Telefono, cosa fare contro reintegro fatturazione mensile e rimborsi. E iniziative in corso

Si può fare meglio nel ritorno della fatturazione mensile e ci si sta adoperando da varie parti per riuscire ad attuarlo anche se si poteva fare molto prima

Telefono, cosa fare contro reintegro fat

Esposto alle authority: perché?


Ci si sta adoperando per cercare di sistemare la situazione del ritorno alla fatturazione mensile, che ha comportato una vera beffa al danno dei consumatori. E ci si muove su due fronti principali, ma che si stanno anche allargando.

Da parte sua, la deputata Alessia Morani si dice convinta di avere tutte le ragioni per presentare un esposto alle authority per via della stangata delle bollette a 30 giorni. Perché nonostante il cambio delle tempistica e un ritorno al più naturale conteggio dei consumi su base mensile anziché ogni 28 giorni, ai consumatori non è andato affatto bene. Si trovano infatti a pagare la stessa cifra all'anno, con la sola differenza che è distribuita in 12 fatture anziché in 13 e dunque con un costo mensile maggiore. Perché poi i gestori telefonici non hanno affatto intenzione di rinunciare a quel preziosissimo 8,6% in più che l'escamotage delle 4 settimane permetteva loro di incassare. Tuttavia la legge impone di tornare al conteggio mensile, loro si adeguano, ma non cambiano le tariffe. Anzi, i consumatori pagano adesso di più.

Esposto alle authority: perché?

Ecco allora che è pronto un esposto ad Antitrust e Agcom con la richiesta di verificare se le compagnie telefoniche abbiano aggirato il problema della tempistica aumentando le tariffe di un pari importo. Il punto è che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non ha mai contestato i prezzi applicati dai gestori perché fanno parte della libera concorrenza, quanto la confusione generata tra i consumatori, costretti a destreggiarsi con tempistiche anomale rispetto, ad esempio, a quella del pagamento degli stipendi. Per i parlamentari Alessia Morani, Simona Malpezzi, Stefano Esposito e Alessia Rotta le compagnie telefoniche starebbero facendo cartello per provare a giustificare un aumento delle tariffe dell'8,6% che avevano mascherato con le fatture a 4 settimane. In fin dei conti, tutti gli operatori - Vodafone, Tim, Wind e 3 Italia - hanno adottato la stessa strategia.

Ricordano come una legge approvata dal Parlamento obblighi le società a tornare alla fatturazione mensile e le compagnie stanno inviando agli utenti una comunicazione che punterebbe a strumentalizzare la novità legislativa allo scopo di coprire l'aumento delle tariffe. Dalla rimodulazione dei tempi di fatturazione sono comunque escluse le promozioni non rinnovabili o inferiori al mese così come le bollette di luce e gas, perché i costi sono vincolati ai consumi ovvero sono già regolate da una delibera dell'Authority per l'energia.

Seconda diffida

Si apre un nuovo capitolo nella partita del ritorno alla fatturazione mensile da parte degli operatori telefonici. Perché non solo viene contestato l'aumento delle tariffe a carico degli utenti, ma anche le modalità di comunicazione di questo passaggio. A essere sul piede di guerra è questa volta il Movimento Consumatori che ha formalmente diffidato Vodafone e gli altri operatori) per pratiche commerciali scorrette nella comunicazione ai clienti sul ritorno alla fatturazione mensile. Resta ora da capire se ci sono le condizioni anche un provvedimento simili nei confronti di Tim, Wind, Fastweb e 3 Italia, che di fatto hanno seguito la stessa strada di Vodafone. Si ricorda che quest'ultimo è stato il primo gestore ad assumere un formale provvedimento di cambio tempistiche con successiva comunicazione ai clienti.

Ma quali sono i punti contestati a Vodafone? Per quale motiva è scattata la diffida che si aggiunge agli esposti si altre associazioni di consumatori per le tariffe che non sono state adeguate? A detta di MC manca chiarezza ovvero l'operatore telefonico non ha correttamente spiegato che le modifiche riguardano non solo la periodicità dei rinnovi contrattuali e della fatturazione, ma anche il corrispettivo. Non solo, ma senza troppi giri di parole ritiene che sia "ingannevole" l0informazione per cui la spesa complessiva annuale non cambia. In effetti l'impegno economico richiesto agli utenti su base annuale è lo stesso. Ma con la differenza che le bollette da magari sono adesso 12 (una per ogni mese dell'anno) e non più 13 (ogni 4 settimane). Di conseguenza l'importo della tredicesima mensilità venuta meno è stata spalmata sulle altre 12.

Contestazioni anche sul diritto di recesso. Ma come fare a difendersi al momento?

Insomma, per il Movimento Consumatori ce n'è a sufficienza per presentare una dura diffida. Anche perché Vodafone - fa ancora presente il sodalizio - non specifica al consumatore come esercitare il diritto di recesso. A norma di regolamento, l'operatore deve inviare un SMS informativo che inizi con la dicitura "Modifica delle condizioni contrattuali", indicando il contenuto delle modifiche e la loro entrata in vigore con l'invito a verificarne i dettagli tramite canali divulgativi, fermo restando l'obbligo di informativa sul diritto di recesso. E che dire, si lamenta ancora l'associazione, che Vodafone non ha pubblicato alcuna informativa presso i punti vendita e sul proprio sito web, con avviso in homepage? Anche in questo caso si tratterebbe di un passaggio obbligatorio in base alle norme in vigore.

In ogni caso, gli utenti possono recedere dal contratto e passare ad altro operatore senza penali entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione, specificando come causale del recesso "modifica delle condizioni contrattuali". Il diritto di recesso può essere esercitato senza costi inviando una messaggio di posta elettronica a variazioni.vodafone.it o una raccomandata andata e ritorno a Servizio Clienti Vodafone, casella postale 190 - 10015 Ivrea (TO) o un messaggio Pec a vodafoneomnitel@pocert.vodafone.it.

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