Conto corrente versamenti e prelievi e contanti regole attuali e novità 2019 attese

Il limite all'utilizzo dei contanti rimane fermo a 2.999 euro. Basta un solo centesimo di euro in più per rendere obbligatorio il ricorso a strumenti tracciabili. E le varie regole anche per bollettini

Conto corrente versamenti e prelievi e c

Contanti e operazione su conti correnti


Molto medifiche su vincoli e soglie sui conti correnti sono già avvenute quest'anno, e sono importanti, ma potrebbero arrivare anche l'anno prossimoa una serie di cambiamenti.
 

Cosa cambia nel 2019 sui conti correnti? Quali sono i nuovi limiti nei prelievi e nel deposito di contanti? Quali sono le nuove regole sulle operazione e sulla gestione dello stesso conto corrente? Cambia qualcosa nelle sanzioni applicate per chi viola le norme? E sui libretti, ci sono nuove disposizioni? Tutte le risposte ufficiali arriveranno solo alla fine dell'anno con l'approvazione della versione finale della legge di Bilancio. Di conseguenza il solo documento di riferimento rimane la bozza del testo. Ebbene, nonostante la discussione era improvvisamente balzata al centro delle cronache per via delle intenzioni palesate dal vicepremier Matteo Salvini di totale abolizione del limite all'uso dei contanti per favorire un presunto maggiore dinamismo dell'economia, non sono stati inseriti cambiamenti. Tuttavia si tratta di una bozza che deve affrontare il decisivo passaggio delle Camere dove sarà oggetto di modifiche.

Contanti e operazione su conti correnti: quali novità

Stando allora così le cose, il limite all'utilizzo dei contanti rimane fermo a 2.999 euro. Basta un solo centesimo di euro in più per rendere obbligatorio il ricorso a strumenti tracciabili come il bonifico bancario o la carta di credito. Lo stesso tempo è applicato anche a libretti di deposito postali e bancari al portatore e ai titoli al portatore in euro e valuta estera. L'eccezione è rappresentata dal money transfer, la cui soglia è sensibilmente più bassa ovvero 1.000 euro. Se questo schema verrà allora confermato nel 2019, di conseguenza nulla cambierà nell'impianto sanzionatorio. Fino a 250.000 euro di soglia limite pagamento contanti, le sanzioni per le parti contraenti variano da 3.000 a 50.000 euro mentre quelle a carico dei professionisti obbligati alle segnalazioni da 3.000 a 15.000 euro. Oltre 250.000 euro, le sanzioni sono rispettivamente da 15.000 a 250.000 euro e da 3.000 a 15.000 euro.

E gli assegni?

Anche gli assegni sono soggetti a regole ben precise ovvero devono la data e il luogo di emissione, non può mancare la clausola di non trasferibilità, l'importo non deve superiore ai mille euro, devono sempre riportare l'importo, la firma dell'emittente e il beneficiario. Chi ha necessità di utilizzare assegni senza la dicitura non trasferibile per importi inferiori a 1.000 euro, puoi comunque fare richiesta alla propria banca. Per ciascun assegno rilasciato o emesso in forma libera è previsto il pagamento di un'imposta di bollo di 1,50 euro che la banca versa allo Stato. Chi possiede ancora un vecchio libretto di assegni, è chiamato a verificare che contengano la dicitura non trasferibile e, se non presente, deve apporla per importi pari o superiori a 1.000 euro

Si tratta insomma di confini ben precisi, anche perché - come evidenziato a più riprese dall'Agenzia delle entrate - l'uso eccessivo del contante rende possibile una buona parte dell'evasione e che le organizzazioni mondiali dedite a criminalità organizzata, riciclaggio e corruzione hanno la vita più facile grazie all’assenza di limiti all'uso dei contanti nella gestone del conto corrente.

I controlli ora sui conti correnti

Quali sono le attività in cui l'Agenzia delle Entrate è autorizzata ad espletare per il contrasto dell'evasione fiscale? Conti correnti, contati, acquisti... vediamo cosa può e non può fare.

Non va dimenticato che l'Agenzia delle Entrate può adesso analizzare i movimenti bancari grazie all'Anagrafe dei conti correnti. Vale la regola dell'inversione dell'onere della prova: significa che spetta al titolare del conto dimostrare che il denaro versato sia "pulito" ovvero frutto di attività su cui sono state regolarmente pagate le tasse al fisco. E c'è un aspetto che vale la pena evidenziare: sotto esame non c'è solo l'attività economica delle imprese, soprattutto di grandi dimensioni, ma anche dei professionisti come dimostrano i dati più recenti sulla percentuale dei controlli. Le indagini finanziarie possono essere eseguite nei confronti di tutte le persone fisiche.

Se il titolare di un conto versa una somma maggiore del proprio stipendio mensile, allora il fisco può fare scattare gli accertamenti o comunque una richiesta di chiarimenti. E spetta allo stesso contribuente spiegare la provenienza di quella cifra. Stando infatti alle regole fiscali in vigore, tutti i versamenti su conti correnti sono considerati redditi imponibili. Naturalmente possono esserci valide motivazioni, come

  1. una vincita al gioco
  2. il frutto di una donazione

ma spetta sempre all'interessato dimostrarlo. La soluzione è indicare sempre la causale dei versamenti sul conto corrente in denaro contante. Attenzione alle tempistiche: l'Agenzia delle entrate può bussare alla porta e chiedere lumi sulla provenienza dei soldi fino al 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Semaforo rosso anche per i pagamenti in contanti: non possono oltrepassare la soglia di 3.000 euro. L'alternativa è l'utilizzo di strumenti tracciabili come assegni non trasferibili, bancomat, bonifici bancari, bonifici postali, carta di credito.

Strumenti finanziari

Resta fermo che tutti gli assegni bancari, postali e circolari d'importo pari o superiore a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità. Gli assegni bancari e postali, emessi nei confronti di stesso possono essere girati unicamente per l'incasso a una banca o alle Poste Italiane a prescindere dall'importo. Le banche rilasciano gli assegni muniti della clausola di non trasferibilità. Il cliente tuttavia può richiedere per iscritto il rilascio, in forma libera, di assegni circolari e di moduli di assegni bancari, da utilizzare fino a 1.000 euro, a eccezione delle ipotesi in cui beneficiarie dei titoli siano banche o le Poste. In caso di richiesta di assegni in forma libera, il richiedente deve corrispondere di 1,50 euro per ciascun modulo di assegno a titolo di imposta di bollo.

E ancora: il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore deve essere inferiore a 1.000 euro. In caso di trasferimento di libretti al portatore, indipendentemente dal saldo, il cedente è tenuto a comunicare entro 30 giorni alla banca emittente i dati identificativi del cessionario, l'accettazione e la data del trasferimento. In sintesi:

  1. è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro;
  2. gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità;
  3. il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore non può essere pari o superiore a 1.000 euro.

Denaro liquido vincoli e limiti

A rischiare di più nella fase di prelievo e di versamento sul conto correnti sono gli imprenditori prima ancora che pensionati, lavoratori dipendenti, autonomi e professionisti. Stando alle regole in vigore, è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi quando il valore oggetto del trasferimento è complessivamente pari o superiore a 3.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono frazionati.

 Significa che in caso di prelievo, un cittadino non imprenditore può trasferirli a un altra persona se la somma non raggiunge il tetto di 3.000 euro. Diverso è il caso degli imprenditori per i quali i prelievi in contanti superiori a 1.000 euro al giorno e a 5.000 euro al mese vanno giustificati. La ragione? Potrebbe pagare i lavoratori in nero, solo per dirne una. Provando a fare qualche esempio

  1. se un privato deve corrispondere 5.000 euro alla colf e vuole pagare in contanti, vengono violate le regole;
  2. se una fattura di 5.000 euro viene saldata in contanti data fattura, vengono violate le regole;
  3. se sull'estratto del conto corrente risulta un versamento in contanti di 4.000 euro, il professionista non è tenuto ad alcuna comunicazione in quanto è intervenuto un intermediario finanziario, ma purché non sia un'operazione ripetuta più volte.

Ci sono due importanti precisazioni dell'Agenzia delle entrate di cui tenere conto. Il primo riguarda la questione se è corretto ritenere che le nuove disposizioni sui limiti quantitativi di 1.000 euro giornalieri e comunque di 5.000 euro mensili dei prelevamenti non hanno effetto retroattivo, visto che riguardano l'attività istruttoria e non quella di accertamento. L'Agenzia di XX Settembre ricorda come le nuove norme abbiano introdotto un limite agli importi dei prelevamenti o importi riscossi, posti come ricavi a base delle rettifiche e degli accertamenti. La presunzione relativa ai prelevamenti, per le imprese, si applica agli importi superiori a 1.000 euro giornalieri e 5.000 euro mensili mentre è inapplicabile nei riguardi degli esercenti arti e professioni. Di conseguenza sono considerati ricavi i prelevamenti o gli importi riscossi nei limiti previsti dalla nuova disposizione.

L'altro aspetto su cui le Entrate sono intervenute per chiarire la normativa riguarda la non applicabilità ai versamenti. Il dubbio è se le modifiche riguardano solo i prelevamenti o anche i versamenti, come sembrano indicare i lavori parlamentari? Ebbene, l'articolo contestato prevede che "sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni per importi superiori a euro 1.000 giornalieri e, comunque, a euro 5.000 mensili". Di conseguenza appare chiaro che la lettera della norma interviene solo sui prelievi non giustificati e non sui versamenti, per i quali rimane in vigore la regola che costituiscono presunzione di reddito qualora non risultassero giustificati.