Bollette, non sanno quanto consumano 9 italiani su 10

La conoscenza de consumi esatti sarebbe strategica per orientarsi con maggiore contezza sulle proposte, anche in vista del passaggio al mercato libero.

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Consumi di energia, questi sconosciuti


Con una facilità imbarazzante gli italiani ricevono la bolletta dei consumi a casa e passano subito alla cassa senza pagare ovvero senza troppe preoccupazione di verificare la correttezza dell'importo. E a maggiore ragione lo stesso si può dire nel caso della domiciliazione bancaria ovvero del pagamento automatico con prelievo dal conto corrente. Anzi, a voler essere più precisi 9 italiani su 10 non sanno affatto quanto consumano. La quasi totalità, dunque, per pigrizia o per una fiducia malposta. Quante volte abbiamo ad esempio sentito parlare di cartelle pazze? Eppure lo sforzo delle società erogatrice di energia è proprio quello di rendere più chiara la bolletta per favorire la leggibilità.

Consumi di energia, questi sconosciuti

Come svelato da una indagine effettuata dal portale di confronto dei costi Facile.it, in pochissimi (quasi nessuno) è in grado di rispondere alla domanda di base: quanta energia elettrica e quanto gas si consuma in famiglia? Eppure la sua conoscenza sarebbe strategica per orientarsi con maggiore contezza sulle proposte, anche in vista del passaggio al mercato libero. Ma non dovunque la situazione è la stessa ovvero si registrano diverse percentuali di consapevolezza da regione a regione e tra città e città. Entrando allora nel dettaglio dell'indagine condotta fra 225.000 persone ovvero 751 domande di nuova fornitura per le utenze domestiche, viene fuori che la classifica è la seguente:

  1. Molise con il 15% dei richiedenti dichiara di conoscere i propri consumi
  2. Veneto con il 13,3%
  3. Trentino Alto Adige con il 12,8%
  4. Calabria con il 9,6%
  5. Sicilia con il 9,1%
  6. Campania con l'8,4%

Fra le città, la graduatoria si compone anche di

  1. Milano con il 12,95%
  2. Firenze con il 12,07%
  3. Genova con il 12,04%
  4. Bari con il 9,75%
  5. Torino con il 9,56%
  6. Napoli con il 7,49%

E intanto si avvicina il mercato libero

Dall'osservazione dei dati rilasciati dagli utenti in fase di preventivo, viene fuori anche un'altra informazione di un certo interesse. Emerge infatti che in media le persone sono più consapevoli rispetto ai consumi di energia elettrica anziché quelli del gas. Nel primo caso la quota si assesta al 13,1%, mentre nel secondo solamente l'8,3% ammette di conoscere quelli del gas. Eppure, come fa notare l'amministratore delegato della piattaforma, la scelta giusta può tradursi in un risparmio importante. Un elemento ancora più rilevante se si considera che entro il luglio 2019 gli italiani che ancora usufruiscono del mercato protetto dovranno obbligatoriamente passare a quello libero.

E' stata prorogata al primo luglio 2019 la scadenza per il passaggio dal mercato tutelato al mercato libero per il cacolo del costo da pagare per bollette di gas ed elettricità: come confermano le ultime notizie, dal mese di luglio del prossimo anno, il mercato di Maggior Tutela per la fornitura di luce e gas non esisterà più, come stabilito dal ddl Concorrenza, per cui chi è intestatario di un contratto nel mercato tutelato entro l'estate del 2019 dovrà passare al mercato libero e chi sottoscrive un nuovo contratto dovrà obbligatoriamente farlo scegliendo la migliore offerta proposta nel mercato libero. Ma cosa cambierà effettivamente? E quali saranno le novità per i cittadini?

Cosa cambia

Con il via libera alle liberalizzazioni del sistema elettrico ogni utente, sia domestico che aziendale, aveva facoltà di scegliere il proprio fornitore tra mercato libero o mercato tutelato, dove l’Autorità per il servizio elettrico, il gas e i servizi idrici (Aeegsi), ogni tre mesi stabilisce i prezzi delle bollette, calcolando il costo della parte energia in base ai costi sostenuti da una società pubblica (l’Acquirente Unico) che si occupa proprio di rifornire i clienti in questo servizio. Dal primo luglio 2019 la possibilità di scelta per gli utenti di adesione ad un mercato piuttosto che ad un altro non esisterà più, perché per chi fosse nel mercato tutelato è stato deciso l’obbligatorio passaggio al mercato libero, lo stesso cui dovrà esclusivamente attenersi chi deciderà di stipulare un nuovo contratto per la fornitura di luce e gas.

Bollette gas ed elettricità: conseguenze ed effetti delle novità in vista

Quali saranno le conseguenze del passaggio dal mercato tutelato al mercato libero? Secondo quanto spiegato da Confconsumatori, si tratterà di una vera e propria gara ad 'accaparrarsi' contratti e chi ci rimetterà, come sempre, saranno i clienti che potranno rischiare di pagare molto più di ora. Se, infatti, oggi a determinare le tariffe di pagamento di luce e gas è l’Autorità per il servizio elettrico sulla base dei costi sostenuti dall’Acquirente Unico per la garanzia del servizio finale ai cittadini, nel mercato libero a stabilire le tariffe saranno gli operatori territoriali di riferimento, con il probabilissimo rischio di condizioni peggiorative. Nel mercato libero, le aziende possono determinare in piena autonomia i prezzi di vendita al cliente, sempre però seguendo le regole sulla concorrenza, e questa libertà potrebbe portare a rincari per un maggior incasso per le aziende stesse.

E’ tuttavia difficile al momento stabilire se il passaggio da mercato tutelato a mercato libero sarà meno o più conveniente, considerando che con l’ingresso nel mercato libero ognuno potrà scegliere gestore e tariffe in base alle proprie esigenze, per cui molto di ciò che si pagherà dipenderà dalle abitudini dei singoli utenti finali. Ciò che è certo è che con il passaggio al mercato libero, è bene che chiunque debba effettuare il passaggio dal mercato di maggior tutela consulti bene le offerte dei vari gestori per capire quale sia la più adatta alle proprie esigenze.

Chi non si ricorderà di effettuare il passaggio al mercato libero resterà nel servizio di salvaguardia, oggi per le aziende rimaste senza fornitura per non aver aderito al libero mercato, decisamente per nulla conveniente come quello di maggior tutela con tariffe molto più elevate. Nel mercato di salvaguardia, infatti, il costo dell’energia deriva dai prezzi di acquisto della Borsa Elettrica maggiorato per il parametro omega, fattore di rischio, sorta di penale per coloro chi è rimasto senza contratto di fornitura. Considerando che il cambio gestore sarà totalmente gratuito e non comporterà l'interruzione della fornitura di energia, per non pagare di più luce e gas dal prossimo primo luglio 2019, il consiglio per tutti è quello di effettuare il passaggio da mercato di maggior tutela a mercato libero il prima possibile e scegliere la tariffa che meglio si adatta alle proprie esigenze.

Bollette gas ed elettricità: nuovi contratti e costi

Dall’estate del prossimo anno, dunque, le famiglie potranno scegliere dei nuovi contratti chiamati Placet, che dovrebbero contenere offerte standard, senza includere la fornitura di servizi o di prodotti aggiuntivi, tipo sconti o omaggi, per favorire un migliore e trasparente confronto delle diverse offerte economiche. Il nuovo contratto avrà durata indeterminata, ad eccezione di eventuale recesso, con condizioni economiche rinnovate ogni 12 mesi e un prezzo liberamente definito.

Per scegliere l'offerta migliore senza correre il rischio di pagare costi esorbitanti, è possibile consultare il nuovo comparatore delle offerte di energia e gas, già disponibile sul sito dell’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, dove è attivo il servizio Trova Offerte; o anche Pesa consumi, nuovo calcolatore che permette agli utenti di verificare le proprie esigenze in base agli elettrodomestici posseduti, al numero di componenti del nucleo familiare, e arrivare alla scelta della tariffa più conveniente.

Bollette della luce si pagherà il 46% in più

Tornando alle bollette di luce e gas, è da sottolineare come da quest'anno e nei prossimi, stando alle previsioni che iniziano a circolare in questi anni, le famiglie si troveranno a dover sostenere il peso di aumenti del 46% in più. I motivi sono da ricondurre, come vedremo nell’articolo, alla volontà di rendere più conveniente la bolletta elettrica ai grandi consumatori, in sostanza alle grandi aziende, scaricando i costi sulle famiglie.

Il paradosso è questo: se fino ad oggi risparmiare energia elettrica era una specie di mantra per le famiglie italiane, soprattutto per quelle costrette a fare i conti con situazioni economiche non certo floride, in futuro fare attenzione ai consumi sarà praticamente inutile. L’entrata in vigore delle nuove tariffe, come ha avuto modo di stigmatizzare anche l’Unione Nazionale Consumatori, costerà alle famiglie italiane circa ottanta euro in più all’anno. Chi ne avrà la possibilità potrà utilizzare i famosi ottanta euro in più in busta paga. E gli altri? Ma come se non bastasse dal primo gennaio 2019 gli aumenti saranno ancora più consistenti tant’è che si pagherà il 46% in più.

Questo a causa dell’entrata in vigore delle nuove tariffe progressive. Con il paradossale risultato che, a differenza del modello in uso fino ad oggi e legato al concetto che chi consuma di più paga di più, dal prossimo anno chi consuma poco, in pratica i nuclei familiari, sarà costretto a subire un aumento che arriverà fino al 46% in più. Questo accade in un paese nel quale, come ha certificato anche l’Osservatorio Ue sulla povertà energetica, si fa già fatica a pagare le bollette di luce e gas.

Ma quali sono i motivi alla base di questi aumenti in Italia? Se da un lato l’Autorità per l'energia ha giustificato tale provvedimento con una serie di motivazioni che non convincono del tutto, come i costi per l’adeguamento e la sicurezza degli impianti, oppure l’estate troppo calda che ha fatto produrre meno luce, e ancora la scarsa efficienza delle reti del Sud, sono altri gli aspetti interessanti che potrebbero fornire spiegazioni più soddisfacenti.

Il decreto approvato lo scorso dicembre, infatti, stabilisce un forte sconto (per aumentarne la competitività sul mercato si dice) alle imprese ad alto consumo energetico, più di 2800. Un provvedimento che costerà circa due miliardi di euro, 1,7 per l’esattezza. Cifra che comunque dovrà essere pagata. Da chi? Dai soliti noti, ovvero le famiglie italiane che dovranno prepararsi ad aumenti consistenti sulla bolletta della luce e anche del gas.

Spiegazioni ancora più tecniche

La questione è questa: i distributori di elettricità e gas più grandi di una certa dimensione sono tenuti a comprare i titoli di efficienza energetica (tee), più comunemente detti certificati bianchi, per evitare interventi di efficientamento nella loro struttura. E il problema è il progressivo aumento del livello medio dei prezzi. Si tratta di un problema tutto loro, esclusivamente tecnico ovvero senza ripercussioni sul consumatore finale? Nient'affatto perché questi certificati bianchi godono di un contributo legato all'andamento dei prezzi che va scaricarsi sulle bollette di luce e gas ed elettricità. In estrema sintesi, più pagano i distributori di elettricità e gas e maggiore è il contributo ovvero più alta sarà la spesa per le famiglie italiane. E le cifre, come messo in luce dell'ultimo dossier del Gestore dei servizi energetici, non sono affatto di poco conto.

Nel giro di un anno, gli oneri per i tee sono raddoppiati (dati Gestore dei servizi energetici) fino a raggiungere la cifra record di quasi 1,4 miliardi di euro e il trend è in costante ascesa. E che qualcosa in questo meccansimo non funziona in maniera corretta sia per il costante aumento dei prezzi e sia perché gli aumenti finiscono per essere scaricati sui consumatori, è dimostrato dalla preoccupazione espressa dal Ministero dello Sviluppo economico, anche se i fatti concreti sono pari a zero. La materia è stata anche oggetto di una interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle con la richiesta di revisione del meccanismo dei certificati bianchi. Ma non c'è stato alcun seguito, neanche da parte del Ministero dell'Ambiente, l'altro organo coinvolto in questa vicenda.

Il Gestore dei servizi energetici, nell'ambito del meccanismo dei certificati bianchi, è responsabile dell'attività di gestione del processo di valutazione e certificazione dei risparmi relativi ai progetti di efficienza energetica incentivati. In particolare, il Gestore dei Servizi Energetici svolge una funzione di coordinamento e di indirizzo verso Enea e Rse per la gestione delle istruttorie tecniche, oltre ad eseguire direttamente le valutazioni dei progetti ai fini dell'accesso al meccanismo. In seconda battuta esegue i controlli per la verifica della corretta esecuzione tecnica e amministrativa dei progetti che hanno ottenuto i certificati bianchi e sottopone all'approvazione dei ministeri competenti un programma annuale di verifiche.

Quindi comunica i dati relativi ai progetti approvati e ai titoli rilasciati. Infine pubblica la quota parte degli obblighi cui ciascuno dei soggetti deve adempiere, sulla base delle informazioni annualmente comunicate dall'Autorità. Numeri alla mano, da primo gennaio al 31 gennaio di quest'anno, il Gse ha concluso positivamente 190 istruttorie tecniche, di cui 2 progetti a consuntivo, 15 proposte di progetto e programma di misura e 173 richieste di verifica e certificazione dei risparmi, per le quali ha riconosciuto complessivamente 313.855 tee.