Garante Privacy, blocca Vodafone per telemarketing selvaggio. Milioni di sms e chiamate irregolari

Parole chiare e precise contro il cosiddetto telemarketing selvaggio. Sono infatti quattro i passaggi di rilievo emersi dalla decisione del Garante.

Garante Privacy, blocca Vodafone per tel

Stop al telemarketing selvaggio


Il provvedimento del Garante della Privacy è destinato ad avere ripercussioni sull'intero mercato della telefonia perché quanti di noi, indipendentemente se siamo clienti Vodafone, abbiamo ricevuto una telefonata o anche un semplice sms proprio gestore? Ebbene, questa operazioni è adesso vietata. O meglio, l'operatore telefonico non potrà farlo agli utenti che si sono esplicitamente opposti o che hanno chiesto in maniera esplicita di non essere contattati per cambi di tariffa, convenienti o meno che siano. Sembra una cosa scontata, ma evidentemente non lo è in Italia, come appare chiare dalla decisione del Garante privacy che non ha fatto altro che raccogliere le segnalazioni ricevute da clienti in rivolta. Si parla di due milioni di telefonate promozionali e circa 22 milioni di sms senza consenso in un anno e mezzo.

Stop al telemarketing selvaggio

Parole chiare e precise contro il cosiddetto telemarketing selvaggio. Sono infatti quattro i passaggi di rilievo emersi dalla decisione del Garante. Innanzitutto il divieto imposto a Vodafone di trattare per finalità di marketing i dati concernenti le utenze di quanti non hanno manifestato un libero consenso o lo hanno revocato o hanno comunque fatto valere un opposizione al trattamento. In seconda battuta c'è l'accensione del semaforo rosso per il trattamento ulteriore per finalità di marketing dei dati personali raccolti.

Quindi si registra l'adozione, entro 30 giorni dalla ricezione del provvedimento, delle necessarie misure tecnico-organizzative per prevenire i contatti commerciali indesiderati nei confronti di quanti vengono registrati in una delle liste di esclusione, così da tenere in considerazione l'opposizione degli interessati.

Ecco poi la prescrizione a Vodafone di procedere a una ricognizione in relazione a tutte le sedi nelle quali viene raccolto il consenso degli interessati per l'effettuazione dei trattamenti per finalità di marketing al fine di assicurare che non siano predisposte modalità di acquisizione del consenso che non assicurino la libertà. Il Garante promette di elaborare con un procedimento a parte le sanzioni previste per le violazioni accertate.

A lasciare perplesso il Garante è stata l'insistenza di Vodafone a contattare parte degli utenti per campagne promozionali mirate nonostante avessero espresso in maniera estremamente chiara i rifiuto a ricevere offerte e proposte con la frase "non chiamare mai più". La giustificazione? Il no veniva trattato come una temporanea sospensione del consenso e non come un no definitivo.

L'attuale legge sul telemarketing dopo i cambiamenti

Sicuramente tanti, se non tutti, quelli che leggeranno questa notizia, tireranno un grande sospiro di sollievo. L’approvazione all’unanimità dalla commissione Trasporti del Senato rappresenta una svolta epocale per quel che riguarda il telemarketing aggressivo. Quella sorta di stolkeraggio legato alle telefonate a scopi commerciali che sono diventate con l’andare del tempo un vero e proprio incubo per gli ignari destinatari che non avevano, prima dell’approvazione di questo provvedimento legislativo, nessuna arma di difesa se non quella di salutare l’interlocutore con un certo fastidio senza dare nemmeno il tempo di spiegare l’offerta commerciale oggetto della telefonata.

A quanti è capitata una cosa del genere almeno una volta nella vita? Certamente a tutti quelli che dispongono di un dispositivo telefonico, fisso o mobile non fa differenza. Ebbene, una nuova legge pensata apposta per i call center e le telefonate commerciali, promette di realizzare una svolta graditissima per gli utenti. Meno invece per gli operatori che dovranno trovare strategie alternative per continuare le proprie operazioni commerciali. Vediamo nel dettaglio quali sono i provvedimenti e cosa cambia alla luce delle novità che a breve entreranno nella vita quotidiana dei cittadini.

Una delle novità principali contenute nella nuova legge che provano a mettere qualche paletto sul telemarketing, riguarda l’introduzione di un apposito prefisso per le chiamate commerciali. In realtà i prefissi diventano due, uno per riconoscere le chiamate commerciali e un altro solo per le indagini statistiche. Un’altra modifica approvata al ddl sul registro delle opposizioni fa salvi i consensi già prestati nell'ambito di specifici rapporti contrattuali in essere, ovvero cessati da non più di trenta giorni aventi a oggetto la fornitura di beni o servizi, per i quali è comunque assicurata, con procedure semplificate, la facoltà di revoca. Il testo approvato dal Senato è stato però depotenziato rispetto alla bozza originale da alcuni emendamenti passati alla Camera. È stato introdotto, poi, il numero richiamante che, a differenza di quello che succede oggi quando se si trovano chiamate perse da parte di un call center non è possibile richiamare, renderà possibile richiamare il numero al quale non si è risposto.

Il consumatore, in virtù di queste novità si vedrà addebitare il costo della telefonata. L'ultima modifica è una vera e propria deroga al prefisso unico che di fatto consente agli operatori di non adeguarsi a quest'obbligo se presentano l'identità della linea a cui possono essere contattati. In questo caso, la motivazione della deroga si spiega con l'allineamento della normativa interna all'orientamento legislativo che sta maturando in sede europea il quale prevede che le persone fisiche o giuridiche che usano servizi di comunicazione elettronica per effettuare chiamate di commercializzazione diretta: presentano l'identità di una linea alla quale possono essere contattati oppure un codice o un prefisso particolare che renda possibile l'identificazione del fatto che si tratta di una chiamata a fini commerciali. Le due norme che erano considerate fondamentali dai consumatori sono state per fortuna. Esse consistono nella possibilità di iscrivere al registro delle opposizioni anche i numeri di telefonia mobile, e la revoca di tutti i consensi dati in precedenza ai nuovi iscritti al registro. Due provvedimenti, ovviamente, molto importanti per garantire i diritti dei consumatori.

Call center e telefonate commerciali cosa cambia

La legge approvata dal Parlamento mantiene vivo il registro delle opposizioni, cioè quel particolare elenco a cui aderire per non ricevere più delle chiamate dai call center. Quest’aspetto risulta interessato da vicino dalle novità contenute in questo provvedimento legislativo. Per capire cosa cambia per i call center e quali saranno le prossime indicazioni per le telefonate commerciali basta comprendere che, se prima era possibile iscrivere al registro delle opposizioni solo i recapiti telefonici fissi, adesso è possibile iscrivere anche quelli mobili.

Iscriversi, peraltro gratuitamente, aquesto registro mette al riparo dalle telefonate commerciali che, nel caso vengano comunque inoltrate, vengono considerate illegali. Uno dei corollari di questo provvedimento consiste nell’azzeramento di tutti i consensi che i consumatori hanno dato, nel corso della normale attività quotidiana, per essere contattato da una telefonata commerciale.

Questo significa che da oggi, avendo fatto l’iscrizione a questo registro anche per il proprio numero di cellulare sarà possibile denunciare la società che effettua telefonate commerciali su un numero protetto dal registro. Altrimenti vale il principio del silenzio assenso. Il risvolto della medaglia consiste nel fatto che gli operatori saranno costretti a raccogliere di nuovo tutti quei consensi, con la conseguente temporanea paralisi operativa delle società di telemarketing. Con pesanti risvolti, ovviamente, anche sull’occupazione.

Da ricordare alcune vicende legate ai call center e nuova schiavitù

Appena 92 euro al mese, 33 centesimi all’ora per una giornata di lavoro normale, o forse anche più lunga: le ultime notizie sulla situazione lavorativa rese note da una denuncia della SLc Cgil di Taranto, riguardo un call center della città lasciano davvero senza parole e, ancora una volta, dipingono una situazione occupazionale ed economica italiana davvero tragica. Fortunatamente quetso call center è stato chiuso dopo la denucia, con un intervento della magistratura, ma racconta i nuovi mestieri da schiavi tutti italiani

Stando a quanto denunciato dalla SLc Cgil di Taranto, un call center della città avrebbe attirato personale offrendo agli impiegati uno stipendio annuo di 12mila euro. Ma la realtà si è rivelata ben diversa dalle promesse e dall’annuncio: appena 92 euro di stipendio mensile, per 33 centesimi all’ora, e decurtazioni del corrispettivo di un'ora di lavoro per chi andava 5 minuti al bagno o arrivava con 3 minuti di ritardo. Per Andrea Lumino, segretario generale di SLc Cgil Taranto, si è trattato di una situazione che ha superato di gran lunga ogni più macabra immaginazione".

Coloro che sono stati assunti nel suddetto call center appena ricevuta la busta paga sono rimasti senza parole e si sono licenziati dopo il primo bonifico di appena 92 euro per un intero mese di lavoro. Scattate immediatamente le proteste, l’azienda ha fatto sapere che la cifra calcolata di pagamento è stato risultato del loro effettivo lavoro, sottolineando che se per soli 5 minuti nell’arco della giornata ci si è allontanati dalla propria postazione di lavoro anche solo per andare in bagno sono state di volta in volta applicate decurtazioni sulla paga finale.

Non c'è solo questo. La carta igienica bisogna portarsela dal bagno, solo per fare un esempio, sempre legato alla toilette...ma soprattutto vengono promessi dei bonus per riuscire a far firmare dei contratti a qualsiasi costo, che poi alla fine non vengono mai riconosciuti.

E poi trattamente infernali, urla e persone che contiuamente ti controllano e ti stanno dietro la scrivania arrivando anche a urlarti nell'orecchio o prenderti in disparte e farti una fortissima pressione psicologica, al limite del fisico, per una telefonata andata male o un tuo comportamento che pare essere in contrasto con le "loro" regole.

Il segretario generale di SLc Cgil Taranto Lumino aveva annunciato, circa 2 mesi fa, che i legali del sindacato stavano valutando la possibilità di collegare questa situazione alla legge contro il caporalato, ed era già stato già preparato un esposto denuncia dei lavoratori e del sindacato da inviare alla Procura della Repubblica, al Sindaco, al Presidente della Provincia e al Prefetto. E così è avvenuto e il call center, dopo le dovute indiagine, è stato finalmente chiuso

Ma è solo uno dei tanti casi....

Il mondo è diviso in due parti: c'è chi ha un lavoro debitamente retribuito e chi è costretto a sbarcare il lunario per 4 euro l'ora. Definirlo low cost o nuova schiavitù cambia poco, resta il fatto che questo fenomeno ha subito una decisa accelerazione negli ultimi anni, complice anche la crisi che ha spinto le aziende a cercare e proporre impieghi a cottimo. E incrociando i dati ufficiali c'è stato chi è andato alla scoperta dei mestieri sottopagati. La fotografia scattata è piuttosto impressionante, anche e soprattutto perché alla fine del mese o della settimana, il guadagno rischia di essere pari a zero per la semplice ragione che nella contabilità generale occorre inserire anche i costi di spostamento o quelli necessario per lo svolgimento dell'attività.

Salta allora fuori un tariffario piuttosto imbarazzante: 4,5 euro l'ora per un operaio agricolo, 6 euro per una cameriera di catering, 4 euro per un autista, 7,5 euro per un addetto alle pulizie, 6 euro per un facchino magazziniere, 5,60 euro per un fattorino in bici, 6,50 euro per un lavapiatti, 4 euro per un postino privato, 6,70 euro per una badante, 8 euro per un educatore di una cooperativa in subappalto. Il lavoro è a chiamata e dinanzi a questa situazione, anche vivere alla giornata diventa un esercizio complicato. Inutile ricordare come le tutele contrattuali siano inesistenti e gli straordinari sono un miraggio. Anche perché sono gli stessi ordinari a mancare. C'è una ragione ben precisa alla base di questa deregulation: non esiste un salario minimo stabilito per legge se non nel caso della contrattazione collettiva.