Compagnie telefoniche, Pay Tv: contratti quattro settimane si diffonde. Chiesto blocco autorità 13 mensilità

A marzo l'Agcom aveva dato novanta giorni di tempo a società telefoniche e pay tv per tornare a tariffe mensili sul fisso. Ma senza alcun risultato visto che il regolamento è stato ignorato totalmente

Compagnie telefoniche, Pay Tv: contratti

L'Agcom procede al Tar contro compagnie telefoniche e pay tv e contratti a quattro settimane


Si diffonde come avevamo previsto la tendenza di portare i contratti da 12 a 13 mensilità, con i costi spalmati su quattro settimane che rendono i servizi agli utenti con un costo superiore di almeno una mensilità con un contratto cambiato in modo unilaterale. E ora le Autorità di Controllo dopo le sanzioni che non servite a nulla, si muovono attraverso il ricorso anche alla Magistratura e chiedono alle isitituzione di intervenire con nuove leggi.

Durante i mesi torridi che hanno caratterizzato questa estate 2017 le società telefoniche e le pay tv hanno ben pensato di introdurre novità su contratti a quattro settimane. Non solo, ma più in generale mentre gli italiani sono ancora distratti da mare, sole e vacanze, si sono registrati aumenti generalizzati che certamente non faranno felici i vacanzieri che già per il fatto di aver finito le ferie non saranno certo dell’umore più adatto. Iniziative che non sono piaciute nemmeno all’Agcom che ha deciso di procedere al Tar per porre rimedio a questa situazione.

Società telefoniche e pay tv contratti

L’estate sta finendo e la resa dei conti per le società telefoniche e le pay tv si avvicina sempre di più. A settembre, infatti, l’Agcom si riserverà di decidere sul caso di Sky e su eventuali sanzioni, forse milionarie, a carico delle società telefoniche inadempienti. Nel febbraio 2018 è fissata l’udienza presso il Tar del Lazio che dovrà sbrogliare la matassa ingarbugliata.

Da una parte le norme emanate dall’Agcom, l’Autorità competente in materia sono chiare nel dire che non è possibile proporre contratti a quattro settimane su rete fissa. Le motivazioni sono da ricercare nel fatto che il cambio contrattuale, applicato su tutti gli utenti, senza una reale necessità ma a macchia di leopardo, equivale a un rincaro di circa l’8,6 per cento dei prezzi annuali e perché si rischia una minore trasparenza delle tariffe. Dall’altra, non solo gli operatori fissi hanno deciso di ignorare la delibera, ma anche adesso il fenomeno attecchisce in altri settori, come quello della tv a pagamento, come dimostra la mossa di Sky.

Ulteriori diritti possono arrivare da disposizioni di Agcom, che però, appunto, è stata ignorata dagli operatori. A marzo aveva dato novanta giorni di tempo a società telefoniche e pay tv per tornare a tariffe mensili sul fisso. Ma senza alcun risultato concreto visto che sia le società telefoniche che le pay tv hanno praticamente ignorato agendo in maniera indisturbata senza tenere presente nessun regolamento. Su telefonia mobile, Agcom concedeva queste tariffe ma chiedeva un intervento teso a una facile comparazione delle offerte e escluda la possibilità che ulteriori variazioni del periodo di rinnovo delle offerte commerciali nascondano, in realtà, aumenti del prezzo dei servizi interessati. Anche questa disposizione però non ha avuto seguito.

Solo Wind, per maggiore trasparenza, ha deciso di chiarire utilizzando il proprio portale web quale sarebbe il prezzo se la tariffa fosse applicata ogni trenta giorni. Troppo poco soprattutto in considerazione della grande massa di utenti che le diverse compagnie telefoniche gestiscono visto che l’Italia è uno dei paesi con il maggior tasso di device di questo genere.

Agcom procede al Tar

Adesso che succede? L’Agcom ha deciso di procedere al Tar per risolvere questa faccenda. L’Agenzia procede facendo leva sulla disubbidienza degli operatori, cosa che a rigor di norma può portare a sanzioni fino a 2,5 milioni di euro. E gli uffici dell’Autorità hanno aperto una istruttoria su Sky, per valutare il da farsi, dopo aver raccolto segnalazioni dei consumatori.

Il tutto è rimandato a settembre, quando ci saranno le prime riunioni del consiglio dell’Autorità dopo la pausa estiva. Nel frattempo ai consumatori non resta che subire il volere degli operatori e, solo nel caso di Sky, valutare la disdetta gratuita; sperando che il fenomeno della mensilità extra non contagi altri settori dei consumi.







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di Luigi Mannini pubblicato il