Descalzi, Eni: politica comune energia per evitare rialzi

Serve una politica comune e condivisa per evitare possibili ulteriori rialzi che già ci sono nel mercato energetico italiano e l'Italia dovrebbe essere capace di attrarre più investimenti.

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Intervista a Descalzi: “L'Europa ha poca energia, serve una politica comune”


La situazione energetica italiana non è delle migliori sia per le tasse molto alte che per la mancanz di autonomia come ha spiegato l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi.
E già ci sono stati aumenti e ulteriori ce ne saranno se non si farà una politica energetica nuova e condivisa

Descalzi, serve una strategia epr evitare ulteriori rincari

All’indomani della chiusura della fiera globale dell’energia di Davos, l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi traccia un bilancio in chiaroscuro ed evidenzia quali saranno le prospettive per l’Europa e per l’Italia nel prossimo futuro per quel che riguarda questo delicato comparto.

Se da un lato l’atmosfera a Davos era più rilassata rispetto a qualche edizione precedente, segno che evidentemente qualche segnale positivo si intravede, diverso il discorso per i paesi europei. Spagna e Italia, ad esempio, vivono la stessa situazione perché mal collegate, mentre la Francia è divisa in tre.

Per questo motivo l’ad di Eni spiega che servirebbero regole fiscali, doganali, e gestionali più semplici ed omogenee. Soprattutto l’Italia, paese che importa circa il 90% del proprio fabbisogno di gas e che potrebbe sfruttare in maniera più efficace le risorse che provengono dall’Africa, continente a cui è connessa attraverso due importanti gasdotti.

Non solo, anche il bacino Mediterraneo è ricco di gas e pertanto bisogna perseguire, grazie a una politica energetica comune europea, l’obiettivo di fare dell’Italia un hub in grado di connettere Europa ed Africa. Strategicamente questo sarebbe un grande successo. Non c'è solo il problema del gas, ma in generale di tutte le fonti energetiche, dal petrolio, meno controllabile, all'energia elettrica, invece più gestibile

Dunque nelle parole di De Scalzi un invito a muoversi ora per evitare aumenti a danno dei consumatori che non tarderanno ad arrivare (come sono già avvenuti) se non si farà nulla.

E già a Gennaio aumenti

Iniziamo da un dato di fatto: dal primo gennaio di quest'anno è aumentato il costo dell'energia elettrica. Tradotto in altri termini, le bollette della luce sono più salate. E la giustificazione è sempre la stessa: l'aggravio dei costi di sostenuti dal gestore della rete per mantenere in equilibrio e in sicurezza il sistema elettrico. Il problema principale è però un altro: si tratta dell'ennesimo rincaro che coinvolge gli utenti italiani. Anno dopo anno con una puntualità impressionante, viene presentato il conto agli italiani che hanno poche armi con cui difendersi. Stando alle stime, nel giro di 12 mesi l'impatto per le tasche italiane è del 5,3% in più. Almeno in via ufficiale. Perché poi sono in tanti a far notare la presenza di costi supplementari, praticamente nascosti, che fanno impennare verso l'alto l'impegno di spesa finale.

E poi imposte nascoste confermate da autorità

Sono due gli aspetti da tenere in considerazione nel calcolo della spesa finale. Innanzitutto per il 2019 è stata calendarizzata una riforma che avvantaggia chi ha consumi elevati e di conseguenza si rivela penalizzante per quelli domestici e, paradossalmente, per chi cerca di risparmiare e di non sprecare energia. Succede infatti che chi mostra consumi medi di 1.500 kWh in un anno subirà un aggravio di spesa di 80 euro, chi di 2.700 kWh di 20 euro. Una situazione paradossale che ha spinto l'Autorità per l'energia a frenare nell'adozione di questo provvedimento. E si tratta di un pericolo scampato considerando la mancata approvazione del parlamento degli strumenti di protezione delle fasce più deboli.

E attenzione, perché è lo stesso presidente dell'Autorità, Guido Bortoni, a parlare di vere e proprie tasse occulte nelle bollette dell'energia elettrica (e del gas). Il prossimo è un anno delicato anche perché il primo luglio termina il cosiddetto mercato a maggior tutela e a rimetterci potrebbero essere proprio i clienti più deboli. Significa che le tariffe di luce e gas non saranno più calmierate dallo Stato, ma ciascun gestore può procedere in autonomia. A oggi, il consumatore ha tre strade da percorrere: aderire alla proposta migrando subito al mercato libero, attendere che scatti l'obbligatorietà a luglio del 2019, scegliere una strada intermedia ovvero il contratto transitorio di Tutela Simile.







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di Luigi Mannini pubblicato il