sempre più ricercata

Una tendenza che iniziò a radicarsi anche in Italia a metà degli anni ’90 anche in conseguenza di un miglioramento notevole di questo settore, sta conoscendo un vero e proprio boom in questo periodo. Si tratta del comparto della auto usate che sta conoscendo uno sviluppo davvero vorticoso testimoniato dai tantissimi acquisti. Anche perché, come si diceva in precedenza, intorno a questo particolare segmento di mercato è fiorito un business capace di limitare al minimo le fregature e di rendere disponibili alla platea di potenziali acquirenti, molto attenti ed informati, modelli di auto usati, ma in ottimo stato sia per quel che riguarda la carrozzeria che il motore. Ecco perché chi ama cambiare spesso il proprio veicolo approfitta di queste opportunità. Vediamo allora quali sono le marche di auto più cercate. Di sicuro quelle preferite appartengono a case automobilistiche prestigiose.

Roma, Napoli e Milano sono le province che si distinguono per il numero di passaggi di proprietà. Quelle di Trieste e Bologna he si confermano le più care, mentre Genova (come potrebbe essere altrimenti) e L'Aquila sono le più economiche. Questa una panoramica sintetica che riguarda il commercio di auto usate. Che, come ha avuto modo di segnalare il Centro Studi di Autoscout24 sulla base di dati Aci registra tantissimi acquisti rispetto all'anno precedente. L’incremento delle vendite di auto usate si è attestato a un lusinghiero 4,7%.

Tradotto in cifre questo significa che sono quasi tre milioni gli atti prodotti nel 2017. A questo incremento corrisponde una leggera diminuzione del prezzo medio che si aggira intorno ai dodicimila euro. Un dato che contribuisce a spiegare i tantissimi acquisti che sono avvenuti forse anche a causa, per l’appunto, di condizioni più vantaggiose. Tra i capoluoghi di regione ai primi posti per numero di acquisti c’è Roma, seguita da Napoli e Milano. Cresce anche l’attenzione degli acquirenti verso i veicoli ecologici ed orientati ai bassi consumi.

Le marche più cercate e preferite

Tra i modelli più cercati non ci sono dubbi. A fare la voce grossa c’è la Volkswagen che risponde con i fatti alla crisi del dieselgate che ha messo a dura prova la casa tedesca. La Golf conferma ancora una volta il suo grande fascino che rapisce letteralmente gli acquirenti italiani. Secondo uno studio da Subito.it, la Golf è stata infatti l’auto più cliccata (quindi la più ambita) del 2017, davanti alla Punto e Panda, vetture notoriamente marchiate Fiat. Per quanto riguarda invece la classifica dei vari marchi automobilistici preferiti la Germania la fa da padrona con BMW, Mercedes e Audi nei primi tre posti.

Nella top ten dei modelli rientrano anche Smart ForTwo, Audi A4, Fiat Panda 4x4, Lancia Ypsilon, Fiat 500, Audi A3 e Ford Fiesta. Per quanto riguarda le marche alle spalle del tris tedesco si affacciano Mini, Fiat, Jeep, Porsche, Ford, Alfa Romeo e Toyota. Insomma il settore delle auto usate ma ancora nuove sembra trainare un mercato che sta comunque mostrando segnali importanti di ripresa.

Ulteriori analisi e prezzi medi

Il imercato delle auto usate continua a registrare in Italia numeri positivi. Entrando nei dettagli dei dati più recenti forniti dall'Osservatorio di AutoScout24, vengono fuori alcune tendenze importanti. Quanto ad esempio sono vecchie le auto usate che circolano sul mercato? Se la media rilevata è di 6,7 anni, un quarto di essere supera i 10 anni. Se ne deduce che se c'è una ragione per cui si tende a cambiare l'auto ovvero a scegliere un modello usato è innanzitutto per necessità. Sul fronte dei costi non i registrano scossoni di rilievo e il calo (0,1%) è pressoché impercettibile. Ma sono soprattutto i passaggi di proprietà nel terzo trimestre di quest'anno, schizzati al +6,4% che fanno ben sperare per i prossimi mesi. Tra aprile e giugno sono state 686.400 le auto usate che hanno cambiato proprietario.

Tuttavia è pur vero che la scelta di un mezzo di seconda mano, acquistato da un privato o da un concessionario, potrebbero non convenire più. Tutto dipende dalla direzione che prenderanno le norme allo studio ovvero se vedranno effettivamente il traguardo. Da una parte si ragiona infatti sull'idea di legare l'importo del bollo auto all'inquinamento prodotto e per molti proprietari diventerebbe più conveniente acquistare un mezzo nuovo e più pulito ammortizzando nel tempo l'impegno di spesa. Dall'altra sono in via di valutazioni sconti sull'assicurazione auto nel caso di acquisto di vetture nuove. In pista c'è anche l'ammortamento per i nuovi veicoli. La misura, che coinvolgerebbe l'acquisto di veicoli nuovi, sarebbe pensata per incentivare gli investimenti in beni strumentali nuovi attraverso il riconoscimento di una maggiorazione della deduzione ai fini della determinazione di Ires e Irpef. Si tratterebbe evidentemente di provvedimenti che mal si concilierebbero con il mercato delle auto usate.

Auto usate: città che vai prezzo che trovi

Ed è pur vero che non tutte le città e ogni regioni mostra gli stessi prezzi delle auto usate. Molto semplicemente ci sono regione in cui conviene di più e altre in cui di meno acquistare un veicolo di seconda mano. Se il prezzo medio è di 12.270 euro, questa è la situazione nei capoluoghi di regione:

  1. Trieste 15.880 euro
  2. Milano 14.950 euro
  3. Venezia 14.920 euro
  4. Bologna 14.855 euro
  5. Roma 13.665 euro
  6. Campobasso 13.020 euro
  7. Cagliari 12.540 euro
  8. Trento 12.510 euro
  9. Firenze 12.410 euro
  10. Potenza 11.700 euro
  11. Perugia 11.550 euro
  12. Torino 11.500 euro
  13. Palermo 11.480 euro
  14. Bari 11.170 euro
  15. Ancona 10.985 euro
  16. Aosta 10.630 euro
  17. Catanzaro 10.175 euro
  18. L'Aquila 10.035 euro
  19. Napoli 9.980 euro
  20. Genova 9.100 euro

I numeri diffusi in questi ultimi giorni dimostrano anche come la fascia di mercato del cosiddetto km 0 sia in crescita. Il principale vantaggio è rappresentato dal risparmio. Rispetto al costo di listino di un modello appena uscito dalla fabbrica, la riduzione è evidente e raggiunge diverse migliaia di euro. Già, ma cosa si intende per auto a km 0? Ci sono delle limitazioni rispetto alle altre? Presentano difetti o problemi? Sono consigliate a una utenza ben precisa? La risposta a tutte queste domande è no poiché si tratta di veicoli della stessa qualità di quelli ordinati da una qualsiasi concessionaria. La sola differenza è il loro essere già pronti, chiavi in mano, magari in esposizione nel salone, e senza possibilità di personalizzazione. La denominazione è km 0 proprio perché il chilometraggio è nullo.

Nuove iniziative

Honda lancia un nuovo programma di usato certificato, anche epr le auto ibride, visto anche il grande successo della vendite di auto usare.

Il programma si chiama Honda Quality Plus ed è stato realizzato con Europ Assistance Italia ed è stato lancitao dalla filiale italiana, dove a poco è stao nominat il nuovo direttore, da circa un mese.

Quali garanzie e vantaggi può offrire? Honda lo definisce usato sicuro, di qualità e assolutamente affidabile in quanto i tecnici della sua rete dopo il ritiro delle auto le controlleranno per quanto riguarda almeno 125 aspetti.  Vi sarà, per questo motivo, una copertura per tutte le vetture Honda con un massimo 10 anni e 200mila chilomentri. Il soccorso stradale e la garania sarà di 3 anni e si potrà completamente sostituire l'auto entro 30 giorni o 1000 Km effettuati

Imposizione fiscale tra le più alte

Il vero problema economico non è l'acquisto in sé dell'auto, ma il suo mantenimento. Perché la sua gestione tra costi obbligatori e spese legate alla percorrenza non hanno uguali. C'è l'assicurazione, certo, che prevede un impegno di spesa differente rispetto all'assicurato. Ma ci sono anche il bollo auto e i pedaggi delle autostrade, senza tenere conto di tagliandi e revisioni, anch'essi gravati dall'Iva, con quest'ultima sulla via dell'aumento. Ma per avere un'idea precisa di quanto spendono gli italiani per le tasse auto non c'è altra strada che quella della comparazione con gli altri Paese vicini. In questo modo diventa facile capire se da non il peso delle imposte è maggiore e dunque ci sarebbero tutte le ragioni per lamentarsi o tutto sommato il costo è simile ovunque. A fornire le risposte ci pensa Tax Guide 2018 pubblicata da Acea, l'associazione dell'industria automobilista europea.

Tra i 15 Paesi più avanzati dell'Unione europea, l'Italia si posiziona al terzo posto come imposizione fiscale sulle auto. Solo in due Stati le tasse sono più alte ovvero la Germania con 90,5 miliardi di euro all'anno e la Francia con 73,5 miliardi di euro. L'Italia si colloca subito alle sue spalle con un carico fiscale sulle auto pari a 73 miliardi. Ci sono però alcune voci che impattano maggiormente nella spesa finale e che incidono in maniera più decisa in Italia che altrove. Dalle nostre parte le accise valgono 35,8 miliardi di euro rispetto ai 3,2 miliardi di euro del Portogallo, i 5,2 miliardi di euro dell'Austria e i 18,7 miliardi di euro della Spagna. Si tratta di una questione ben nota da tempo, ma nessun governo è stato finora in grado di abbattere in maniera significativa questa voce di spesa.

Ma non si tratta eventualmente della sola spesa aggiuntiva a rivelarsi decisiva nel conteggio totale se il gettito Iva per l'acquisto, il tagliando, la riparazione, la manutenzione e qualsiasi altro intervento ammonta in Italia a 17,3 miliardi di euro. Una montagna di soldi più alta di quella della Francia con 15,6 miliardi di euro, ma comunque più bassa di quella della Germania che arriva a 29,7 miliardi di euro. E che dire del bollo auto italiano a 6,6 miliardi di euro contro gli 860 milioni di euro della Francia?

Ebbene, stando a quanto riferito da Erik Jonnaert, segretario generale Acea, le tasse degli autoveicoli valgono tanto, tantissimo per lo Stato di appartenenza: centinaia di miliardi di euro all'anno, contribuendo a progetti finanziati pubblicamente e alla salute generale dell'economia. A suo dire, la maggior parte dei Paesi sta adesso adottando una imposizione fiscale basata sulle emissioni di anidride carbonica e dallo scorso settembre queste emissioni verranno misurate usando un nuovo e più rigoroso test di laboratorio, il Wltp. A tal proposito, da tempo è in corso in Italia il dibattito sull'opportunità di legare l'importo del bollo auto a quello dell'inquinamento prodotto, ma per ora è ancora tutto fermo. Secondo Jonnaert, i governi devono garantire che la transizione a Wltp non impatti negativamente la tassazione dei veicoli. Un fallimento potrebbe aumentare ulteriormente le tasse.

E così in Italia

Nel mirino sono adesso finite le auto con alimentazione diesel. Sia l'Italia e sia l'Unione europea stanno studiano misure ad hoc per limitare l'utilizzo perché considerate più inquinanti e dunque dannose per l'ambiente. Dalle nostre parti l'idea di base è legare l'importo del bollo auto all'inquinamento prodotto. Si ricorda che l'imposta si paga per il possesso di una vettura e non per il suo utilizzo: di conseguenza sarebbero coinvolte tutte le auto a prescindere dai chilometri percorsi. A livello europeo, segnala tra l'altro l'entrata in vigore dello standard Wltp (Worldwide harmonized light-duty vehicle test procedure ovvero il ciclo di calcolo armonizzato mondiale) per l'omologazione delle emissioni inquinanti delle automobili. Ma non si tratta dell'unico provvedimento,

Non sarà comunque semplice riuscire a far passare questa misura ovvero l'introduzione del bollo auto progressivo in funzione della quantità di inquinanti emessi nell'ambiente. C'è infatti un fronte contrario secondo cui a rimetterci sarebbero i possessori di vetture più datate, i pensionati ad esempio, ma anche chi non ha la disponibilità economica per sostituire l'auto vecchia con una nuova. Di conseguenza si tratterebbe di un provvedimento iniquo. Attualmente il parametro di riferimento per determinare la somma da pagare è la potenza del veicolo, così come indicata nella carta di circolazione. Per le auto di potenza superiore ai 100 KW o 136 CV il calcolo va effettuato aggiungendo all'importo base moltiplicato per 100 KW o 136 CV i singoli KW eccedenti i 100 o i CV eccedenti i 136 moltiplicati per l'importo unitario. Non tutti sono però chiamati a pagare il bollo auto. Tra le esenzioni totali o parziali si segnalano quelle relative a

  1. auto ibride
  2. veicoli storici ultratrentennali
  3. auto per disabili, invalidi e portatori di handicap
  4. auto elettriche
  5. auto alimentate esclusivamente a Gpl e metano

E non solo

Succede invece che a livello europeo si vuole fare in fretta e viene ipotizzato il divieto di vendere auto e moto con alimentazione a combustibile fossile dal 2040 e in parallello l'incentivo a una maggiore mobilità sostenibile. Ma non si tratta dell'unica idea allo studio poiché si valutano anche

  1. la previsione di tariffe di parcheggio differenziate
  2. finanziamenti per il trasporto pubblico locale
  3. incentivi per la diffusione di veicoli elettrici e piste ciclabili
  4. l'alimentazione dei pullman con combustibili alternativi
  5. il congelamento dei mezzi a combustione interna

Ma è presto per parlare di addio ai motori diesel. Per almeno due motivi: come metterla con le accise sul carburante, preziose soprattutto in Italia? Come contenere l'impatto occupazionale sull'industria automotive? Cambiano poi le norme e le modalità di effettuazione dei test per gli autoveicoli omologati dopo con importanti risultati di cui si potrà usufruire a breve e medio termine. Per effetto della stretta sulle emissioni che è contenuta nelle nuove norme europee, a partire dal 2020 dallo scarico dei diesel e dei motori benzina a iniezione diretta Cdi non uscirà in pratica più particolato, uno dei nemici più temibili dell'apparato respiratorio. Lo ha sottolineato l'Associazione per il controllo delle emissioni tramite catalizzatore, che ha analizzato dettagli e positività delle nuove norme europee Real driving emissions (Rde) che prevedono la misura delle emissioni anche in condizioni reali di guida su strada.

Tra le altre novità ci sono la stretta sugli NOx, misurati su strada e non in laboratorio, e che non potranno superare di 2,1 volte quanto certificato per l'omologazione Euro 6 in vigore attualmente con una ulteriore riduzione a 1,5 volte entro il gennaio 2020. Assieme alle norme Rde, come premesso, sono entrati i vigore anche gli standard Wltp che avvicinano i controlli eseguiti in laboratorio a quelli su strada. Come ribadisce Aecc questa novità servirà a rendere i test più vicini alla realtà dell'uso dell0auto, con maggiori velocità sui banchi prova e durate incrementate.

Ulteriori analisi

Che gli automobilisti abbiano un cattivo rapporto con il fisco è un dato di fatto. Ragion per cui non è raro sentire lamentele per il carico imponente che bisogna sostenere per riuscire a garantirsi la propria mobilità privata. A dare manforte a questo sentiment che non accenna a diminuire con il passare del tempo, arrivano i dati diffusi dalla Cgia di Mestre che praticamente conferma in buona sostanza la sensazione dei proprietari di un’auto di essere tra le categorie più tartassate dalla pressione fiscale. La stangata fiscale, infatti, si attesta intorno ai 70 miliardi di euro, 73 per la precisione. Non propriamente briciole, quindi. Un peso che ricade sui circa quarantatré milioni di autoveicoli che quotidianamente si muovono sulle arterie stradali ed autostradali del Belpaese.

Per avere un’idea delle dimensioni di questa vera e propria stangata fiscale si può fare un esercizio semplice ma molto indicativo. Basta andare a vedere a quanto ammonta il gettito derivante dalle tasse che gravano sugli immobili. Ebbene il totale è di poco più di quaranta miliardi di euro. Trenta in meno rispetto a quello prelevato dalle tasche dei proprietari di un’auto e di altri veicoli. Dai dati divulgati dalla Cgia non emerge quanto di questa cifra venga utilizzata dal sistema Paese come incentivo ad altre forme di trasporto.

Fatto che senza dubbio renderebbe più ‘digeribile’ il prelievo fiscale perché gli stessi automobilisti e proprietari di altri veicoli potrebbero poi verificare i miglioramenti concreti che deriverebbero da un potenziamento del trasporto pubblico o della mobilità elettrica. Ma quello che si può oggettivamente affermare è che l'elevato tasso di motorizzazione sia per buona parte imputabile proprio alla bassa qualità ed efficienza del trasporto pubblico urbano. Se si risolvesse questo aspetto, come dimostra una ricerca divulgata di recente dal The European House-Ambrosetti il sistema Paese potrebbe risparmiare fino a 12 miliardi di euro all'anno semplicemente migliorando i trasporti nelle città metropolitane.

I costi ad uno ad uno

Ma quali sono tutti i dettagli che, sommati, danno luogo a questa incredibile stangata? L’incidenza fiscale, come abbiamo avuto modo di dire, recita la parte del leone. Imposte e delle accise incidono infatti sulla spesa finale per un totale di 34,8 miliardi di euro. Il conteggio complessivo considera l'Iva sulla manutenzione e riparazione o acquisto di ricambi, accessori e pneumatici. L’Iva sull'acquisto degli autoveicoli è costata poco più di sette miliardi di euro, mentre il bollo auto ha assicurato alle casse delle Amministrazioni regionali 6,6 miliardi. Quasi sei miliardi giungono dalle imposte sui parcheggi e sulle contravvenzioni mentre quelle sui premi di assicurazione Rc auto quasi 3,9 miliardi di euro. Sui pedaggi autostradali, recentemente aumentati ancora, il fisco ha riscosso due miliardi, mentre l'imposta di trascrizione ha permesso alle Amministrazioni provinciali di incassare quasi due miliardi. Un miliardo deriva invece dalle tasse sui lubrificanti.

Costa di più solo il carburante (neanche a gestione) che acquistare un auto

Da certi numeri non si scappa ovvero da quelli del consumo di carburante - benzina e diesel - perché sono rivelatori di importanti tendenze. L'auto è un mezzo così utilizzato dagli italiani a tal punto che la spesa per rifornimenti è maggiore di quella per comprare lo stesso veicolo. Le cifre sono infatti di tutto rispetto: secondo il Centro Studi Promotor ovvero la struttura di ricerca specializzata sul mercato dell'automobile, nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati spesi oltre 50 miliardi di euro per acquisto di benzina e gasolio con cui circolare lungo le strade. Se per piacere o per dovere, con l'automobile familiare o con un camion è un'altra storia. Ma dall'importo di 53,3 miliardi di euro non si scappa.

Grazie ai dati ufficiali sui consumi e sui prezzi dei carburanti diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico, lo studio di ricerca bolognese ha così messo in luce come nel 2017 gli italiani hanno aperto il portafogli per estrarre banconote (o moneta elettronica, naturalmente) pari a 53,3 miliardi per acquistare benzina e gasolio per rifornire il serbatoio dell'auto. Per capire se la cifra è alta o bassa ovvero per comprendere il trend, basti pensare che si tratta di 2,7 miliardi di euro in più (+5,3%) rispetto ai 12 mesi precedenti. E la ragioni, si badi bene, non è da ricercare in una maggiore necessità ovvero nel più frequente ricorso alle auto tradizionalmente alimentate. Il motivo principale è la dinamica dei prezzi, costantemente al rialzo.

Si accennava come la spesa sia stata maggiore rispetto a quella di cambiare mezzo. Ebbene, più contenuta è infatti il giro d'affari per l'acquisto di autoveicoli. Sempre secondo il Centro Studi Promotor è pari a 49,4 miliardi di euro. A completamento del panorama si fa presente che manutenzione e riparazioni hanno generato un esborso di 41,6 miliardi di euro. Entrando allora nel dettaglio dell'elaborazione del Centro Studi Promotor su dati del Ministero dello Sviluppo Economico, la fotografia italiana di consumi, spesa, imposte e componente industriale di benzia e gasolio per autotrazione è la seguente:

  1. consumi (miliardi di litri): 37,505 tra gennaio e dicembre del 2017, 38,222 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 0,717 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a -1,9%
  2. spesa (miliardi di litri): 53,299 tra gennaio e dicembre del 2017, 50,628 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 2,671 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a +5,3%
  3. imposte (miliardi di litri): 33,840 tra gennaio e dicembre del 2017, 33,862 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 0,022 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a -0,1%
  4. componente industriale (miliardi di litri): 19,459 tra gennaio e dicembre del 2017, 16,766 tra gennaio e dicembre del 2016 ovvero differenza pari a 2,69 tra 2017 e 2016 per una variazione pari a +16,1