Telefonia, tariffa fissa non esiste. Ecco cosa accade davvero

Tra le voci tenute in considerazione ci sono il costo di attivazione, e opzione per il piano tariffario, l'antivirus, la segreteria telefonica, il controllo del credito residuo.

Telefonia, tariffa fissa non esiste. Ecc

Servizi aggiuntivi non richiesti


Costi occulti e trappole, cose dette e promesse assolutamente lontane dalla verità di quanto si spenderà attraverso gli slogan tutto compreso. Ecco la situazione dell'inchiesta di Altroconsumo.
 

Ancora una inchiesta sul comportamento degli operatori telefonici e ancora altri motivi per mugugnare. Questa volta ci sono di mezzi i costi nascosti e le trappole per gli utenti. Quelli cioè che fanno lievitare la bolletta alla fine del mese e alla fine dell'anno. A mettere la firma a questa inchiesta ci ha pensato Altroconsumo che ha indagato sul comportamento di cinque operatori in cinquanta punti vendita. La conclusione non è stata affatto delle più rassicuranti: le offerte telefoniche a tariffa fissa sono cariche di servizi non richiesti e costi in più. Inevitabile allora la segnalazione a Agcom e Antitrust per la mancanza di chiarezza nelle comunicazioni.

Servizi aggiuntivi non richiesti, ben camuffati nei contratti

Si tratta evidentemente di un comportamento comune, considerando che Altroconsumo associazione indipendente di consumatori senza fini di lucro, ha passato ai raggi X gli operatori Tim, Vodafone, Wind, Tre e Fastweb nelle città Bologna, Milano, Napoli, Roma e Torino, e Napoli. Ed è bastato poco per portare alla luce la non completa trasparenza ovvero l'applicazione di servizi aggiuntivi non richiesti, ben camuffati nei contratti. Quando si scoprono è spesso troppo tardi. Anche perché poi gli operatori rendono difficile la vita a chi vuole disattivare i servizi non richiesti. Tra le voci tenute in considerazione ci sono il costo di attivazione, e opzione per il piano tariffario, l'antivirus, la segreteria telefonica, il controllo del credito residuo, il recesso anticipato, gli extra soglia. Questo è allora il quadro disegnato da Altroconsumo:

  1. Fastweb. Fastweb ha meritoriamente reso gratuiti servizi che gli altri operatori fanno pagare. Nella sua campagna pubblicitaria, tutta giocata sulla trasparenza, dimentica di citare i costi di attivazione. Qui a essere dimenticati sono i costi extrasoglia.
  2. Tim. In tutti i negozi Tim visitati è stato dichiarato il costo di attivazione della sim, ma nessuno dei venditori menziona i costi per recesso anticipato. Incredibile che faccia pagare 3 euro per disattivare un servizio non richiesto come Prime Go.
  3. Tre. Tre, operatore che si è fuso con Wind, addebita un euro e mezzo per consultare la segreteria telefonica (il più caro insieme a Tim). Salati i costi extrasoglia. Un addetto alle vendite su due (un record) fa riferimento al recesso anticipato.
  4. Vodafone. Imponente l'elenco dei costi nascosti di Vodafone. Nei dieci punti vendita visitati, zitti e mosca soprattutto sui costi per recesso anticipato e per il controllo del credito. È l'unico gestore che spilla un euro al mese per un antivirus inutile.
  5. Wind. Grazie allo stratagemma di far risultare Wind Basic come "opzione" che si rinnova, Wind addebita ai propri clienti 50 centesimi a settimana. Particolare taciuto da tutti i venditori. Lo stesso succede per i costi di recesso e quelli extrasoglia.

Segnalazione a Agcom e Antitrust

Secondo Altroconsumo - come ha messo nero su bianco nella segnalazione inviata all'Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni e all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato - Si tratta di una condotta commerciale in cui la mancata trasparenza delle informazioni in questione minaccia la capacità degli utenti di fare scelte consapevoli e informate. Tali servizi non risultano infatti evidenziati immediatamente in modo chiaro e trasparente nelle presentazioni commerciali delle offerte, causando un disallineamento tra quanto comunicato al cliente e gli oneri economici che sono concretamente richiesti.