Bollette Tim linea fissa 28 giorni come altri operatori telefonici. Aumento costi e due problemi ulteriori

La tariffazione a quattro settimane anziché su base mensile è solo il più recente dei casi che sta facendo infuriare gli utenti italiani di telefonia.

Bollette Tim linea fissa 28 giorni come

Servizi indesiderati e abbonamenti poco convenienti


I costi per i clienti sono in costante aumento nonostante sembra il contrario, ma i numeri e le decisioni dei contratti a 28 giorni, quattro settimane crescono e si diffondono tra gli operatori ( e lo faranno sempre di più). Ora è la volta di Tim, ma altri lo hanno già fatto e altri lo faranno, secondo indiscrezioni. E poi ci sono altri due problemi che fanno aumentare in generale i costi

Nel mirino è adesso finita la decisione di Tim sull'invio delle bollette telefoniche ogni 28 giorni anziché su base mensile. Non si tratta di una novità assoluta poiché questa scelta va in linea con quanto già attivato da altri operatori. Si tratta in ogni caso di una decisione che porta all'insù i costi finali per i clienti che di fatto si trovano costretti a pagare 13 bollette nel corso di un anno anziché le canoniche 12. Ma non si tratta dell'unica mossa con cui le compagnie telefoniche hanno preso in contropiede i suoi clienti, spesso inermi dinanzi a decisioni unilaterali.

Servizi indesiderati e abbonamenti poco convenienti

C'è poi un altro problema che coinvolge un po' tutti gli utenti, indipendentemente dall'operatore telefonico di riferimento. Si tratta dell'attivazione di servizi non richiesti, come la segreteria telefonica o la navigazione in 4G. Nella maggior parte dei casi, l'abbonamento a questi servizi viene inizialmente proposto in forma gratuita o economica, per poi essere oggetto di progressivi aumenti. Insomma, la convenienza non è mica tanta per servizi, si badi bene, di cui non è mai stata chiesta l'attivazione. Ma che dire dei servizi in browsing ovvero quelli che che, per mezzo di una connessione dati con reti di telecomunicazioni mobili, prevedono la fruizione e l'addebito di contenuti digitali come news, immagini, video e audio in streaming, mediante accesso ad aree a pagamento di siti web, wap, mobile Internet, senza necessariamente prevedere il download di contenuti?

La questione è già finita al centro dell'attenzione dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, al pari dell'installazione di software applicativi, gratuiti o a pagamento, finalizzati alla fruizione di un contenuto o di un servizio su telefoni cellulari, palmari o altri dispositivi mobile, scaricabili e fruibili sull'utenza telefonica (anche in modalità temporanea ai fini della fruizione in prova) oppure sfruttabili su piattaforme web. Si tratta evidentemente di un comportamento poco trasparente ed eccessivamente aggressivo messo in azione da una parte degli operatori telefonici e dunque soggetto a censura.

La sicurezza non è una priorità se gli operatori decidono di risparmiare

Chi l'avrebbe mani detto solo fino a pochi mesi fa che il numero di telefono rappresenta una sorta di password universale per l'accesso a una moltitudine di servizi? Dall'accesso al conto bancario allo sblocco del cellulare fino ad arrivare alla fruizione di un numero sempre maggiore di opportunità via web, tra cui la visione in streaming di contenuti multimediali con le piattaforme dedicate, e naturalmente i profili di social network: quasi tutti chiedono la conferma della propria identità attraverso il cellulare, magari con l'invio di un SMS. Ecco allora che gli hacker hanno fiutato come questa possa rivelarsi la porta di accesso per prendere possesso dell'identità digitale e commettere azioni fraudolenti. Insomma, a essere presi di mira sono i numeri di cellulare, vero e proprio bene prezioso per ciascuno di noi. Gli operatori telefonici lo sanno bene ma, come fanno notare gli esperti, la risposta sul piano della sicurezza è piuttosto blanda.

Il ragionamento che c'è dietro a questa mancata azione è suscettibile di contestazione. Da una parte viene fatto notare come l'innalzamento del tasso di sicurezza comporti dei costi difficilmente sostenibile per le compagnie telefoniche, che sarebbero costrette a riversare il maggiore esborso sui clienti finali innalzando le tariffe. Dall'altra, è il pensiero comune, sono gli stessi utenti che devono imparare a difendersi adottando cautela e prudenza nella diffusione del proprio numero. Il massimo che le compagnie si sentono di garantire è il rimborso del credito eventualmente sottratto. Ma il problema è evidentemente più ampio poiché in ballo non c'è solo la somma ricaricata per consentire di effettuare chiamate, inviare messaggi di testo o navigare sul web. Ma l'accesso a servizi, anche preziosi e dispendiosi, per cui non sono percorribili strade alternative.