Conto corrente, soldi depositati corrono almeno 5 rischi

Non sempre il sistema di difesa degli istituti di credito si rivela efficace e molto volte sono i comportamenti personali a fare la differenza.

Conto corrente, soldi depositati corrono

Conto corrente, i cinque rischi

I soldi sui conti correnti degli italiani sono sempre di più, non tanto perchè si guadagni di più, anzi, ma perchè si tende a risparmiare, tutto quello che è possibile (ed è già difficile) per la paura del futuro e si tende ad investire poco o nulla. Ma anche tenere liquidità sul conto corrente ci sono dei rischi sui quali si deve essere ben consapevoli, almeno 5 tra i princiali.
 

Non ci sono molte alternative dal deposito dei propri risparmi in un conto corrente, sia esso bancario o postale, tuttavia è bene sapere come non si tratti della decisione più conveniente. E né tantomeno della più sicura. Un esempi su tutti è quello delle truffe, come ci ricordano a ritmo quasi quotidiano le cronache con il racconto di episodi riguardanti le clonazioni della carta di credito o del bancomat, i furti di dati sensibili o personali con cui i pirati informatici possono agire in maniera pressoché indisturbata al nostro posto, i tentativi di frode via phishing ovvero quelle che si basano sull'invio di un messaggio di posta elettronica per far cadere in trappola il correntista di turno. Non sempre il sistema di difesa degli istituti di credito si rivela efficace e molto volte sono i comportamenti personali a fare la differenza. Di base occorre diffidare e prendere le distanza da sms ed email sospette o poco chiare.

Gli altri rischi sui conti correnti

C'è poi un altro rischio spesso sottovalutato che riguarda in pieno i correnti ed è quello dell'inflazione. Si tratta dell'innalzamento del livello medio dei prezzi e in un periodo in cui gli interessi sui conti correnti sono pari a zero (se non negativi o già di lì), il deposito dei propri risparmi in un banca è una scelta antieconomica. In bona sostanza succede che quanto depositati oggi varrà meno domani per via dell'inflazione più alta e per il rendimento inesistente sulle somme in giacenza. L'esatto contrario di quanto avveniva fino a poco tempo fa. Da qui il suggerimento di valutare altre strade, non necessariamente rischiose, ma che tengono in conto anche di questo rischio reale. E in ogni caso, alla luce dei recenti fatti di cronaca, sono in tanti a suggerire di individuare la banca più adatta ovvero quella più solida e meno a rischio fallimento per non trovarsi improvvisamente coinvolti in spiacevoli sorprese.

Già, perché il terzo rischio che si corre è di essere chiamati a partecipare alle procedure di salvataggio della banca in crisi. Il principio base è che chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisca in misura maggiore all'eventuale risanamento. Gli azionisti sono i primi chiamati a intervenire. Solo a seguire, e solo se il contributo degli azionisti fosse insufficiente, verrà chiamato a contribuire chi detiene altre categorie di strumenti, secondo un prefissato schema di priorità di intervento che prevede, in successione: azioni e altri strumenti finanziari assimilati al capitale, come le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili; titoli subordinati senza garanzia; crediti non garantiti, come le obbligazioni bancarie non garantite; depositi superiori a 100.000 euro di persone fisiche e pmi, solo per la parte eccedente i 100.000.

Fino al 31 dicembre 2018, i depositi superiori a 100.000 euro delle imprese e quelli interbancari contribuiscono alla risoluzione in ugual misura rispetto agli altri crediti non garantiti. Dal 2019 contribuiranno solo dopo le obbligazioni bancarie non garantite. Altri due rischi da mettere in conto sono i controlli del fisco sui versamenti sul conto corrente e la possibilità che lo stesso fisco possa procedere al pignoramento di somme in caso di inadempienze.