Conti correnti, forti rincari. Come risparmiare davvero. E aumento imposte su rispami

L'aumento dei costi dei conti correnti appare ormai evidente e i rincari pur potendo cambiare e di molto da una banca all'altra ci sono ovunque. Diverse sono le motivazioni date, ma quello che è peggio è che vi dovrebbero essere ulteriori aumenti

Conti correnti, forti rincari. Come risp

Stangata conti correnti. Aumenti dalle grandi banche fino al 40%


Difficile riuscire a gestire i propri risparmi. E' già difficile di per se stesso ed è reso ancora più complesso dalla situazione attuale dove non ci sono strumenti finanziari che rendano davvero con un pò di sicurezza (anche se non esiste mai). Il tutto viene, poi, accentuato dall'aumento dei costi dei conti correnti, dove lasciare i soldi, con i tassi negativi, costa pure. E se ci si mettono anche le nuove imposte...come sempre assai silenziose....
 

Un aumento dei costi dei conti correnti, per quanto riguarda i costi annuali di gestione, è ormai evidente come dimostrano varie ricerche, l'ultima di Sostariffe, ma è solo la più recente. E quello che è peggio, è che dovrebbero aumentare ancora.

Gli aumenti medi

L'aumento medio dei costi di un conto corrente è intorno al 20%, prendendo in considerazione i 17 istituti di credito principale, considerando anche Poste Italiane e sia quelli tradizionali allo sportello che quelli su Internet Online. Ma vi sono anche dei conti correnti che sono aumentati fino al 40%.

Detto in cifre, e non in percentuali, l'aumento è stato di circa 36-40 euro, molti dei quali alla fine del 2017, ma si preparano ulteriori aumenti di costi secondo alcuni fonti per quets'anno con Adusbef che parla di altri 38 euro, mentre a 18 euro si ferma il Codacons. Rincari, comunque, importanti.

I motivi

Le banche giustificano i rincari spiegandoli almeno attraverso due ragioni. Il costo negativo del denaro ormai praticato da parecchio tempo della Bce, che non permette guadagni alle banche che prima avevano e che sono andti a sostituire con i conti correnti e poi una serie di interventi regolamentari sempre della stessa Bce che hanno portato a dover fare numerosi interenti nella strutture tecnologica degli istituti.
Per gli esperti vi sono, comunque, altre motivazioni come il cercare da parte degli istituti di credito di portare sempre più persone all'online, per poi poter diminuire i costi fissi di struttura in un processo che appare ormai inverosimile, mentre una situazione assolutamente negativa viene denunciata dalle associazione dei consumatori che spiegano come tali rincari siano solo fonte di guadagno della banca inseriti man mano come voci aggiuntive poco alla volta in una strategia mirata.

Ulteriore studio sui rincari

Arriviamo subito alle conclusioni: gestire un conto correnti in Italia è adesso più costoso rispetto a prima. Lo ha sancito la Banca d'Italia che ha elaborato un rapporto sul tema, evidenziando come l'impegno medio richiesto ai risparmiatori italiani sia di 77,6 euro. Tanto per avere una idea delle differenze con gli istituti di credito online, quelli che non hanno una filiale fisica, per chi scegli il web la spesa media è di 14,7 euro l'anno. Eppure prima di quest'anno il trend era ben differente. Se il costo per la gestione di un conto corrente è adesso di 1,1 euro più alto, fino agli scorsi anni la tendenza è stata di calo, seppur modesto. Alla base di questo rialzo ci sono soprattutto due ragioni:

  1. le maggiori commissioni pagate per le operazioni effettuate
  2. i maggiori canoni per le carte di credito e di debito

Infine, l'operatività media è rimasta pressoché la stessa: da 144 a 143 operazioni all'anno. Si tratta di cifre che non convincono fino in fondo l'Unione nazionale dei consumatori, secondo cui gli aumenti registrati sono classificabili come inverosimili perché i realtà sarebbero più alti. L'indagine di Bankitalia non terrebbe infatti conti degli aumenti una tantum e delle contribuzioni straordinarie, limitandosi a registrare i costi standard.

A sorprendere dell'indagine annuale sui costi dei conti correnti delle famiglie della Banca d'Italia è l'estrema convenienza dei conti correnti online rispetto a quelli tradizionali. La spesa media di gestione rilevata è pari a 14,7 euro ovvero circa un quinto. E se entriamo ancora di più nei dettagli, la composizione della spesa mostra una prevalenza delle spese variabili, pari a circa il 63 per cento del totale. La differenza di spesa osservato tra queste due tipologie di conti va ricondotta alle tariffe diverse. Più precisamente, viene osservato nel report, il canone di base, dal cui pagamento è esente oltre il 95 per cento della clientela online serve a spiegare 26 euro della differenza. La diffusione di carte di pagamento, più ampia tra la clientela online, non comporta aggravi di spesa, poiché i costi sono inferiori per le carte di credito se non nulli.

Solo per le carte prepagate la spesa dei conti online è di poco superiore a quella dei conti tradizionali. Infine, il limitato ammontare delle altre spese fisse consente un risparmio di quasi 8 euro. Da rilevare poi che circa la metà della differenza riscontrata per le spese variabili è da ricondurre alle spese di scrittura, completamente gratuite per i conti online. La restante parte è legata alle commissioni sulle disposizioni, generalmente più vantaggiose per i conti online, soprattutto per le operazioni effettuate su canali alternativi allo sportello.

Nel mezzo tra i conti correnti tradizionali e quelli online ci sono invece i conti correnti postali, la cui spesa è calata di 1,2 euro, fissandosi a 47,8 euro di media. Il risparmio va ricondotto alle altre spese fisse, ai canoni delle carte di credito, alle spese per invio di estratto conto. Ma non alla spesa per i canoni di base e per le carte bancomat, in linea con quelle sostenute dai clienti bancari. Ma è andando a vedere la tipologia tipica dell'utenza che saltano fuori interessanti particolari. I correntisti postali utilizzano poco servizi come la tenuta di dossier titoli e non sempre utilizzano carte di credito, preferendo piuttosto le carte di debito. La diversa composizione dei servizi contribuisce solo in parte a spiegare la differenza nei livelli di spesa: se si ricalcola la spesa dei clienti postali si riduce da 29,8 a 23,9 euro.

Come risparmiare

Al momento non è ancora online il comparatore ufficiale dei conti correnti, ma c'è, quando si firma per aprire un conto corrente, sempre riportato l'ISC, lindicatore sintetico di Costo, che indica il costo medio, per una operatività bassa, media, alta.  E poi bisogna cercare le offerte migliori, tra cui al momento se ne possono segnalare tre, ma ovviamente sono molto dinamiche

Hello Bank! di Bnl propone Hello! Money che per chi entro il 31 gennaio 2018 deciderà di accreditare stipendio o pensione, o in alternativa avere 3.000 euro in giacenza, e sottoscrivere la carta di credito a canone zero Hello! Card, offre in regalo un buono da Ikea del valore di 150 euro. Hello! Money è un conto corrente che non prevede spese di canone, commissioni per prelievi e bonifici e non prevede alcuna spesa di apertura conto; offre interessi fino all’1% lordo per massimo due trimestri su giacenze comprese tra 25.000 e 100.000 euro e prevede una carta di debito gratuita e una carta di credito a canone zero.

Condizioni decisamente convenienti ancora assicurate dal Conto Corrente Arancio di Ing Direct, conto corrente online che non prevede alcuna spesa per apertura e chiusura conto corrente, estratto del conto corrente, pagamenti e bonifici, canone annuo, prelievi con carta di debito, assegni, ricariche telefoniche, e che permette di effettuare un numero illimitato di operazioni come bonifici, prelievi e ogni genere di pagamento online, dal pagamento delle bollette a ricariche telefoniche, F24, MAV, RAV.

Tra le migliori offerte di conto corrente attuali spicca anche il conto corrente Freedom One di Mediolanum che garantisce la possibilità di effettuare operazioni illimitate e non prevede il pagamento del canone se si decide di accreditare lo stipendio o la pensione. Per chi decide, infatti, di accreditare stipendio o pensione sono gratuite anche la carta Mediolanum FreedomCard, altrimenti disponibile al costo di 10 euro all’anno, e la carta di debito Mediolanum Card. L’imposta di bollo è, però, a carico del correntista. Il conto Freedom One di Mediolanum permette di disporre e ricevere bonifici senza limiti e prelevare soldi in tutta Europa e in qualsiasi banca.

E pure aumento delle imposte....

Tra le novità contenute nella legge di Bilancio, l’ultimo provvedimento del Governo Gentiloni prima dello scioglimento delle Camere che sancisce la fine della legislatura e l’inizio del percorso che porterà l’Italia alle urne probabilmente nella prossima primavera, quelle che riguardano le rendite finanziarie destano molto interesse. Ci ha pensato il quotidiano “Il Sole24Ore” a spiegare nel dettaglio quali saranno le conseguenze del fatto che verranno tassate al 26%. Una tassazione che verrà estesa anche ai dividendi e alle plusvalenze legate alle cosiddette partecipazioni qualificate.

Questo significa che la novità più importante contenuta nella legge di Bilancio consiste nel fatto che le rendite finanziarie saranno tassate a partire dal 2018 al 26 per cento e questa tassazione verrà applicata anche agli utili qualificati, sancendo la definitiva scomparsa di questa differenza tra utili qualificati e non qualificati. Un provvedimento che avvantaggerà, stando alle previsioni del quotidiano economico e finanziario più importante d’Italia, quelli che passeranno all’incasso di dividendi nella fascia di reddito che va oltre i settantacinque mila euro. Coloro che invece potranno incassare dividendi in una fascia di reddito più bassa dovrebbero risultare, invece, penalizzati da questo nuovo provvedimento.

Per le rendite, da quest'anno, dunque, si applicherà l’imposta sostitutiva del 26%. Questo significa che scomparirà la differenza tra partecipazioni qualificate e non con probabili ricadute positive per coloro che passeranno all’incasso di dividendi in quella particolare fascia di reddito che supera oltre i settantacinque mila euro. Rischiano, invece, di essere notevolmente penalizzati i contribuenti che incasseranno dividendi e che si troveranno negli scaglioni di reddito più bassi. Lo stesso accadrà per le plusvalenze relative a partecipazioni qualificate. Uno dei lati positivi che sembra aver convinto i risparmiatori risiede nel fatto che, dopo l’entrata in vigore di questo provvedimento, non esisterà più nessuna differenza tra plusvalenze e le minusvalenze derivanti da partecipazioni qualificate con le minusvalenze e plusvalenze non qualificate.

Provvedimenti ovviamente che nell’ottica di chi li ha proposti dovrebbero consentire un introito positivo che per il 2018 è stato stimato pari a circa 253 milioni circa. Cifra che scenderà a dieci milioni nel 2019 prima che il saldo tra tassazione a Irpef e la nuova imposta sostitutiva assuma il segno negativo per una cifra che dovrebbe superare gli undici milioni di euro. Questo succederà dal dal 2020 in poi.

Per gli strumenti finanziari partecipativi e per i contratti di associazione in partecipazione si fa riferimento al rapporto fra apporto e patrimonio netto dell’emittente o dell’associante. Le novità avranno ripercussioni concrete anche per quel che riguarda l’impatto delle plusvalenze e delle minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni, oppure altri strumenti finanziari. Le conseguenze di questi nuovi provvedimenti interesseranno sia le persone fisiche residenti, non residenti, le società semplici e gli enti non commerciali residenti in Italia.







Ti è piaciuto questo articolo?





Commenta la notizia
di Luigi Mannini pubblicato il